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Antonio Calcagnì

Antonio Calcagnì

Antonio Calcagnì, è un docente in pensione da tre lustri.

Da circa vent'anni si occupa di dottrine religiose dell'area mediterranea e indogangetica, cui ha dedicato un "Trattato storico sul pensiero religioso, dalla preistoria all'Islam", ancora inedito. Dal 1980 ad oggi ha pubblicato diversi libri di poesie, alcune biografie di personaggi locali significativi (Lu 'Ngiuccu Furieri" e "Omaggio ad un Capopopolo"), poi due edizioni (2004 e 2011) della Storia di Guagnano e Villa Valdassarri. Infine "La Mia Antologia", 265 pp delle sue più belle e significative poesie scritte dal 1963 al 2013. Da questo momento si è dedicato a scrivere saggi e articoli, oltre che per Guagnano/Informa, anche per Sali-c'è; perciò a cominciare dal 1° Maggio  i lettori di Sali-c'è troveranno sul sito una rubrica personale specializzata in tematiche di dottrine religiose ma anche di grande interesse per la storia locale e dei paesi viciniori. I lettori di Sali-c'è ogni mese  troveranno tre saggi, o articoli, uno di varia cultura storico-umanistica o d'informazione attuale, altri due su dottrine religiose a partire dalla protostoria all'Islam, il cui fine non è solo quello di raccontarle e divulgarle, ma di desacralizzare i miti che stanno a loro fondamento, conducendo il lettore a ragionare sui contesti geografici, storici e sociali che li hanno prodotti o inventati. In fin dei conti, l'odierna umanità non vive nell'era della tecnologia avanzata, della globalizzazione e dell'informatica? 

Venerdì, 01 Settembre 2017 12:11

A Lady Diana

 

In ricordo del ventesimo anno della morte di Lady Diana, il poeta e storico di Guagnano ANTONIO CALCAGNI’ mette a conoscenza dei suoi Lettori una sua toccante poesia scritta qualche mese dopo la tragedia avvenuta la notte fra il 30 e il 31 di agosto 1997.

Morte, antica morte,

Tu divelto hai al mondo una cara imago,

L’armonia incarnata delle grazie,

Messaggera d’amore alla diffusa sofferenza.

Un’auto ebbra di sublime dinamismo,

Un vento spietato di follia

Infransero la tua già mesta esistenza      ,

Povera principessa dal cuore di fiaba,

Nata nella mitica terra dei celti

Fiorita di leggende di amori infelici:

Tristano e Isotta la Bionda.

E se adolescente sognavi castelli di fate

Imenei di corte e prole regale

Vero poi t’apparve il principe azzurro

Che ti condusse a nozze con fiori d’arancio

Nell’Eden d’una corte dai fasti dorati

All’orbe scrivendo la più soave storia d’amore

Ma l’Invidia immortale ai fulgori avversa

Chiamò nell’ombra la Fata Morgana

Per ordirti infamie tra nidi di serpi letali;

E con filtri amorosi e calici d’inganni

Sciolse per sempre la tua favola bella.

Or ti compiangono i popoli della Terra

Tristi ché una  notte d’agosto

Si portò via i misteri della tua anima in pena

E poi sogni, paesi, miti, alberi, fiori e canti.

Morte senz’appello,

Che dal cielo segnasti la sua triste agonia

--E non ti valse l’urlo disumano nella notte

Dell’Astro di  Venere

A scalfire il tuo cuore di pietra!—

Nessuna replica, nessuna luce.

Rimpianti e rimorsi ignoti alla tua legge:

O forse ad un mito disfatto

Con altri consoli l’umana sete di sogni.

Poeti della Terra, nemici della morte,

Davanti al suo corpo straziato

Al suo volto inerme di giglio e rosa

--Figlia infelice dei nostri duri giorni!—

Che diremo alla storia, alle genti  lontane

In questa veglia di lacrime e di dolore?

Del suo ultimo istante

Né sillaba, né foglia, né parola

Al monotono diario di noi mortali,    

Nessun messaggio alla nostra arida fantasia.

Chi coglierà per lei magnolie e viole?

Chi coprirà per lei la pagina bianca

D’una fiaba incompiuta?

Ti canteremo noi, poeti dell’Eterno,

La favola bella che sognavi della vita,

La canzone cara al tuo cuore, o triste principessa,

Dal cuore gonfio d’amore e di pietà,

Finché sul tuo cippo a consolarti non verranno

Gli elfi gentili della notte!

Addio. Per sempre Addio!     

