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Sabato, 02 Febbraio 2013 21:27

INDICE DI MASSA CORPOREA: CIO’ CHE E’ NECESSARIO SAPERE

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Tutti lo avete calcolato almeno una volta, basandovi su tabelle pubblicate da libri e giornali, oppure sul biglietto rilasciato da una bilancia pesa-persone in una qualsiasi farmacia o centro commerciale. Eppure      l’ IMC non può essere preso come un valore assoluto per certificare la propria forma fisica. IMC sta per Indice di Massa Corporea altrimenti detto BMI o Body Mass Index. Storicamente deriva dal cosiddetto Indice di Quetelet descritto nel 1832 dal poliedrico matematico belga Adolphe Quetelet.  Fino a pochissimo tempo fa si otteneva dividendo il peso espresso in Kg per il quadrato della statura espressa in metri.

BMI = peso/ (altezza x altezza)

Inizialmente questo calcolo venne introdotto da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della medicina nutrizionale come un indice predittivo del rischio di mortalità. Infatti, un aumento del BMI al di sopra di 24.9 è considerato un fattore di rischio Cardio-metabolico. Oggi viene comunemente utilizzato anche per la definizione dello stato nutrizionale, permette di stabilire quanto il nostro peso sia al di sopra o al di sotto della giusta proporzione, ed è raggruppabile in sei categorie che vanno dal sottopeso al sovrappeso all’obesità di III grado. Si tratta di un’indicazione certamente importante, ma potrebbe non essere il metodo più adatto per stimare il rischio di ammalarsi, in particolare per quanto riguarda alcuni tipi di cancro, correlati alla condizione di chi ha molti chili di troppo. Tale indice infatti è spesso utilizzato in maniera grossolana poiché è errato considerare sufficienti  solo altezza e peso come dati per calcolare il “peso ideale”, trascurando altre caratteristiche importanti. La validità dell’IMC è maggiore quando utilizzato in studi su gruppi di popolazione, mentre per il singolo individuo può dare indicazioni non precise.

Vi faccio un esempio: prendiamo il BMI (avendo considerato peso e altezza) di un atleta con una massa muscolare molto sviluppata, essa stessa ragione di un notevole peso. Confrontiamolo ora  con il BMI di un suo coetaneo che ha la stessa altezza e lo stesso peso, stavolta causato da un accumulo di chili di troppo.  Il BMI in questo caso non distingue e mi dice che anche l’atleta è obeso ed ha un urgente bisogno di ridurre il suo peso. Come vedete l’IMC  va utilizzato con particolare cautela, soprattutto nelle persone un po’ più in là con gli anni proprio perché l’età comporta una inevitabile diminuzione della statura dovuta alla compressione della colonna vertebrale. E noi sappiamo bene dalle statistiche quale sia invece la fascia di età a rischio.

Oggi 1 febbraio 2013 viene diffusa dai media una novità: il vecchio calcolo dell’indice di massa corporea, è stato definito vecchio e subito sostituito da una nuova formula scoperta dai ricercatori della Oxford University, dando la colpa alla vecchia formula di far risultare i bassi più magri di quanto in realtà non siano.

Al contrario, le persone alte risulterebbero più grasse.

Il nuovo calcolo, definito più preciso perché bilancia più accuratamente il peso con l'altezza, è addirittura più complesso rispetto al precedente e si ottiene così: il peso si moltiplica per 1,3 e il risultato deve essere diviso per l'altezza elevata a 2,5.
Una brutta notizia dunque per le persone basse e una bella sorpresa per quelle alte.
Ma a questo punto mi chiedo:si può davvero affidare la valutazione dello stato nutrizionale generalizzando con una formula matematica, per quanto complessa essa sia? Il calcolo non è, comunque, perfetto perché non tiene in considerazione la struttura ossea dell'individuo, né la suddivisione di massa grassa e massa magra.
È necessario inquadrare il paziente nella sua storia clinica, familiare e genetica, prima di esprimere un giudizio su un rischio soggettivo. Ricordiamo comunque che maggiore è il BMI e maggiore è il rischio di ammalarsi di alcune malattie tra le quali alcune cardiopatie, diabete di tipo 2 ed alcuni tipi di cancro ma la valutazione dello stato nutrizionale e di salute non può prescindere dall’indagine sulla composizione corporea dell’individuo perché la percentuale e la distribuzione del grasso corporeo influenzano significativamente il rischio di insorgenza di alcune patologie cronico-degenerative.

E’ stato ormai ampiamente dimostrato che è sufficiente una riduzione del 10-15% del peso iniziale per indurre significativi miglioramenti di ipertensione, diabete e patologie cardiovascolari. Perciò va sottolineato che il messaggio da trasmettere è di puntare ad un obiettivo concretamente perseguibile: non si deve mirare al raggiungimento del cosiddetto “peso ideale”, numero teorico, espressione di calcoli che hanno solo valore statistico, e che è stampato in grassetto su quei bigliettini che di voi non conoscono nulla, pronti a buttarvi nel panico e nella giungla della miriade di diete “apparecchiate” per promettervi miracoli. Dovete rincorrere il cosiddetto "peso equilibrato", intendendo, con tale termine, quel peso che vi fa sentire in armonia con il vostro corpo, che vi fa vivere senza affanno e che vi permette buone condizioni di salute fisica, psichica e sociale.

Loredana Persano

Nutrizionista

 

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Loredana Persano

Dott.ssa Loredana Persano

Biologa Nutrizionista.

Laureata in Scienze Biologiche presso l’Università del Salento, ha svolto attività di ricerca nel campo delle malattie cronico-degenerative (Alzheimer-Parkinson) e sull'attività antiossidante di diverse matrici vegetali.

Ha studiato Nutrizione  presso il centro Studi e Ricerche Neuropsicofisiologiche di Roma per l’età pediatrica e adulta. Si occupa di programmi di psicoeducazione alimentare per la prevenzione dei disturbi dell’alimentazione e l’obesità. Collabora con Psy:i ( Lecce) per la riabilitazione nutrizionale nei disturbi dell’alimentazione: anoressia, bulimia, disturbo dell’alimentazione incontrollata, obesità.

Per ricevere informazioni e concordare una consulenza telefonare al 347/5574601

 

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