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Monday, 24 June 2013 22:00

LA STORICA FIERA DI SALICE SALENTINO

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Storico è un aggettivo che si può attribuire solo a un qualcosa che ha segnato un’epoca o che racchiude in sé l’identità di un popolo che l’avverte come suo in quanto simbolo del suo radicamento e, la Fiera di Salice si può definire una realtà storica, in quanto presente nel territorio della nostra Salice sin dal 1621 e alla quale tutti i cittadini sono legati. La Fiera della Madonna della Visitazione fu istituita da Don Gabriele Agostino Enriquez. È del 1724 una cronaca minoritica del P. Bon. Da Lama che ci informa che: “…D. Gabriele Agostino Enriquez introdusse la fiera ove tutta quasi la provincia concorre” .

 

 

L’istituzione della festa dedicata alla Madonna della Visitazione risale al 1263, quando, in occasione del Capitolo Generale dei Frati Minori in Pisa, fu stabilito che si introducesse tale ricorrenza in tutta la Chiesa Latina per propiziare la pace e l’unità dei cristiani divisi dal grande Scisma d’Occidente. Il Sinodo di Basilea confermò, infine la ricorrenza nella I decade di luglio del 1441.

 

Don Gabriele Enriquez, allora, non potè che adeguarsi alle direttive liturgiche della sua epoca introducendo la Fiera in quel giorno del 1660, con il plauso dei paesani.

 

All’origine della festa, il miracolo effettuato per intercessione di Maria a beneficio dell’ormai famoso feudatario “Giovanni” (Giò) che cadde da cavallo e, ammalatosi gravemente, fu prontamente guarito dall’intervento della Vergine Maria.

 

Ma il riferimento alla Madonna della Visitazione aveva un’altra spiegazione. All’interno del Convento dei Frati Minori costruito fra il 1587 e il 1597, vi era un quadro, ultimo ornamento che il committente del Convento, il marchese Giovanni Antonio Albricci volle porre sull’Altare Maggiore della Chiesa2: un quadro che raffigurava proprio Maria Vergine che visita Elisabetta. Si narra che il pittore, che voleva dipingere il volto della Madonna, si addormentò prima di iniziare questo delicato lavoro ma, al suo risveglio, egli trovò il quadro già ultimato e perfezionato.

 

La tradizione popolare attribuì il quadro a Tiziano, a Raffaello o ancora, a Paolo Cagliari detto il “Veronese”, ma nella relazione Castromediano al Consiglio Provinciale, svoltasi negli anni 1871-1875 si evinse che: “…gli egregi professori G. De Giorgi e Pietro De Simone, incaricati nel 1875 dalla Commissione Archeologica Provinciale di visitare il quadro e darne giudizio qui riferiscono che il suo insieme è un effetto soddisfacente nell’armonia delle tinte, nella leggiadria delle cose, ecc. ecc., ritengono, però, che non possa riferirsi a scuola ben distinta e molto meno alla veneta o toscana…”.

 

L’attribuzione del quadro alla scuola veneta deriva dal fatto che il fratello di Giovanni Antonio Albricci, Andrea Albricci, era il viceconsole della Repubblica Veneta che donò alla città di Ostuni la tela della Deposizione di Paolo Veronese. Inoltre le importazioni venete nel XIV secolo, non erano rare in Puglia e soprattutto nel Salento3.

 

La storia del quadro registrò un triste episodio il 29 luglio del 1895, anno in cui scoppiò un terribile incendio all’interno del Convento e durante il quale il quadro andò distrutto, ma poi fu presto ridipinto.

 

La Fiera di Salice Salentino assunse, col tempo, importanza e prestigio.

 

Fra il XVIII e il XIX secolo, la fiera di Salice aveva acquisito un’entità tale che nei porti di Otranto e Brindisi sbarcavano mercanti per commerciare con i locali allevatori di bestie4.

 

La fiera ebbe la sua migliore fortuna nei primi decenni del XIX secolo, in cui si estese maggiormente rispetto ai secoli precedenti: genti provenienti dalla Calabria si recavano nel nostro paese per commerciare, ma soprattutto per venerare la sacra immagine della Madonna presente presso l’attuale Convento della Madonna della Visitazione, all’epoca Convento di San Francesco, appartenente all’Ordine dei Frati Minori Francescani5.

 

Purtroppo, già dal 1981 le riviste locali documentano un declino nell’organizzazione della fiera tanto da farla diventare un mercato stagionale. Già all’epoca non si effettuava più il “mercato degli animali” e la popolazione lamentava la graduale perdita di quella sempre sentita tradizione.

 

Esiste una teoria secondo la quale le civiltà hanno reagito in modo diverso nei confronti del fenomeno della globalizzazione: alcune avrebbero teso ad omologarsi allo stile di vita ritenuto moderno e tipico della cultura occidentale, mentre altre avrebbero reagito differenziandosi dalle altre culture e adottando una strategia di chiusura nei confronti del mondo esterno, difendendo ed esasperando le proprie tradizioni culturali.

 

Secondo la prima ipotesi, la perdita delle tradizioni locali sarebbe una tipica forma di adattamento alla globalizzazione e la perdita d’interesse della popolazione salicese per la Fiera sarebbe una conseguenza di questo.

 

Sicuramente si è osservata una tendenza, soprattutto nell’ultimo decennio, ad una scoperta e ad una valorizzazione del territorio, dell’identità e delle tradizioni popolari. Un esempio evidente è stata la valorizzazione della nostra tradizione etno – musicale della “Pizzica” o della “Focara” di Novoli, delle nostre tradizioni culinarie o ancora del Salento nella sua interezza che si stanno configurando come elementi di differenziazione dalle “culture altre”. La nostra Fiera, potrebbe quindi essere valorizzata e diventare un’occasione di crescita del nostro paese e un’opportunità per tutti.

 

Sfruttiamo al massimo questo momento storico e sociale favorevole per riprenderci la nostra tradizione per eccellenza e per renderla un mezzo di ricchezza economica, sociale e culturale per noi tutti!

Silvia Grasso & Ascanio Leuzzi

Read 3010 times Last modified on Wednesday, 26 June 2013 08:38

Laureata in Educatori Socio-Ambientali presso la Facoltà di Scienze della Formazione e Specializzata in Sociologia e Ricerca Sociale, presso la Facoltà di Scienze Sociali, Politiche e del Territorio.

Si interessa di turismo ed esercita da breve tempo l’attività di Assistente Turistico come libera professionista.

Innamorata della sua terra e sempre alla scoperta di nuovi luoghi interessanti dal punto di vista storico-culturale, si dedica spesso ad attività di ricerca e di ricostruzione degli aspetti antropologici, culturali e sociali del suo territorio.  I suoi hobbies sono la danza, in particolare la Pizzica e l’equitazione.

È spesso  impegnata anche in attività di volontariato.

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