   

 

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Mentre il tema principale dei primi due saggi, come i lettori sanno, ha avuto come  argomento tutto il libro di Genesi, diviso in due sezioni, dal  capitolo  I-XI per il primo saggio e i restanti  (XII-L) per il secondo, dedico tutto il terzo saggio a YHWH, figura centrale di tutto l’A.T. La personalità  di questo Dio ha all’attivo un lungo curriculum evolutivo fatto di passaggi  da potente capo tribale della sola famiglia dei discendenti di Giacobbe (le dodici tribù), simile a tanti conterranei come  Milkom per gli Ammoniti, Kemosh per i Moabiti,  Melqart per gli Edomiti, Dagon per i Filistei, ed altri come Baal, Moloch, Ashtarte, Asherat, alla promozione di Dio nazionale  dello Stato di Israele per  raggiungere l’apoteosi  di Ente Supremo, l’Eterno Creatore e custode  di tutte le cose. Quest’ultimo passaggio è avvenuto  intorno ai secoli VII-IV a.C. ad opera di teologi e sacerdoti giudei, in particolare Esdra.   Sull’identità del nome di questo Dio nella storia degli Ebrei vi è sempre stata una controversia ancora oggi irrisolta, sia rispetto alla sua prima apparizione come creatore di tutte le cose, uomini compresi, sia sulla rivelazione  ad Abramo, quando gli promette una terra smisurata  “dove scorre latte e miele” e  “un popolo numeroso come la polvere della terra”. In effetti il Dio della creazione biblica dei cieli e della terra, poi della prima coppia umana, nella lingua ebraica si chiama Elohim, nome plurale anche se per convenienza i teologi di parte lo hanno sempre tradotto col singolare El o Eloah  in coerenza col  presunto Dio Unico della religione monoteistica. Tuttavia è lo stesso testo biblico a smentirli, quando nell’atto della creazione di Adamo ed Eva, dice: “Facciamo l’uomo a norma della nostra immagine come nostra somiglianza affinché possa dominare…” (Gn 1,26);  e successivamente: “Il Signore Dio disse allora: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi (noi chi?), conoscendo il bene e il male” (Gn 3, 22).  La verità è che nessun lessicologo di lingue semitiche conosce la vera traduzione del termine, per cui sarebbe consigliabile non tradurlo, lasciandolo nella sua forma originale; o tradurlo di volta in volta nei diversi significati che il contesto gli attribuisce. Sia come sia, il tetragramma YHWH compare  per la prima volta soltanto in Esodo 3,14 circa tre millenni dopo la creazione (1350-1250 ca.) senza alcun nesso con le divinità precedenti,  tranne nel suo carattere violento, sanguinario, genocida e sterminatore di popoli senza valutare la colpa personale degli individui. Casi di questo genere sono frequenti nei testi biblici, come quando a causa del peccato originale di Eva viene colpita di morte eterna tutta la sua discendenza futura, o la condanna a morte per annegamento di tutti gli abitanti della Terra col diluvio universale, come pure la distruzione di Sodoma e Gomorra con tutti i suoi abitanti senza risparmiare le creature innocenti.   Ora YHWH, il presunto Dio dell’Universo, solo dopo 430 anni di permanenza in terra straniera se ne accorse che “I figli d’Israele prolificarono e pullularono e divennero molto, molto forti, tanto che il paese si riempì di loro”. Il faraone, preoccupato che gli Israeliti prendessero il sopravvento sugli Egizi, proibì i matrimoni misti  fra i due popoli e ordinò: “Ogni figlio (ebreo) che nascerà gettatelo nel fiume: lasciate vivere invece le figlie” (Es 1,22). Inoltre gli Ebrei, sottoposti a fatiche  umilianti,  “gemevano per il lavoro: gridarono e la loro invocazione di aiuto salì fino a Dio. Dio udì il loro lamento, e si ricordò (che smemorato questo Dio!) della sua Alleanza con Abramo, con Isacco e con Giacobbe. Dio vide i figli di Israele e se ne prese cura” (Es 2,23).  A questo punto Dio, fattosi premuroso, incarica Mosè e suo fratello Aronne  a raggiungere il faraone con l’ordine perentorio di lasciare liberi gli Ebrei e farli tornare alla Terra Promessa. Questa volta Mosè, meno ingenuo di Abramo, chiede il suo nome prima di obbedirgli, perché  in un ambiente politeista ogni popolo aveva il proprio Dio. Risposta: “Io sono Colui che sono”, il mio nome è YHWH, e aggiunse: “Dirai: Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe mi ha inviato a voi” (Es 3,14). E’ lo stesso YHWH a precisare, se ce ne fosse bisogno,  di essere non il Dio Assoluto dell’universo, ma quello dei Padri; e forse neppure quello se poi anche Mosè  ci tiene a precisare (Dt 5,2-4):  “Il Signore nostro Dio (cioè YHWH) strinse con noi un’alleanza sull’Oreb (= Sinai).  Non con i nostri padri il Signore strinse quest’alleanza, ma con noi  che oggi siamo qui tutti vivi. Il Signore parlò con voi sulla montagna  in mezzo al fuoco  faccia a faccia; mentre io stavo tra il Signore  e voi per riferivi le sue parole”.  Qui si dice chiaramente che  YHWH non è il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe; e se poi Mosè ha parlato “faccia a faccia”  doveva essere un dio antropomorfo, più facilmente un capo militare come si evince dai testi in esame.

