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Friday, 17 May 2013 10:55

UNITI CONTRO L'OMOFOBIA: PER UN MONDO SENZA PREGIUDIZI

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Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale contro l'Omofobia , istituita dall'Unione Europea nel 2007 e promossa affinchè venga incrementata sempre di più la sensibilizzazione nei confronti delle terribili condizioni di pregiudizio e avversione in cui continuano a vivere i cosiddetti LGBT ( lesbiche, gay, bisessuali e transessuali).

Proprio stamane, il Presidente della Repubblica , Giorgio Napolitano, ha pronunciato parole di conforto per tutti coloro che ogni giorno devono sopportare recriminazioni e angherie derivanti dal loro orientamento sessuale: "Esprimo la mia vicinanza a quanti sono stati vittime di intollerabili aggressioni e a quanti subiscono episodi di discriminazione che hanno per oggetto il loro orientamento sessuale"

Ripercorrendo la storia infatti notiamo che le discriminazioni non sono mai cessate o diminuite, solo per citarvi due esempi cardine fra tutti , durante la Seconda Guerra Mondiale, i nazisti contrassegnavano gli omosessuali con un triangolo di stoffa rosa, per poi sterminarli a migliaia nei campi di concentramento o sottoporli a castrazione forzata e , addirittura , fino al 1972 l'omosessualità è stata annoverata all'interno del Diagnostic Statistical Manual (il famoso Dsm), il manuale dell’American Psychiatric Association (Apa) sotto la voce di vera e propria patologia psichiatrica (poi successivamente eliminata).

Certo è che nelle nostre società politically correct ora si ha molta più tolleranza dell'omosessualità, ma tutto questo avviene sempre entro certi limiti , cioè la salvaguardia degli stabili rapporti eterosessuali, su cui si fonda il modello culturalmente radicato della famiglia, che ancora oggi garantisce un certo ordine sociale.

Ma cos'è in realtà l'omosessualità se non una semplice costruzione sociale, alla stregua dell'eterosessualità , della femminilità e della maschilità? La psicologia parla chiaro: proprio dall'intrecciarsi delle tre componenti fondamentali per la nostra identità (genere, sesso e sessualità) verrebbe fuori il valore normativo di queste costruzioni sociali nella nostra cultura, nel senso che è la cultura a determinare la loro "normalità" e "moralità" , etichettando di conseguenza l'alterità come "anormale"e "amorale".

A questo punto persino la normalità sarebbe da considerarsi una costruzione sociale, in fondo chi ci dice cosa è normale e cosa non lo è , esiste una conoscenza superiore che possa definirci la "normalità" per eccellenza, e la "moralità" in assoluto?

La risposta a tale domanda è, purtroppo e per fortuna, no, quindi è chiaro che non bisognerebbe considerare l'omosessualità come un mostro oscuro, come qualcosa da rifiutare a priori, da criticare e combattere , ma come una semplice costruzione sociale radicata alla nostra cultura alla stregua dell'eterosessualità, da scoprire e apprezzare senza l'esternazione di giudizi .

"L'omofobia è come il razzismo, l'antisemitismo e tutte le altre forme di bigotteria in cui si deumanizzano un largo gruppo di persone, negando la loro umanità, dignità e personalità."-cit. Coretta Scott King

 

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Laureata in "Scienza e Tecniche Psicologiche" all'Università del Salento. Da grande vorrebbe fare la psicoterapeuta o la scrittrice. Ama leggere qualsiasi cosa le capiti per le mani ma predilige i grandi classici della letteratura. Attualmente è tiratrice della squadra di carabina presso Poligono di Lecce.

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