Cartoline non spedite

Cartoline non spedite #82 Diario di Roberto

C’è poco da fare, il covid-19 ha toccato e (per alcuni) cambiato la vita, almeno per un po’.

Ci ha fatto riflettere su quanto tutti siano intimamente connessi, e come qualcosa di così piccolo e invisibile, possa diffondersi da un continente all'altro così in fretta e senza barriere. Abbiamo visto le nostre vite perdere gradualmente la loro autonomia, scoprendoci a riconsiderare le piccole cose che prima erano pensate come ovvie. La rubrica “Cartoline non spedite”, come già detto nel precedente articolo, assume un taglio diverso. Diventa un po’ la cartolina non spedita del mondo, mettendoci a contatto con realtà che possono essere distanti dalle nostre ma, probabilmente, con molti punti in comune. Prima di iniziare ad osservare la vita alle prese con la fase 2, questo racconto sarà incentrato sulla vita di prima, quella in quarantena. Un prologo, un modo per introdurre qualcosa passato da poco, ma che, tenendo conto della gente che affolla le vie in queste giornate, sembra già un lontano ricordo, quasi un sogno da cui ci siamo svegliati all’improvviso, come se non avessimo mai vissuto quei giorni atroci.
È Roberto Marceddu, il protagonista di oggi. Uno studente universitario di Sassari, in Sardegna, che ha trascritto per noi, il diario di una sua giornata tipo, in quarantena. A fine racconto, ci saranno tre domande per una mini intervista conclusiva. Buona lettura.

Abito in una casa al mare, e quando la pandemia è iniziata qui la situazione non è cambiata più di tanto. Le strade in primavera non sono mai trafficate come in estate, ma durante questo periodo ho visto più pattuglie qui che in un episodio de “ La Casa de Papel”.( Questo periodo mi è servito parecchio per apprezzare le piccole cose che davo scontate durante la quotidianità, un esempio stupido potrebbe essere solo il fatto di andare in facoltà per seguire una lezione.) Ho cercato di non diventare pazzo e se non fosse per qualche mental breakdown ho superato il tutto abbastanza bene. Ammetto che i primi giorni sono stati veramente terribili e insuperabili, ma fortunatamente se riesco a scrivere questo è andato tutto bene, no? Le giornate stavano diventando un po’ monotone, perciò sono riuscito a crearmi una routine.

