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Sabato, 25 Gennaio 2014 20:25

UMANIZZAZIONE DELLA MEDICINA POSSIBILE GRAZIE A "RETE ARTE-MEDICINA"

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"Si deve auspicare l'umanizzazione della medicina grazie alla stupenda ed emozionante capacità di suscitare e veicolare emozioni proprie dell'arte in tutte le sue manifestazioni artistiche, dalla musica, alla poesia, al teatro, alla pittura, alla danza ecc."

E' esattamente con questa stravagante e coraggiosa premessa che si apre il convegno "Rete Arte e Medicina", un interessante incontro a cui hanno preso parte tutte le figure di spicco più importanti  in ambito territoriale e nazionale, e che ha avuto come sfondo la clinica "Città di Lecce Hospital",  attenta sostenitrice del progetto.

 

Il progetto "Rete Arte e Medicina", che fin dai suoi primordi ha potuto contare sul sostegno di enti variegati, quali fra tutti l'Università del Salento, il Conservatorio, l'Accademia delle Belle Arti, l'Asl di Lecce, l'Ordine dei Medici di Lecce ecc., è nato dall'idea del Dott. Ennio Brunetta, impegnato da anni nel costruire un sistema di sinergie multidisciplinare, che andasse ad abbracciare il mondo medico e quello artistico (oggi come oggi ancora troppo lontani tra loro) e attento a coinvolgere il cittadino e la comunità intera in un sentimento di appartenenza e cooperazione.

Inoltre, tale progetto è inserito nel dossier di "Lecce Candidata Capitale Europea della Cultura 2019", in cui si parla esplicitamente della creazione di un legame "tra medici e altri specialisti della salute" che permetterà a Lecce di partecipare "allo sviluppo di un approccio olistico alla medicina in cui l'arte e gli artisti avranno un ruolo importante sia nella conservazione e recupero della salute, sia  nell'umanizzazione della medicina".

A tal proposito, proprio il Sindaco di Lecce, Paolo Perrone, ha aperto il convegno con una notizia inaspettata e che fin da subito ha entusiasmato gli animi dei partecipanti: la nostra stupenda Lecce è finalmente entrata a pieno titolo nella tanto temuta "short-list" alla candidatura a Capitale Europea della Cultura 2019, un magnifico passo avanti per la nostra città che ha sbaragliato le altre città  aspiranti altrettanto promettenti, entrando di diritto nella lista delle sei città finaliste che si contenderanno l'ambito titolo. Il sindaco ha concluso affermando l'importanza basilare dell'arte e della cultura nel migliorare il capitale sociale di una comunità.

Subito dopo l'intervento del Sindaco la parola è passata alla Dott.ssa Rossana Becarelli, Direttore Sanitario presso l'Ospedale S. Giovanni Antica Sede di Torino, che ci ha brillantemente illustrato la sua posizione in merito al progetto "Rete Arte-Medicina", fondata sull'idea di arte come elemento essenziale in grado di agire da vera e propria cura per il paziente, e di medicina come un sapere che deve mettere su un piedistallo non solo la salute fisica dell'essere umano ma anche e soprattutto il suo benessere psicologico ed emotivo. Partendo da questo presupposto, un necessario riavvicinamento tra questi due poli costituisce il motore trainante della guarigione e del benessere di un paziente che, in momenti di bisogno, può trovare proprio in questo binomio la forza e gli stimoli indispensabili per reagire. Esempi di tale complementarietà sono stati già sperimentati in altre nazioni, pioniere di un'effettiva vicinanza e cooperazione tra arte e medicina, come l'America, la Gran Bretagna o la Finlandia, che addirittura  ha istituito una vera e propria cattedra con lo scopo di studiare i nuovi determinanti del benessere, raccogliendo ricerche a 360° su tutto l'arco di vita di un essere umano, dall'infanzia alla vecchiaia.

Di un'emozione senza eguali è invece stato l'intervento breve ma estremamente intenso del Dott. Leo Melossi, primario del Reparto di Riabilitazione dell'Ospedale Mauriziano di Torino, circa la sua esperienza con i comanauti, coloro i quali vivono in stato vegetativo e che, a detta dello stesso dottore, viaggiano nella speranza di un ritorno alla normalità, imprigionati in un corpo che non permette loro di comunicare quello che hanno dentro, ma con uno sguardo che parla tanto, che ti attraversa nel profondo e ti permette di entrare in contatto con la parte più remota di te stesso. A tal proposito riportiamo alcune strofe significative della meravigliosa canzone scritta proprio dal Dottor Melossi: "I comanauti hanno occhi come orizzonti / Non sono sguardi, ma abissi di universo / Non sembrano guardarti, ma ti passano attraverso / ti spogliano di certezze e del tuo convenzionale / I comanauti ti lanciano sempre una sfida / sono tutto ciò di cui hai paura / ti mettono sempre tutto in discussione / ma tu uomo non perdere l'occasione. / L'occasione di conoscere te stesso / di ritrovarti a profondità abissali / a sentire l'odore dell'umanità / Ma non dimenticare che lì c'è sempre un uomo". Il dottore spiega l'importanza del'aiuto reciproco perché "una coscienza si riorganizza solo se c'è un'altra coscienza ad aiutarla", se un comanauta decide il ritorno ha bisogno di punti di riferimento e a tal riguardo la creatività è il miglior strumento in grado di creare aggregazione tra vari individui anche molto diversi tra loro.

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Marzia Ianne

Laureata in "Scienza e Tecniche Psicologiche" all'Università del Salento. Da grande vorrebbe fare la psicoterapeuta o la scrittrice. Ama leggere qualsiasi cosa le capiti per le mani ma predilige i grandi classici della letteratura. Attualmente è tiratrice della squadra di carabina presso Poligono di Lecce.

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