Cartoline non spedite

Cartoline non spedite #91 Diario di Sara


La protagonista di oggi è Sara Bresciani, una ragazza di 31 anni che è nata e vive in provincia di Gorizia, in Friuli-Venezia Giulia. Ci racconta com'è stato vedere la piazza Transalpina (divisa a metà tra Italia e Slovenia, ma liberamente accessibile e senza recinto, prima del lockdown), con un recinto che delimitava i confini da non attraversare. Buona lettura!

 

Friuli Venezia-Giulia. Maggio 2020. La Fase 2 è iniziata.

Anche qui, nell'angolino più a nord-est dell'Italia abbiamo dovuto fare i conti con lieviti terminati, Amuchine vendute a peso d'oro, e guanti in lattice trattati al mercato nero. Ora si può uscire, non che avessi tutta questa voglia, eh.

Mio marito è tornato al lavoro già da un po', lui lavora in un negozio di elettronica e improvvisamente sembra che a tutti si sia bruciato il figorifero, la lavastoviglie, case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale, come direbbe il buon Tizianone nazionale. Io invece sono di nuovo a casa, di nuovo alla ricerca di un lavoro che, probabilmente ora più che mai, avrò difficoltà a trovare, mannaggia al Covid.

A inizio marzo avrei dovuto iniziare uno stage retribuito presso una buona azienda, una di quelle che sembrano proprio carine, una di quelle in cui la responsabile del personale sembra addirittura un essere umano (amici dell'HR non me ne abbiate a male eh!). E invece arriva la chiamata, a fine lockdown, che mi dice che le condizioni sono cambiate e blablabla immaginatelo da voi. Di nuovo senza prospettive, continuerò a fare pizze per sempre e allenamenti con personal trainer che urlano “Vamos!” nel mio soggiorno.

Sono già uscita a prendere il primo caffé al bar. Non che sia stata un'esperienza tranquilla per una come me che ha sofferto moltissimo di ipocondria durante il primo periodo del lockdown, che ad ogni spesa era come se mi prepararassi per il Vietnam: guanti misura XL (solo quelli avevo trovato), salivazione azzerata, mascherine improbabili fatte dalla merceria sotto casa perché le chirurgiche, come in ogni altro luogo d'Italia, erano introvabili. Ma torniamo al bar: cioè immaginate me, ipocondriaca conclamata, che entro nel primo bar, post lockdown, e trovo la barista che c'ha già il naso di fuori. Sipario. Bestemmie. Prendo il mio caffè, vado a berlo nel campo di mais adiacente, disinfettandomi le mani quelle trentacinque volte standard, ormai.

Ma è ora di muoversi, ho organizzato una carrambata totale.

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Devo iniziare dicendo che chiunque viva in provincia di Gorizia/Trieste ha sicuramente un amico/collega/parente che vive o lavora in Slovenia. Per noi andare in Slovenia è come per un milanese andare a Porta Romana, non che io sappia molto di Milano, però è per farvi capire. In Slovenia noi ci andiamo a prendere le sigarette, la carne, la benzina e io ci vado anche a trovare la mia famiglia: mio cugino, la sua compagna e i loro due bambini vivono in Slovenia, anzi, la compagna di mio cugino è proprio slovena. Vivono in un piccolo paesino a circa 20 km da Gorizia e non possiamo vederli, se non su Skype con un casino immenso tra gente che si parla l'uno sull'altro e problemi di connessione, da ben tre mesi. Io non ne soffro più di tanto, quella a soffrirne di più è mia zia, la madre di mio cugino alla quale questa distanza pesa moltissimo. Così un martedì mattina qualsiasi decido che è ora di andare a vedere i nostri congiunti, che il confine sia chiuso o meno. Spoiler: era ancora chiuso, eheh.

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Il confine chiuso, me lo ricordo ancora, era l'11 marzo quando il governo sloveno ha messo i blocchi di cemento, in alcuni casi perfino delle pietre, su quel confine che io superavo senza nemmeno rendermene conto. È stato un colpaccio, io e la mia famiglia abbiamo pianto e ogni abitante di Gorizia e provincia è rimasto scosso alla vista delle immagini dei confini sbarrati e i controlli armati. Ma all'inizio della fase 2 hanno concesso, o meglio, i goriziani hanno deciso che sì, potevamo vederci attraverso una rete. La Piazza Transalpina di Gorizia/Nova Gorica è una piazza divisa a metà: metà in territorio sloveno, metà in quello italiano. Dal 2004 hanno tolto qualsiasi tipo di recinzione confinaria, fino appunto all'11 marzo 2020. Attraverso questa rete però i goriziani hanno ricominciato a incontrare i propri amici, i propri parenti, i propri congiunti, per Dio, e allora io e la zia decidiamo che anche per noi è arrivato il giorno di far valere il nostro status di congiunti per incontrare mio cugino e la sua compagna sulla rete (i bimbi no, non avrebbero capito).



 

La scena è stata toccante e paradossale allo stesso tempo: noi con la mascherina e loro senza  (non avevano l'obbligo all'esterno), mio cugino che citava Il secondo tragico Fantozzi “L'occhio della Madre! La carrozzella col bambino!” per alleggerire l'atmosfera e mia zia che continuava a piangere tenendo strette le mani di sua nuora e una troupe televisiva che intanto ci filmava perché sì, ci hanno pure intervistati quelli de La7 perché effettivamente una situazione paradossale come quella dove una madre incontra il figlio su una rete, o due fratelli che si bevono due birre attraverso una rete, oppure una sorella che consegna un regalo al fratello sulla rete, o ancora, due fidanzati che si abbracciano attraverso una rete era troppo succosa per non essere documentata.

Progetto senza titolo

Una finestrella creata per passarsi dei pensierini, del cibo da una parte all'altra e un lenzuolo appeso sulla recinzione che recita “Vse bo se dobro! Andrà tutto bene!” creato chiaramente dai bambini, appeso sulla rete, ci ricorda che i confini che abbiamo dato per scontati per decenni possono tornare, e ci possiamo trovare a stringere le mani dei nostri parenti attraverso una rete, nel 2020, perfino all’interno dell’Unione Europea.

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Bene, è ora di salutarsi, passiamo anche noi un “pacchetto” attraverso la rete (era un pannello solare che mio cugino aveva ordinato online e fatto arrivare a casa da mia zia, quindi vi faccio solo immaginare, non passava dalla finestrella, sembrava uno scambio illecito) e andiamo a casa.

Stasera pizza, tanto per cambiare!

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15 August 2020

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