E qui occorre un chiarimento definitivo sul nome Ebrei: 1—YHWH non è il Dio dell’Universo; 2—Non è neppure  il Dio di tutti gli Ebrei (discesi da Eber della progenie di Sem, figlio di Noè, per cui  prima di essere Ebrei sono Semiti); 3—YHWH è solo il Dio degli Israeliti discendenti da Giacobbe, ma non tutti gli Ebrei  sono Israeliti; 4—Tutti i discendenti di Abramo sono Ebrei, come Edomiti, Madianiti, Moabiti, Ammoniti, Amaleciti, etc., ma le guerre di YHWH  (Dio dei soli Israeliti!)  sono  proprio contro di loro, per cui è anche il primo  antisemita della storia; 5—Quando YHWH  apparve per la prima volta sul Monte Sinai-Horeb e stipulò l’alleanza con Mosè, solo agli Ebrei israeliti si rivolse, che li aveva fatti uscire dall’Egitto; solo a loro donò il Decalogo per regolare la loro civile convivenza; 6—L’alleanza prevedeva fedeltà reciproca ai patti stipulati fra Dio e Mosè, in rappresentanza del popolo; 7—L’alleanza con YHWH si rinnovava periodicamente e ognuno poteva svincolarsi  a piacere e servire un altro Dio (Cfr. Gs 24,13-24); 8—Ovviamente una volta accettato il vincolo, occorreva fedeltà assoluta  di stampo militare per sperare nei suoi benefici; 9—Ogni  Israelita che tradiva l’alleanza riceveva un castigo terribile che a volte si estendeva non solo a tutta la sua progenie, ma perfino al  popolo intero come nel caso delle tante invasioni straniere; 10—Il linguaggio usato da YHWH ha solo un registro: quello minaccioso d’un capo militare che teme il tradimento delle sue truppe: castighi, ripicche, anatemi, ritorsioni, condanne, sventure, stermini, fulmini, distruzione e  morte. Un Dio sempre incazzato, sdegnoso, furioso, vendicativo spietato con chi osa opporsi ai suoi decreti.

Ora tornando al Faraone  che non lascia partire gli Ebrei,  YHWH punisce quel popolo infliggendogli le famose dieci piaghe, di cui l’ultima, la più atroce, uccide  tutti i neonati  “dal primogenito del Faraone che siede sul suo trono fino al primogenito della serva che sta dietro alla  mola, e ogni primogenito del …bestiame” (ma sì, abbondiamo!). E continua: “Ma contro i figli d’Israele neppure un cane aguzzerà la lingua, dall’uomo alla bestia, perché sappiate che il Signore fa distinzione tra Egitto e Israele” (Es 11,5).  Ma un Dio che si allea con un popolo contro un altro  può essere l’Eterno Assoluto di tutti gli abitanti del Pianeta?  Come scrive M. Biglino,  “di questo Dio dovrebbe occuparsi  più la psichiatria che la teologia”.   Da questo momento YHWH si mette a capo del suo popolo, gli Israeliti,  per conquistare la fantomatica “Terra Promessa”  strappandola ai popoli che vi abitavano legalmente da sempre col piglio d’un feroce sanguinario definito giustamente dagli  stessi autori biblici “Signore degli Eserciti”.  «Uccideteli, uccideteli tutti!”  è il grido di guerra che YHWH lanciava ripetutamente al suo popolo durante le azioni militari per assediare i territori altrui. La sua è la legge del taglione: “Occhio per occhio, dente per dente” (Esodo 21,13), peraltro mutuata dal codice di Hammurabi.  Ci sono centinaia di brani nei primi libri biblici veramente terrificanti, di cui ne riporto alcuni a dimostrazione della mia onesta presentazione. Mosè si intrattiene con Dio sulla montagna sacra per 40 giorni senza informare il popolo, il quale perde la fiducia e la pazienza del suo ritorno e si crea il simulacro di un altro Dio sotto forma di “Vitello d’oro”.  --Alla vista del vitello d’oro, Dio comandò ai figli di Levi: (ossia, i sacerdoti):  “Ognuno di voi si metta la spada al fianco; percorrete l’accampamento da una porta all’altra di esso, e ciascuno uccida il fratello, ciascuno l’amico, ciascuno il vicino.” – “In quel giorno caddero circa tremila uomini” e Dio ne fu compiaciuto” (Esodo 32,27).

