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Lunedì, 17 Febbraio 2014 11:57

Lo studio anatomico nell'arte

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L’arte è un attore ermetico che si coniuga attorno ad un relazione descrittiva, il quale può avere un valore espositivo quanto analitico. La realtà circostante viene descritta dall’artista così com’è o per come viene percepita. La funzionalità dell’arte si compendia in un ossimoro costantemente presente nella vita dell’uomo: sentimento e intelletto, vita e morte.

La raffinata trasposizione nella volgare quotidianità del virtuoso dilemma amletico shakespeariano. Un ritornello detto e ridetto come un cantico che tormenta le stagioni dell’uomo: Essere, o non essere, questo è il dilemma. E se la medicina moderna cerca di rispondere a quei mille tumulti di cui è erede la carne, nel convegno di Rete Arte e Medicina-Lecce, la funzione artistica diviene un carattere fondamentale, capace di umanizzare quell’ambito sanitario che oggigiorno appare esasperato da un rigoroso approccio scientifico.

                       

Ripartendo dall’articolo precedente, si è potuto osservare come la cura degli infermi viene descritta dall’arte, sia proponendo un connubio tra la professione medica e l’ordine sacerdotale, sia come questo legame viene a mancare già agli inizi dell’età moderna, ponendo in contrasto le funzioni terrene e spirituali.

Tuttavia bisogna tenere in considerazione come la ricerca scientifica è venuta a consolidarsi già a partire del XIII secolo proprio all’interno dell’Europa cristiana, dove sorgono le prime università che hanno un stretto legame con la Chiesa. È il caso dell’Alma Mater Studiorum di Bologna, dove viene conservato il più importante trattato di anatomia medievale: l’Anathomia Mundini del 1316 di Mondino dei Liuzzi (v. la foto). Nel 1270 venne pubblicato sempre nell’Università di Bologna un manuale sullo studio chirurgico

 

dal chierico Guglielmo da Saliceto.

 

Senza ombra di dubbio risulta fondamentale l’importanza dello studio dei testi classici, da Ippocrate a Galeno di Pergamo.

L’Anathomia Mundini, nata dunque in una città pontificia quale era la cittadina bolognese, spiega “come si debbano sollevare e distaccare gli organi l’uno dall’altro per non rompere legamenti e vene, e dopo aver descritte le parti ne tratta la funzione nell’organismo e le relative malattie.1

Al testo di Mondino, seguiranno l’Anatomia di Gabriele Zerbi, che porrà le basi dell’anatomia comparata, l’Anatomice di Alessandro Benedetti, fondatore della scuola anatomica di Padova, e il fiammingo Andrea Vesalius che scriverà il De umani corporis fabbrica nel 1543, anno in cui sarà redatto anche il De Revolutionibus orbium coelestium di Copernico.

 

Ma lo studio anatomico inizia ad avere un proprio accrescimento solo durante il periodo rinascimentale e umanista.

 

Tra i principali studi condotti nel nome della ricerca anatomica si possono elencare i vari schizzi di Leonardo da Vinci. Questa ingombrante figura rinascimentale, uomo di grande ingegno, avvia le sue ricerche sullo studio del corpo umano in tre diversi periodi: a Milano tra il 1480 e il 1490 si interessò particolarmente sulla conoscenza dei muscoli e delle ossa, in funzione della sua attività artistica; a Firenze tra il 1502 e il 1507 si applicò

 

nella materia per acquisire informazioni circa la meccanica del corpo; e dal 1508 al 1513, tra Milano e Roma, s’interessò allo studio della circolazione del sangue e degli organi interni.

 

La sua importanza è data al fatto che Leonardo fu il primo artista a raffigurare interamente le diverse funzioni del corpo umano.

 

 

 

 

 

Indubbiamente la ricerca di Leonardo si concentra ad una funzione artistica, tuttavia le sue opere mano a mano si fanno sempre più d’interesse scientifico.

 

Un lampante esempio di questo approccio tra arte e scienza nella figura del Da Vinci, è l’opera che raffigura l’Uomo vitruviano, databile intorno al 1490 e conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, sezione delle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Da quest’opera leonardesca si evince in maniera considerevole un mutamento nella funzione artistica e nella sua capacità descrittiva. Se si apprestano delle regole prettamente architettoniche nello studio del corpo umano, mediante la sua inscrizione in forme geometriche, che richiama in particolar modo anche il canone di Policleto, i successivi studi condotti da Leonardo si manifesteranno come una significativa descrizione dell’arte che si asserisce tra il XV e XVI secolo come elemento portante della ricerca scientifica, e il suo distaccamento dal pensiero teologico.

 

A rendere ancor più incisivo questo distaccamento sono le parole dello stesso Leonardo, il quale afferma:

 

 

Io credo che invece che definire che cosa sia l’anima, che è una cosa che non si può vedere, molto meglio è studiare quelle cose che si possono conoscere con l’esperienza, poiché solo l’esperienza non falla. E laddove non si può applicare una delle scienze matematiche, non si può avere la certezza.2

 

Oltre a Leonardo sono molteplici gli artisti che seguiranno lo studio del corpo umano, e non solo nell’ambito grafico, come testimonia l’Anatomia del corpo humano (1559), conservata a Roma, di Juan Valverde de Amusco. Anche nella scultura prende piede lo studio anatomico: ne è un esempio Lo scorticato di Lodovico Cardi, del 1578.

