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Mercoledì, 20 Agosto 2014 10:46

La vita non è un gioco

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La vita non è un gioco, è fondamentalmente un dono e per nessuna ragione può essere relegata, come oggi si sta cercando di fare, nell’ambito del mero diritto (direi desiderio) di paternità o maternità.

I numerosi interventi di nomi illustri e meno illustri sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), tendono, oggi, a privilegiare gli aspetti giuridici ed economici, trascurando o ignorando completamente le possibili e gravi implicazioni di carattere etico.

Il tema della fecondazione eterologa è, dunque, materia complessa che va valutata nella sua globalità. Ragion per cui, gli aspetti normativi e scientifici non possono in nessun modo essere disgiunti da quelli morali: “Ciò che è scientificamente e legalmente possibile, non sempre è eticamente permesso”.

Le ragioni possono essere diverse. Mi limito a qualche semplice considerazione.

In primo luogo, la sentenza della Corte Costituzionale del 10 giugno 2014, dichiarando l’illegittimità costituzionale e riconoscendo la lesione del principio di uguaglianza dei cittadini per diverso trattamento, crea un pericoloso precedente.

Singoli cittadini bisognosi di costosi interventi e costose cure sanitarie all’estero, accessibili solo ai ricchi, potrebbero chiedere allo Stato, come sta facendo la comunità scientifica per la fecondazione eterologa, interventi per la rimozione degli ostacoli di carattere economico e sociale per garantire l’uguale godimento di diritti.

Forse sarebbe il caso di stabilire, in tema di diritto alla salute, una tassonomia di valori per orientare le sempre più limitare risorse economiche, verso interventi in grado di soddisfare, soprattutto all’interno di classi sociali meno elevate, il diritto alle migliori cure che la scienza può offrire. Ma, forse, come recita una famosa canzone di De Andrè, “fare il dottore è soltanto un mestiere e la scienza non puoi regalarla alla gente”.

In secondo luogo, la fecondazione eterologa dà origine a diversi interrogativi di carattere etico che non riguardano in modo semplicistico solo l’adulterio biologico.

L’aspetto più controverso potrebbe riguardare il rischio di creare una sorta di selezione razziale, in quanto, la coppia richiedente potrebbe chiedere il seme di un donatore con precise caratteristiche fisiche e mentali; in pratica, il figlio su ordinazione.

L’altro aspetto non meno importante e potenzialmente più rischioso, riguarda il fatto che più famiglie, avendo la possibilità di accedere al seme dello stesso donatore, essendo il donatore anonimo, generano figli inconsapevoli dello stesso padre. Si evince, dunque, il rischio reale e non ipotetico che fratelli, ignorando il grado di parentela, potrebbero incontrarsi, dare inizio ad un rapporto sentimentale e creare di fatto una relazione incestuosa tra consauguinei.

Non so se questo è un aspetto di poco conto.

Inoltre, va ricordato che tutto ciò non è solo e semplicemente un precetto etico da circoscrivere in ambito religioso, ma è anche e, soprattutto, una legge dello Stato con precise implicazioni civili e penali.

Si deduce, pertanto, che le leggi della natura non vanno sovvertite, anche quando la scienza è in grado di superarle.

Penso ci siano sufficienti motivi per non avere fretta ed aprire, senza alcun pregiudizio, un dibattito serio e costruttivo capace di tutelare seriamente i diritti di tutti e di ciascuno.

 

Fernando Mazzeo

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