Come già detto, un Dio spietato con chi fra il suo popolo lo tradisce con altre divinità: –“Dio ammonì la popolazione che, qualora non lo avessero ascoltato, avrebbe inviato loro le bestie feroci: “che vi rapiranno i figli, stermineranno il vostro bestiame, vi ridurranno a un piccolo numero, e le vostre strade diventeranno deserte.“  Guai al “popolo  eletto”  disobbedirgli (Lv 26,22). E continua: – “E se, nonostante tutto questo, non volete darmi ascolto, ma con la vostra condotta mi resisterete – anch’io vi resisterò con furore e vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati.” – “Mangerete la carne dei vostri figli e delle vostre figlie.“ (Lv 26,27-29). Ciò nonostante: -- “Gli uomini si dimostrarono indocili, perciò Dio fece sì che la terra si aprisse ed inghiottisse uomini, donne e bambini” (Nm 16,27). Nel capitolo  16 di Numeri (4° libro biblico) si parla di una sommossa da parte di tre leviti, Core, Datan e Abiram contro lo strapotere di Mosè e di suo fratello Aronne. Ovviamente Mosè li redarguì, e subito dopo: “il suolo che era sotto di loro si spaccò, la terra aprì la sua bocca e inghiottì loro, le loro tende, tutti gli uomini di Core e tutte le sostanze. Essi, con tutto quello che avevano, scesero vivi nello Scheol, la terra li ricoprì  e scomparvero dal mezzo  dell’assemblea. Tutto Israele che era intorno a loro  fuggì alle loro grida poiché dicevano: “Che la terra non ci inghiottisca!”. “Un  fuoco  uscì dal Signore  e “divorò i 250  uomini che offrivano l’incenso”.

Gran parte del libro Numeri è dedicato a raccontare le guerre e le stragi di YHWH mentre guida il suo popolo, per cui il lettore farebbe bene leggerlo per intero; tuttavia vi è un passo del testo che  vale la fatica di riportarlo. Si tratta del capitolo n.31  il cui titolo è già orribile per se stesso: Guerra santa contro i Madianiti e bottino.

“Il Signore disse a Mosè: “Vendica i figli di Israele dai Madianiti, poi ti riunirai al tuo popolo”. E’ bene ricordare al lettore che il popolo dei Madianiti discendeva da Madian, figlio di Abramo e Chetura, sua seconda moglie, per cui YHWH, secondo i testi biblici,  non è neppure il Dio di tutta la sola famiglia di Abramo, in quanto le sue guerre raccontate nell’A.T. colpiscono indiscriminatamente gli Edomiti, gli Ammoniti, i Moabiti, gli Amaleciti tutti discendenti dal Patriarca di Ur, per cui ebbene chiarire una volta per tutte che questo Dio si occupava soltanto degli Israeliti discendenti dal patriarca Giacobbe, detto  Israele; dunque un dio tribale come tanti altri del suo tempo. Dopo  che gli Israeliti avevano distrutto tutte le città,  massacrato il popolo e le bestie, di ritorno dalla spedizione il “pio Mosè” redarguisce i capi: “Avete lasciato in vita tutte le femmine?”…”Ora uccidete ogni maschio tra i bambini e ogni donna che non si sia unita ad uomo. Tutte le ragazze che non si sono unite ad uomo le lascerete  vivere per voi”.  Il bottino sottratto a quel popolo fu di un valore di 16.750 sicli d’oro (un siclo= a gr. 11,4).

Anche il 5°  libro, Deuteronomio,  esalta le imprese terroristiche di YHWH sempre eguali in tutti i testi dell’A.T., compresi i Profeti.            

Dt, 2:33– “Sotto la guida di Dio, gli israeliti sterminarono completamente gli uomini, le donne ed i bambini di Sicon”– “Non vi lasciammo nessuno in vita.“

Dt, 3:6 – “Sotto la guida di Dio, gli israeliti sterminarono completamente gli uomini, le donne ed i bambini di Og. Saccheggiarono il bestiame ed i possedimenti”.

Dt, 7:2 – “Dio parlò ad ogni uomo d’Israele e, riguardo i nemici, proclamò: “Tu li voterai allo sterminio; non farai alleanza con loro e non farai loro grazia.”

Dt 20:13-14 – “Dio stabilì le regole della guerra ordinando il massacro di tutti gli uomini. Tralasciò le donne, i bambini, il bestiame ed i possedimenti che potevano essere tenuti come preda”.

