Cartoline non spedite

Cartoline non spedite #95 Diario di Gianluca

 

 

Il protagonista di oggi è Gianluca Martena, un ragazzo pugliese di 33 anni che ha studiato Ingegneria biomedica al Politecnico di Milano, specializzandosi in Tecnologie elettroniche. Dopo la laurea ha trovato lavoro proprio a due passi da casa (quella d'origine), ma aveva altri orizzonti e sogni, perciò si è trasferito in Inghilterra, a Liverpool, per cercare un nuovo lavoro. L'ha trovato ad Edimburgo, insieme ad un dottorato all'Università di Glasgow. Ha iniziato la sua nuova vita in pieno lockdown inglese, e ci racconta di quanto sia stato difficile restituire un libro alla biblioteca di Kensington (cosa che in effetti, ancora non è riuscito a fare). Nel frattempo si gode le ferie (ancora per pochi giorni) nella terra natìa. Buona lettura!

 

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La mia ripresa è differente.

Non solo perché prendo in prestito slogan televisivi fine anni ’10 per togliermi dall’imbarazzo di iniziare un pezzo in cui ho infranto la quarta parete dopo neanche due periodi: la calma forse eccessiva con cui l’Inglese medio prende il tè mentre la sua casa va a fuoco in una famosa vignetta è proverbiale, e la gestione della cosa pubblica in tempo di pandemia non ha fatto eccezione. Ma perché la cosa mi riguarda?

Perché nel momento in cui scrivo sono passati poco più di sette mesi da quando ho deciso di lasciare un Paese (il “Bel Paese”, appunto) in cui a tre anni dalla laurea non ero ancora riuscito a trovare il filone d’oro che cercavo. L’inverno era nel suo candore più fulgido e profondo, una pandemia si affacciava sorniona dall’Oriente, pregustando il suo nuovo ordine mondiale, e io? Io mollo tutto, e parto. “Madre, vado all’Inghilterra!”.

Ed ecco perché la mia ripresa è differente: semplicemente perché è abbastanza diversa da come sarebbe potuta (dovuta?) essere. Nei due mesi scarsi dal mio progressivo insediamento nella città dei Beatles le notizie che arrivavano dall’Italia si facevano via via più incredibili e surreali, viste da fuori. Il 9 marzo per me è stato solo un altro lunedì di ricerca di lavoro, tra invio curriculum e preparazione di colloqui, in un posto tutto nuovo in cui si parla un inglese con un accento terribile.

In quei giorni, convinto di riuscire ad incrementare le mie possibilità, mi iscrissi al circuito delle biblioteche di Liverpool. “La conoscenza è potere”, pensavo, mentre tornavo a casa stringendo in mano un libro dal titolo “Get the job you REALLY want” (trad.: “Come trovare il lavoro che DAVVERO vuoi”).
Pagine lette: 16. Lavori trovati: 1. E anche abbastanza figo: ricercatore in un’azienda con sede a Edimburgo, in concomitanza con un dottorato, un salario più che soddisfacente e condizioni di crescita, almeno dal punto di vista professionale, senz’altro presenti.

Il fatto è: io trovo lavoro, l’Inghilterra entra in lockdown. La paura nelle nazioni cresce, e in un’intervista dalla traduzione piuttosto raffazzonata Boris dice “abituatevi a perdere i vostri cari”, poco prima di ammalarsi. Io non avevo cari da perdere in terra albionica (se non contiamo un paio di coinquilini di cui uno particolarmente bizzarro che meriterebbe un articolo a parte, se non direttamente un saggio di antropologia), ma da bravo visionario avevo comunque iniziato un lockdown tutto mio già a gennaio, scandito prima dalla disciplina richiesta nella ricerca di lavoro, poi dalle notizie e direttive italiane “per stare sicuri”, e infine, dalle effettive regole introdotte in tutta Inghilterra.

Regole piuttosto lasse, per essere educati: niente autocertificazioni ma solo minacce di multe (per quanto salate), si può uscire una volta al giorno per esercizio fisico, da soli o accompagnati da conviventi nella stessa proprietà, niente pub, niente divertimenti né bagordi, supermercati aperti MA librerie chiuse. Insomma, tutto come prima per me, con la sola differenza che la carta igienica è stata introvabile per tre settimane e per fortuna il libro che avevo preso in prestito era troppo ruvido per funzionare da sostituente improvvisato. L’inizio ufficiale della mia posizione lavorativa a inizio Maggio, poi, non avrà aumentato il mio fabbisogno di carta igienica, ma certamente ha contribuito a prolungare convenientemente il periodo di prudenza e coscienziosità più lungo della mia vita.

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Io però devo ancora restituire il libro e la cosa mi preme assai: non è che sono il tipo da investire denaro ed emotività per andare in un paese straniero a rubare libri. Esiste peraltro un severo sistema di multe per chi ritarda nella restituzione senza rinnovare il prestito per tempo, e ad oggi il mio debito con la società è già arrivato a 2 sterline e 10 pence (facciamo circa 2,50 € al cambio attuale).

In questo, la mia ripresa è differente: se mi avessero detto che nel 2020 avrei vissuto un post-lockdown in ferie a casa mia, a fantasticare con fervore su quando potrò finalmente restituire un libro alla biblioteca di Kensington, Liverpool, mentre sorseggio un Mojito in spiaggia e scrivo un articolo per raccontare tutto ciò non avrei esitato a replicare, leggermente piccato: “Mapperfavore! Lo sanno tutti che io i libri li restituisco sempre, e in tempo”.

 

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