Ore 09-10 am
Cerco di dormire un po’ di più ma ho da seguire le lezioni online. Sono stupito dal fatto di riuscire a svegliarmi ad un orario decente senza sveglia. Un miracolo. Alle nove e mezza, la mia colazione con il solito caffè, una spremuta e una fetta di dolce. Questa settimana torta di mele. Leggo qualche notizia per vedere com’è la situazione pandemia in giro per il mondo. 
Ore 10-13
Visto che non riesco a mettere in ordine la mia vita cerco almeno di rimettere in ordine la mia camera. Iniziavo con il rifare il letto e riordinare tutto. Mi connetto alla casella di posta elettronica e rispondo ad eventuali mail di studenti che sono in crisi più di me. Dopo tutto questo, arrivano le due ore di lezione online di cinese. Il fatto di dover seguire una lezione così è stranissimo e quasi impossibile quando si è in troppi. La cosa positiva è che alcuni docenti sono diventati almeno un poco più umani e sensibili, siamo sicuri che la cosa durerà?
Ore 13-16
Dopo l’interminabile lezione (online è davvero una tortura), finalmente pranzo mentre guardo un film (o qualche episodio di una qualsiasi serie). Appena finisco mi metto subito a lavoro per eventuali esercizi dati a lezione, oppure per trovare qualche idea per la tesi.
Ore 16-20
È il momento dell’ozio e della procrastinazione. So che è vietato andare in spiaggia, per via del lockdown, ma qualche volta è successo di prendere la bici e andarci. Lo faccio per evitare di impazzire. Non ho incontrato nessuno, faccio solo una passeggiata lungomare. L’unica cosa che mi faceva riprendere: respirare l’aria così pulita e fresca è rigenerante. Poi bollettino della protezione civile e ritorna l’ansia.
Ore 20-22
Faccio una doccia e questo è il momento della cena. Cerco di mangiare molto leggero, solitamente verdure o insalata, per mantenere la linea (just kidding, non ho voglia di cucinare). Dopo cena mi ritrovo a pensare alle cose da poter fare il giorno dopo, o a organizzare un eventuale piano di studio che puntualmente non riuscirò a seguire (yay!)
Ore 22-00
Prima di andare a letto mi concedo sempre uno snack, solitamente qualche fetta del dolce preparato durante la settimana. Non so se sia lo zucchero dello snack o il mio cervello alla deriva, ma mi ritrovo a letto senza riuscire a dormire. Penso a quello che facevo prima della quarantena o a come la situazione possa evolversi (quasi sempre con un finale apocalittico, too much?). Non mi vergogno di dire che alcune volte verso qualche lacrima, o addirittura mi ritrovo a desiderare una macchina del tempo.
Ore 00-03 am
Eccomi, sono ancora a letto, sveglio, senza sonno ma con una stanchezza incredibile, mentre guardo lo schermo del computer e qualche film che probabilmente nessuno ha mai visto o che non piacerebbe. Verso le 3, finalmente uno sbadiglio, l’ora del sonno si sta avvicinando, così di improvviso mi ritrovo sveglio alle nove del mattino a ripetere tutto questo, in un loop infinito.
 
Black and White Sculpture Plain Collages Instagram
 
Se siete arrivati fin qui, dalla quarantena siamo fuori, ma ricordare quello che ha significato per molti, l’insofferenza e gli incubi, può essere un monito per non vanificare tutti i sacrifici fatti.
Roberto, grazie per averci raccontato una parte della tua vita. Ora sono curiosa di sapere, qual è stata la prima cosa che hai fatto quando siamo entrati nella fase 2?
È stato un piacere. Devo dirti che in realtà i negozi da me hanno aperto un po’ prima rispetto agli altri, perché avevamo pochissimi contagi, già verso l’8 maggio eravamo “liberi” diciamo così. La prima cosa che ho fatto, ti farà ridere, forse. Sono andato a comprare tutto il necessario per fare un po’ di sport, perché durante il periodo chiuso a casa sono ingrassato un sacco, e non riuscivo più a sentirmi bene con me stesso.
Penso che un po’ tutti abbiamo preso peso, nonostante le mille lezioni online di fitness (che io non ho mai seguito), e nonostante i vari runner di quartiere. A parte questo, cosa hai imparato da questa esperienza, e quanto porterai nella tua “nuova” vita?
Ho imparato a godermi le piccole cose. Quei gesti naturali che non pensi possano essere così importanti, e invece lo sono. Tipo prendere un caffè con gli amici, per staccare la spina, oppure andare a lezione. Inoltre ho rivalutato anche il modo di approcciarmi alla vita, cerco di fare più cose rispetto a prima, di non pensarci tanto. Ho iniziato a pensare che un giorno ci sei e magari l’altro no, perciò se sento di voler fare qualcosa di importante per me, la faccio.
Una paura e una speranza per il futuro.
Una paura che ho è che ci rimettano in quarantena perché sto vedendo che i comportamenti non sono quelli che mi sarei aspettato, e di questo non riesco a capacitarmi, perché questi comportamenti li vedo messi in atto nelle zone più colpite, mentre se posso dire, da noi in Sardegna, stiamo cercando di rispettare le nuove regole, nonostante non fossimo stati così colpiti dal virus.
La speranza è quella che arrivi un vaccino in breve tempo, ma è collegata ad un’altra speranza, ossia quella di laurearmi, perché ho paura di non riuscire a lavorare sulla tesi come vorrei.
 
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