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Wednesday, 29 May 2013 11:26

LE COOPERATIVE: UN’OPPORTUNITÁ DI LAVORO

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Ieri, 28 maggio, alle ore 19.45, presso il Centro Sociale Parrocchiale Don Mario Melendugno, ha avuto luogo il Convegno dal titolo “Le Cooperative: un’opportunità di lavoro” con l’obiettivo di informare e sollecitare i cittadini nei confronti di una forma associativa spesso sottovalutata: la cooperativa.

Il Convegno, organizzato dal Centro Sociale Parrocchiale con la collaborazione del Comune di Salentino nella persona del Sindaco Giuseppe Tondo, è stato introdotto dal Consigliere Comunale alle Attività Produttive,Vincenzo Marinaci e condotto dal moderatore Luigi Barba, Segretario del C.S.P. . Il Convegno ha visto gli interventi del Direttore e Revisore di Confcooperative di Brindisi, Dott. Eugenio Cascione e dell’avvocato Antonio Petraroli, Referente di Brindisi per il Progetto POLICORO.

Dagli interventi che si sono succeduti è emersa la vera natura delle cooperative, forme di collaborazione diverse dalle imprese capitaliste. La storia delle cooperative inizia già dal 1600, ma essa si diffuse ancor più nel corso del ‘700 quando, con la Rivoluzione Industriale, la società si divise in due classi sociali: proletariato e borghesia. In quel contesto gli obiettivi delle due parti in causa erano contrastanti: i proletari avevano come interesse la massimizzazione del salario, mentre i capitalisti la massimizzazione del profitto. Spesso la ricchezza era solo appannaggio dei ricchi e gli operai, per difendersi, crearono una rete di ridistribuzione delle risorse proprio attraverso le cooperative.

La prima cooperativa nacque in un paesino dell’Inghilterra, Rochdale, nel 1844, quando 28 lavoratori si unirono nella “Probi Pionieri di Rochdale”, per garantire il benessere materiale e migliorare le condizioni familiari e sociali dei suoi soci. Essa era una cooperativa di consumi con lo scopo di ridistribuire la ricchezza fra i membri appartenenti alle classi meno agiate della popolazione. Si comprese, all’epoca, che acquistare quantità minime di prodotto da parte di un singolo acquirente soltanto poteva essere meno vantaggioso che associarsi con altri acquirenti e acquistarne quantità maggiori. Infatti, comprando quantità superiori di prodotto si può avere un maggior risparmio, uno sconto, da parte del commerciante.

Dieci anni dopo, nel 1854, nacque in Italia il “Magazzino di Previdenza di Torino”, anch’essa una cooperativa di consumi per iniziativa di alcuni operai. Più tardi, a Savona, nacque “L’Artistica Vetreria”, questa volta, una cooperativa di lavoro.

Le cooperative sorsero spesso in periodi di crisi economiche, come risposta ad un aumento del costo della vita e della disoccupazione.

Questo tipo di forma associativa non presuppone un impianto capitalistico, organizzato in maniera gerarchica, con “un capo” al vertice e i “subordinati” alla base della piramide, bensì una collaborazione fra soci ugualmente importanti, proprietari allo stesso livello della cooperativa. Ciò dimostra inoltre, lo spirito di solidarietà che anima questa “cellula economica” e che la caratterizza anche come comunità; non può stupire, allora, che la Chiesa promuova questa forma di cooperazione come nel caso dell’Enciclica di Papa Benedetto XVI “Caritas in Veritate” in cui il Papa esorta i fedeli ad associarsi in cooperative per migliorare la propria condizione di vita e cambiare lo stato delle cose, anche perché esse rispecchiano il modello di vita comunitaria tipico delle cristianità.

Anche nella Costituzione Italiana e precisamente nell’articolo 45, afferma che: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità, senza fini di speculazione privata…” e ancora: “… la legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura con appositi controlli il carattere e la finalità”.

Bisognerebbe modificare la connotazione negativa attribuita a queste forme di collaborazione in quanto spesso nate in situazioni di crisi e spesso viste come forme di associazione di seconda categoria rispetto alle singole imprese capitaliste.

Questa visione è stata condizionata dalle tendenze capitaliste sempre maggiori negli ultimi secoli e che hanno portato ad un modello di impresa individuale ed isolata, organizzata in modo gerarchico e spesso competitivo, incapace di favorire la cooperazione e la solidarietà fra i membri dell’imprese, ma la loro alienazione, il loro isolamento e la loro competizione.