Dt, 20:16 – “Nelle città di questi popoli che il Signore, il tuo Dio, ti dà come eredità, non conserverai in vita nulla che respiri.”

Dt  28:53 – La punizione di Dio per i disobbedienti prevedeva che questi mangiassero “il frutto del proprio seno, le carni dei propri figli e delle proprie figlie.“

Esodo, 32:27 – Alla vista del vitello d’oro, Dio comandò ai figli di Levi: “Ognuno di voi si metta la spada al fianco; percorrete l’accampamento da una porta all’altra di esso, e ciascuno uccida il fratello, ciascuno l’amico, ciascuno il vicino.” “In quel giorno caddero circa tremila uomini”  e Dio ne fu compiaciuto.

Nel libro Levitico, 26:2-29 è scritto:  “Dio ammonì la popolazione che, qualora non lo avessero ascoltato, avrebbe inviato loro le bestie feroci: “che vi rapiranno i figli, stermineranno il vostro bestiame, vi ridurranno a un piccolo numero, e le vostre strade diventeranno deserte.  E se, nonostante tutto questo, non volete darmi ascolto, ma con la vostra condotta mi resisterete” – “anch’io vi resisterò con furore e vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati.” – “Mangerete la carne dei vostri figli e delle vostre figlie.“ Guai al “popolo eletto” disobbedire al suo Dio!

 Sempre in Dt 25:4-9 – “Il Signore disse a Mosè: Prendi tutti i capi del popolo e falli impiccare davanti al Signore, alla luce del sole, affinché l’ardente ira del Signore sia allontanata da Israele” . Una pestilenza divina sterminò  24.000 persone.

Tuttavia il libro biblico più raccapricciante in materia di guerre e di sterminio di popoli sotto la regia di YHWH è il sesto, di nome  “Giosuè” come l’omonimo personaggio che dirige  eserciti e azioni. Vale la pena di leggerlo perché da solo ci dà la cifra della criminalità di questo Dio biblico, ammesso sia mai esistito. Vi cito un episodio per fortuna più comico che tragico su YHWH,  “Signore degli eserciti”,  quello contro i Gabaoniti (Gs 10,8): “Il Signore disse a Giosuè (suo alleato): “Non aver paura di loro perché io te li do nelle mani; nessuno di quelli potrà resisterti”. Poi “il Signore scagliò su di loro dal cielo pietre così grosse ad Azeka, che quelli morivano sì che furono più quelli che morivano per quella grandinata di pietre che non quelli che uccisero di spada i figli d’Israele (Gs 10,12). Fu in quella circostanza che Dio dovette fermare il Sole per prolungare la giornata e portare a termine la battaglia come se, data la sua onnipotenza, non bastava il tempo ordinario.  In tutta la Bibbia ebraica la pena di morte è alla portata di tutti anche per peccati veniali come nel caso di: “Un uomo raccolse della legna di sabato. Per ordine divino dato a Mosè, “tutta la comunità lo condusse fuori dal campo e lo lapidò, e quello morì.“ (Nm 15,32).  Dunque Giosuè,  successore di Mosè, conquistò tutto il paese: le montagne, il Negheb, il bassopiano, le pendici e tutti i loro re. Non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni essere che respira, come aveva comandato il Signore, Dio di Israele.     

La Bibbia è un  contenitore di storie non solo assurde e crudeli, ma anche tragicomiche  che preti e catechisti fingono di ignorare. Penso al profeta Eliseo in 2° Re 2,23 – Eliseo camminava per strada quando 42 bambini si presero gioco della sua calvizie. “Egli si voltò, li guardò e li maledisse nel nome del Signore. Allora uscirono dalla foresta due orse, che sbranarono 42 di quei fanciulli.“ Oppure:   Il nemico si incamminò verso Eliseo ed egli, rivolgendosi al Signore, supplicò: “Oh, colpisci questa gente di cecità!. E il Signore li colpì di cecità secondo la parola di Eliseo.” (2° Re 6,18)–Un Dio sempre pronto e accomodante.

Verità o allegoria?  Per il Magistero della Chiesa  non c’è dubbio:  Poiché è  tutta parola ispirata da Dio (Cfr. “Dei Verbum”), come tale è tutta vera. Tuttavia, come abbiano  fatto i suoi teologi a darci di YHWH l’immagine rassicurante di un dio d’amore e di misericordia è un mistero  della fede, la prima virtù teologale di cui il pio credente deve dotarsi, pena la scomunica.   E la ragione? Si faccia benedire!