Le nuove conoscenze umanistiche e rinascimentali saranno alla base dei nuovi studi d’interesse scientifico e medico: dall’osteologia alla miologia, dall’artrologia alla neuroanatomia e alla neurofisiologia.

Questi studi verranno ampiamente incrementati tra il XVIII e il XIX secolo, e uniti alla corrente positivista e darwiniana, confluiranno in nuovi rami specialistici della scienza applicata, ma anche alle nuove pseudoscienze, come ad esempio lo studio condotto dallo psicologo statunitense William Herbert Sheldon, il quale fu uno dei maggiori rappresentanti della biotipologia, una materia discussa su più ambiti disciplinari: l’embriologia, la sociologia e l’antropometria.

 

A fattor di cronaca risulta interessante analizzare in maniera piuttosto sintetica lo studio dell’antropometria, la quale, intuendo le comparazioni metriche del corpo umano, avviate nell’antichità da Policleto e ripresi in seguito da Leonardo, mediante l’analisi condotta su diversi scheletri garantiva la possibilità di determinare il sesso, l’età e l’appartenenza alla razza dell’oggetto analizzato. Questa corrente scientifica, caduta in disuso all’indomani della seconda guerra mondiale, poiché da essa si sviluppò il mito della razza sulla quale si fondava l’ideologia nazista, tuttavia attorno ad essa vennero a svilupparsi diverse correnti metafisiche: non solo la stessa somatometria di Sheldon, ma anche la plicometria e la cefalometria. Questi approcci metodologici prendono suggerimento dal positivismo scientifico, che nella moderna criminologia e nelle attuali autopsie trovano uno dei maggiori precursori della fisionomica, del darwinismo sociale e della frenologia: il medico, antropologo, criminologo e giurista italiano, di origine ebraica, Marco Ezechia Lombroso.

 

 

 

Ma nel XVI secolo si è ancora distanti da quel boom scientifico che si svelerà solo nella seconda metà dell’ottocento, con tutto il suo seguito di nuove teorie che costituiranno ulteriori scienze applicate, e diverse correnti pseudoscientifiche e metafisiche. Lo studio dell’anatomia è ancora incentrato sull’analisi della complessa composizione del corpo umano. Appare significativo il dipinto commissionato a Rembrandt dalla Gilda dei Medici di Amsterdam, e tuttora conservato nel museo Mauritshuis dell’Aia. La Lezione di anatomia del dottor Tulp (1632), raffigura il professor Nicolaes Tulp, docente della cattedra di anatomia all’Università di Amsterdam, mentre esegue la dissezione del corpo di un giustiziato davanti ai suoi allievi. Grazie ai documenti archivistici è stato possibile identificare il condannato: Adrian Adrianeszoon detto “Het Kindt” era un famigerato criminale che venne impiccato ad Amsterdam nel gennaio del 1632. In contrasto all’analisi riportata nel precedente articolo, in cui il medico e l’artista si trovano a costituire un connubio nella ricerca di quella divina armonia perduta, nel dipinto di Rembrandt questa similitudine si evince nell’atto pratico con cui il dottor Tulp afferra le pinze, molto somigliante a quello di un pittore quando tiene il pennello tra le dita.

 

Ancor più interessanti appaiono i soggetti ripresi dall’abate e ceroplasta siciliano Gaetano Giulio Zumbo. L’abate siracusano, dopo aver studiato presso i gesuiti, ebbe la possibilità di avviare le sue ricerche anatomiche presso l’Università di Bologna. Tra il 1691 e il 1695 operò nella corte del Granduca Cosimo III de’ Medici. Da lì si spostò a Genova, e nel maggio del 1701 raggiunse Parigi, invitato all’Académie Royale des Sciences. La sua fama gli garantì il monopolio delle preparazioni anatomiche su ordinamento del Re Sole Luigi XIV. Tuttavia, nel dicembre del 1701, all’apice della sua gloria, morì a causa di un’emorragia. Sepolto a Saint Suplice la sua tomba venne devastata quando divampò a fine settecento la rivoluzione francese. Durante la sua permanenza presso la corte medicea, si inquadrano le opere più importanti del Zumbo: Corruzione I (Trionfo del tempo), Corruzione II (Vanità della gloria umana), La Pestilenza, Conseguenze della sifilide (Morbo Gallico) e Anatomia di testa maschile (nella foto).

 

 

Però risulta interessante analizzare anche lo studio anatomico condotto negli ambienti esoterici ed alchemici, considerate vere e proprie scienze applicate fino all’età moderna, e che denotano un’interessante fattore artistico.

Nella Cappella Sansevero a Napoli (detta anche Chiesa di Santa Maria della Pietà – nella foto in alto), fatta erigere da Raimondo di Sangro, vi sono custodite innumerevoli opere dal fascino incisivo ed esoterico.