Il pensiero economico capitalista prende le mosse da Thomas Hobbes che nel libro “Il Leviatano” definisce l’uomo come “belva fra le belve”: “Homo Homini Lupus, letteralmente “l’uomo è un lupo fra gli uomini”, impegnato in una continua lotta per la sopravvivenza che lo porta ad “annientare” l’altro, a concepirlo come avversario. Niente di più lontano dallo spirito cristiano di comunità e dalla visione cristiana dell’altro come “fratello”.

Bisognerebbe sfatare il concetto di cooperativa come pertinente al solo campo sociale e non a quello economico poiché essa è nata proprio con quest’ultimo obiettivo.

Un esempio concreto di promozione cooperativista è quello del Progetto Policoro, un progetto ideato da un sacerdote di Torino, don Mario Operti con la finalità di sostenere l’iniziativa imprenditoriale giovanile nel Mezzogiorno e per il 2013 anche nelle Diocesi del Centro-Nord Italia.

Il Progetto, promosso dalla Pastorale Sociale del lavoro in tre regioni del Sud (Puglia, Calabria e Basilicata), dall’Ufficio Nazionale Problemi Sociali del Lavoro, dal Servizio Nazionale Pastorale Giovanile e dalla Caritas Italiana, ha preso il nome dal primo convegno che si tenne sull’argomento a Policoro nel Dicembre del 1995, con il titolo: “La disoccupazione giovanile interpella la nostra Chiesa” .

Gli obiettivi del Progetto erano e rimangono due: innanzitutto evangelizzare i giovani che vivono la realtà della disoccupazione e promuovere la responsabilità e la solidarietà al fine di operare cambiamenti di mentalità.

Per l’Evangelizzazione gli Enti preposti sono: MLAC; ACLI, Gi OC, Agesci;

mentre per il mondo del lavoro, abbiamo Confcooperative, Cenasca-CISL, UNCI, ACLI, UCID, Volontariato Senior e Società per l’Imprenditorialità Giovanile.

Gli incontri avvengono tre volte l’anno secondo tre livelli:

  1. Primo livello: promozione del progetto attraverso l’incontro nelle parrocchie delle varie Diocesi.
  2. Secondo livello: corsi residenziali specifici volti ad attivare i giovani nella creazione di opportunità di lavoro attraverso cooperative e accompagnamento degli stessi durante questo percorso.
  3. Terzo livello: creare animatori di comunità in grado di svolgere ruoli di collegamento a livello diocesano.

La Chiesa, come fu per San Pietro dinanzi allo storpio che disse: “Non possiedo né argento, né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Cristo il Nazareno, alzati e cammina!”(At 3,6), non può offrire posti di lavoro e stipendiare i suoi giovani, ma può aiutarli ad emergere e a creare la loro attività e promuovere le loro idee grazie ad una rete istituzionale già esistente.

L’obiettivo è quello di spronarli ad attivarsi e infondere loro speranza che, come diceva Sant’Agostino, ha due figlie: la rabbia, che serve a reagire e il coraggio che invece spinge a cambiare le cose.

Ci auguriamo che le parole dei relatori che gratuitamente hanno prestato la loro voce e la loro testimonianza durante questo convegno, risuoni nei cuori di coloro che hanno perso la speranza in un futuro migliore e nella possibilità di trovare un lavoro e da oggi, abbiano il coraggio di “alzarsi e camminare”, magari nelle forme di solidarietà e di cooperazione che ci sono state indicate.

Chiunque avesse il desiderio di formare una cooperativa e di ricevere aiuti o informazioni sul lavoro può rivolgersi al Centro Sociale Parrocchiale e ai relatori del suddetto convegno.

Dott. Ssa Silvia Grasso

Specialista in Sociologia e Ricerca Sociale

 

& Sig. Ascanio Leuzzi

Foto a cura di Elisiana Massafra

Vai su PIAZZA SALIC'è per vedere le foto dell'Evento


 

 

Read 20126 times Last modified on Wednesday, 05 June 2013 10:52

Laureata in Educatori Socio-Ambientali presso la Facoltà di Scienze della Formazione e Specializzata in Sociologia e Ricerca Sociale, presso la Facoltà di Scienze Sociali, Politiche e del Territorio.

Si interessa di turismo ed esercita da breve tempo l’attività di Assistente Turistico come libera professionista.

Innamorata della sua terra e sempre alla scoperta di nuovi luoghi interessanti dal punto di vista storico-culturale, si dedica spesso ad attività di ricerca e di ricostruzione degli aspetti antropologici, culturali e sociali del suo territorio.  I suoi hobbies sono la danza, in particolare la Pizzica e l’equitazione.

È spesso  impegnata anche in attività di volontariato.

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