Quando l’attuale Papa  Francesco proclama ai fedeli in delirio che “le guerre in nome di Dio sono diaboliche”  sa di recitare il falso, perché non può  ignorare che  il Papato per molti secoli  ha legittimato guerre sante, crociate, persecuzioni, conversioni sotto la minaccia delle armi, la santa inquisizione, la caccia alle streghe, o la repressione delle minoranze, probabilmente  ispirandosi a YHWH o agli agiografi che se lo sono così immaginato.  Tutto a beneficio della Santa Ecclesia, delle sue caste sacerdotali superiori e inferiori che la sostengono, ovviamente,  per i loro  enormi interessi e privilegi. 

Che fare? Nulla direte:  “Cosa fatta capo ha!”.  Chi potrà mai scardinare l’impero politico-economico universale della Chiesa cattolica,  o dell’Islam?  Va ricordato che la religione è il più potente strumento psicologico-spirituale per plagiare le coscienze delle masse popolari e tenerle docilmente sottomesse al dominio politico, economico e sociale di chi governa, speranzose che in cielo sarà loro restituito (e maggiorato!) quello che  le è stato tolto sulla terra. Chiudo tornando al Dio  dell’Antico Testamento, Dio del solo Israele,  da cui siamo partiti e alla sua morale.  Tutto quello che il pio ebreo può aspettarsi dalla sottomissione incondizionata a YHWH è un esistenzialismo materiale fatto di necessità primarie, come possedere un pezzo di terra, una vita lunga meno stentata circondato dall’affetto di una numerosa prole. Una visione  cupa che fa dire al povero Qoelet   “La sorte degli uomini è la stessa che quella degli animali. Come muoiono questi così muoiono quelli. Gli uni e gli altri hanno uno stesso soffio vitale, senza che l’uomo abbia nulla in più rispetto all’animale. Gli uni e gli altri vanno verso lo stesso luogo: gli uni e gli altri vengono dalla povere, gli uni e gli altri tornano alla polvere. E non si sa se lo spirito vitale dell’uomo sale in alto e quello degli animali scende sotterra” (Qoelet 3,18-20).

Anche questa è Bibbia, parola ispirata da Dio, ma è bandita  sia dal catechismo, sia dalla liturgia della Messa per non insospettire i credenti. La verità si conosce, ma non si dice. Quando la teologia cristiana parla di Alleanze Dio-uomo, con Abramo e Mosè le prime, con l’avvento di Cristo nella storia la seconda, esse sono limitate al solo popolo di Israele, e non a quello dei cinque continenti che ne sono ignari ancora oggi. Gesù stesso dirà chiaramente ai dodici discepoli: “Non andate tra i Gentili (i non giudei) e non entrate nelle città dei Samaritani, ma andate piuttosto alle pecore sperdute della casa di Israele” (/Mt 10,5-6), limitando di fatto il suo raggio d’azione  al solo popolo di Israele. Se Gesù e YHWH per effetto della S.S. Trinità sono la stessa persona, perché hanno atteso tanti secoli per annunciare la lieta novella della vita eterna, limitata però solo a coloro che ci credono?  E quale sarà la sorte sia di tutti i viventi della Terra nati prima  dell’Avvento, sia di tutti coloro che non ne hanno mai sentito parlare?   Sono favole, solo favole per i grulli o per  “i poveri di spirito!”.  Ecco perché la FEDE sotto minaccia dell’INFERNO ETERNO !!!

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Mercoledì, 14 Giugno 2017 14:48

Saggio bilico n. 2: rivelazione ad Abramo

Mentre il saggio precedente aveva per argomentoi racconti mitici anti-diluviani’,  con questo secondo saggio  si entra nel vivo della presunta rivelazione ad Abramo, mitico capostipite del popolo eletto da Dio, ossia gli Israeliti (cfr. capitoli Gn 12-.50). Passato il diluvio e tornata la vita sulla Terra,  ElElyon (tradotto con l’Altissimo, un dio di grado superiore) distribuisce le terre ai  popoli attraverso i tre figli di Noè: Cam, Iafet e Sem (Cfr. Gn 10: La tavola delle nazioni). Sta scritto in Dt 32,8-9:  “Quando Elyon (ossia, l’Altissimo) divideva i popoli, quando disperdeva i figli degli Adam, egli stabilì i confini delle genti secondo il numero degli Elohim; (ogni popolo aveva il suo, come dirò).Perché porzione di Jahvè (Signore) è il suo popolo. Giacobbe  è sua eredità”.Insomma, per essere chiari, YHWH è uno dei tanti Elohim (L’A.T. ne nomina una ventina, come vedremo), ognuno dei quali  governava un popolo.  Il brano è chiaro: Elyon divide i territori della Terra ai vari popoli ognuno guidato da unEl (sing. di Elohim= tradotto con Signore),  una specie di caporeligioso, politico e militare, mentre a Jahvè tocca il popolo degli Israeliti. Ciò denota che YHWH non è un dio, ma  uno dei tanti capi-popolo con tutte le caratteristiche umane, perfino mortali (cfr. Sl 82). Ora tornando a Gn 10, l’autore  dopo aver enumerato i discendenti di Iafet e di Cam, si sofferma su quelli di Sem, antenato di tutti i Semiti, fra cui interessa Terach padre di tre figli: Abramo, Nachor e Aran.  Questi tre nomi,insieme a tanti altri ricordati, rappresentano la base antropologica non solo del popolo ebreo di cui si occupa l’A.T., ma di molti altri popoli che avrebbero occupato tutto il territorio della Palestina preistorica e della Mesopotamia.