Tra le statue presenti nella cappella sconsacrata, è d’obbligo menzionare il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino (nella foto in alto a destra), ma il nostro interesse si concentrerà sulle macchine anatomiche, che sono conservate nella cavea sotterranea della Chiesa.

Secondo la leggenda popolare, Raimondo di Sangro con l’ausilio di un anatomista palermitano, tale Giuseppe Salerno, condusse determinati esperimenti che ebbero come risultato le macchine anatomiche. In tali dicerie, riportate anche dallo stesso Benedetto Croce in Scritti di storia letteraria e politica, il principe di San Severo (ossia il di Sangro), “[…] fece uccidere due servi, un uomo e una donna (nella foto laterale), e imbalsamarne stranamente i corpi in modo che mostrassero nel loro interno tutti le viscere, le arterie e le vene.

Sulla loro naturalezza o sulla presunta artificiosità delle macchine anatomiche vi è ancora forte perplessità, nonostante l’Archivio Notarile di Napoli testimonierebbe come Raimondo di Sangro abbia fornito lui stesso al dottor Salerno il filo di ferro e la cera necessari per il lavoro, mentre recentemente alcuni medici hanno appurato che vi sarebbero alcuni errori nella riproduzione del circuito sanguigno, confermando che non si tratta di veri corpi umani.

 

 

 

 

 

Ma se le macchine anatomiche custodite a Napoli nella Cappella Sansevero possono essere ritenute artificiose, la detta The Original Exhibition of Real Human Bodies, nota come Body Worlds, fornisce agli spettatori informazioni sull’anatomia e sulla salute attraverso lo scorticamento di corpi umani autentici.

I corpi che sono esposti in questa mostra non patiscono il processo di decomposizione, grazie all’ausilio della tecnica della plastinazione, un processo che consente la conservazione del corpo dopo il decesso, che venne ideato dal dottor Gunther Von Hangens quando egli era docente all’Università di Heidelberg nel 1977.

L’esposizione di oltre 200 corpi plastinati è tuttora in giro per il mondo, ed in Italia è stata esposta a Milano nella Fabbrica del Vapore, dal 3 ottobre 2012 al 17 febbraio 2013. 3

 

 

 

Gli oltre duecento corpi sono esposti in diverse attività giornaliere, sportive, e così dicendo. È indubbio il forte impatto che suscita l’opera ai visitatori: essa propone di vedere le funzioni organiche, le patologie, il meccanismo della massa muscolare durante una determinata attività, ma anche informare lo spettatore sugli effetti a lungo termine di malattie e dipendenze nocive alla salute.

In questo affascinante connubio tra la ricerca scientifica e l’arte anatomica, si consumano tuttavia anche innumerevoli romanzi gialli: mentre le fonti ufficiali affermano che i corpi appartenevano a dei donatori, ovvero persone che hanno disposto che i propri corpi venissero utilizzati per fini scientifici e medici dopo il loro decesso, una parte dell’opinione pubblica dichiara che alcuni dei corpi esposti siano appartenuti a dei condannati a morte e detenuti nei Laogai cinesi. Questa tesi è stata valorizzata in seguito voci dubbie, che dichiarano la massiccia presenza della Repubblica Popolare Cinese nel mercato nero riguardante il trapianto degli organi.

Ad alimentare ulteriormente tali pettegolezzi è stata una polemica mossa dai giornali di Hong Kong e Taiwan circa il corpo della donna incinta di otto mesi (nella foto in basso): quanto riportato dalla stampa asiatica, e rimbalzato in Italia mediante La Stampa, si sostiene che il corpo della donna appartenesse a Zhang Weijie, una nota star di un noto canale televisivo di Hong Kong, che aveva intrattenuto una relazione sentimentale con l’ex sindaco della città costiera Bo Xilai, e di cui già da tempo si sono perse le tracce.4

 

 

Tralasciando queste agghiaccianti supposizioni, sulle quali si potrebbero sollevare anche ulteriori dibattiti, tuttavia si evidenzia il forte legame tra l’arte e lo studio anatomico. Inoltre resta altamente simbolico l’impegno che l’arte assume nei confronti della ricerca medica e scientifica: abbiamo visto solo alcuni passaggi fondamentali e semplificato la storiografia artistica nell’ambito anatomico, altrimenti ricca di esempi. Ma su come l’arte si propone per descrivere i malati e le diverse patologie lo vedremo solo nel prossimo articolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 G. Ferrari, “Tra medicina e chirurgia: la rinascita dell’anatomia e la dissezione come spettacolo”, in Il Rinascimento italiano e l’Europa: le scienze, vol. V, Angelo Colla, Vicenza, 2008, pp. 344-345.

2 http://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_da_Vinci

3 http://www.progettodogma.it/blog/dfriday-body-worlds-gunther-von-hangens/

4http://www.lastampa.it/2012/08/20/esteri/il-corpo-dell-ex-amante-di-bo-xilai-usato-per-la-mostra-body-worlds-jcRpuEbe4jTsxYRFZIZd1K/pagina.html

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Letto 3059 volte Ultima modifica il Giovedì, 20 Febbraio 2014 09:03

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