Sistemate le cose alla meno peggio,  un El di nome Shaddai (propriamente dio della montagna o della steppa)si invola nella città di Ur  della Caldea a visitare un certo Abramo (figlio di Terach), un signore proprietario di armenti ma anche di schiavi e schiave. Dopo averlo individuato, lo chiama a quattro occhi dicendogli:  “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela / e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti mostrerò, cosicché faccia di te una grande nazione / e ti benedica e faccia grande il tuo nome, / e tu possa essere una benedizione. / Benedirò coloro che ti benediranno / e maledirò chi ti maledirà / e in te acquisteranno benedizione / tutte le tribù della terra” (Gn 12,1).Il Patriarca, senza pensarci due volte,  prende moglie, schiavi e animali col nipote Lot, figlio di Aran, e s’incammina verso la terra di Canaan,  abitata dai Cananei (i Camiti palestinesi), che il Signore aveva destinato alla sua discendenza. Entrambi, Abramo e Lot,  erano ricchi possidenti di bestiame, ma per una lite fra i loro pastori dovettero separarsi; il primo nella terra di Canaan, il secondo a Sodoma,  nella valle del Giordano. Dopo una battaglia vinta contro i nemici di Lot nella Valle dei re (Gn 14), Abramo ricevette la benedizione di Melchisedek,  re di Salem e sacerdote del Dio l’Altissimo (ElEyon), ma non si tratta di YHWH: “Sia benedetto Abram dal Dio  l’Altissimo, / Creatore del cielo e della terra!”, probabilmente Colui che aveva distribuito le terre alle nazioni (Gn 10).  Tuttavia, in seguito ad una  delle tante carestie, Abramo col suo clan deve trasferirsi in Egitto, dove  “Gli Egiziani e gli ufficiali del Faraone visto che Sara era una donna avvenente la presero e la condussero alla casa del Faraone. Intanto Abramo fu trattato bene per… causa di lei; e gli furono dati greggi,  armenti ed asini, schiavi e schiave, asine e cammelli” (Gn 12,14-16).  Si tratta di un chiaro  adulterio  a scorno del pio Abramo,  fatto “cornuto e contento”. Un’azione analoga si ripeteràa Gerar (Gn 20), quando Abramo presenta Sara al re Abimelech come sua sorella di cui si innamora. Questa volta Dio  stesso apparirà in sogno al re per avvisarlo che sta per commettere adulterio, il quale incolpevole rimprovera Abramo  per averlo  ingannato presentandogli la propria moglie come sorella: un Abramo recidivo! In seguito il Signore parlò ad un Abramo triste per non avere un  figlio, e gli disse: “Guarda in cielo e conta le stelle…Tale sarà la tua discendenza…“Abramo credette per fede, e: “Io sono il Signore che ti ha fatto uscire da Ur dei  Caldei per darti questo paese in possesso!”. Si tratta di una terra immensa dove scorre latte e miele, ossia la Palestina.  Intanto lo stesso Dio stipula un’Alleanza (la britmilà) col Patriarca che è  la seconda dopo  quella con Noé: “Ecco la mia alleanza con te: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni” (Gn 17,4) a patto che “sarà circonciso ogni vostro maschio. Vi farete recidere la carne del vostro prepuzio. E ciò sarà il segno dell’alleanza tra me e voi” (Gn 17,10). Ora la circoncisione era un’operazione crudele, praticata già prima presso alcuni popolipreistorici, ma gli autori biblici l’attribuiscono al Dio di Abramo. Il Patriarca obbedisce all’istante circoncidendo  tutti i componenti il suo clan, compreso il figlio  Ismaele avuto dalla schiava Agar col consenso della moglie Sara perché era sterile.

Se vogliamo essere realisti e sinceri si può parlare di primo caso  di  “utero in affitto”, oggi tanto deprecato dai moralisti cattolici.

Quando Abramo sentì dire “tua discendenza numerosa” dovette provare sconcerto a causa della moglie sterile, perché Ismaele come  figlio spurio nonaveva i requisiti  giusti per dare origine ad un popolo “eletto da Dio”; anche perché egli non sapeva che il Signore praticava la “fecondazione assistita” già prima che la Chiesa Cattolica la proibisse, per cui quando Sara, nella sua vecchiaia, si rivolse a  Dio per avere un figlio  tutto suo  fu uno scherzo da prete poterla esaudire; così all’età di 90 anni  partorì Isacco. Fu così che Dio promise ad Abramo quanto segue: “Alla tua razza io do questo paese, dal torrente d’Egitto fino al fiume grande, il fiume Eufrate” (Gn 15,16). Ora la descrizione vaga dei confini reali di questa Terra Promessa  ha fatto impazzire  lungo i secoli centinaia di storiografi, geografi, archeologi, politici etc. anche perché  dai racconti dei  primi testi biblici essi variano spesso. Pare che soltanto il re David  (1010-970 a.C.) sia riuscito a conquistare un territorio di tali dimensioni, tranne a dividersi in due regni dopo la morte di suo figlio Salomone: Regno di Giuda a Sud e Regno di Israele a Nord, fino a scomparire entrambi nei secoli successivi. 

Distruzione di Sodoma-Gomorra e storia di angeli.

Prima di proseguire col racconto della discendenza di Abramo, di cui si occupano  in gran parte gli autori di Genesi, ci colpisce un evento strano quanto raccapricciante: si tratta della Distruzione di Sodoma e Gomorra (Gn 19). Essa ha in anteprima  l’intervento sulla scena di tre visitatori ad Abramo e Sara mentre sostavano all’ingresso di una tenda all’ombra delle querce di Mamre (Gn 18). Chi sono?  Il testo dice “tre uomini”, ma uno di questi sarebbe stato Dio in persona perché davanti a lui Abramo “si prostrò fino a terra, dicendo: Mio Signore, ti prego…” mentre gli altri due, da quello che si dice nel racconto, erano due angeli diretti a Sodoma, come dirò. E qui sorgono due problemi di natura teologica: 1—Perché il presunto Dio perdona il fratricida Caino, e poi distrugge due città (forse cinque!) per peccati meno gravi? 2-- Chi sono gli angeli?

Alla prima domanda è difficile rispondere perché si tratta di poteri divini, alla seconda il Catechismo della Chiesa Cattolica (Sez. II Cap. I, Par. 5, art. 328) precisa: “L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione”.  Che sia “verità di fede” e non storico-razionale  non la mettiamo in dubbio come lo è tutta la Bibbia. Che la Tradizione sia unanime,  perché messa sullo stesso piano della Scrittura  per dogma, ne è la conseguenza, ma scarsamente convincente. Il testo originale ebraico li chiama “malakhim” (malakh al sing.), ma non sono affatto i messaggeri di Dio “incorporei, spirituali, dotati di intelligenza e preveggenza”.  In effetti proprio nell’episodio in questione (Gn 18,2-9) gli angeli sono uomini normali che “si lavano i piedi, si stendono sotto l’albero, mangiano un boccone di pane, focacce preparate da Sara, poi carne di vitello tenero e gustoso e bevono latte acido e fresco …”. Alla fine si recano a Sodoma, una città  dove insieme a Gomorra si praticava la perversione sessuale per distruggerla.Seguiamo il testo di Gn 19: “Quei due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto sulla porta…Non appena li ebbe visti li accolse a casa… Egli fece per loro un convito, cosse dei pani senza lievito e così mangiarono…”.altro che “incorporei e spirituali”.Salto qualche verso non necessario e vengo al punto.  Gli uomini pervertiti della città chiedono a Lot: “Dove sono  quegli uomini entrati da te questa notte? Portaceli fuori perché vogliamo abusare di loro!”. Lot li difende (ma gli angeli hanno bisogno di difesa?) dicendo: “No fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi pare, purché non facciate niente…”.  Lo immaginate Lot, re della città, scendere a simili sconci compromessi?  E Dio dov’era? Ma i sodomiti erano tanto assetati di sesso fino al punto di aggredire due angeli?  E non sono puri spiritifatti di luce? E chi di notte li aveva avvisati del loro arrivo? Chi ha scritto questa storia riteneva i suoi lettori tutti deficienti? O voleva dire qualcosa di senso diverso che  i teologi  hanno interpretato a loro modo per  tenere in piedi una dottrina morale esagerata per prevenire i credenti  a non commettere simili azioni? La teologia delle religioni monoteistiche, quella cattolica in particolare, ha sempre scaricato la colpa dei terribili eventi biblici (Peccato Originale, Diluvio, distruzione di Sodoma e Gomorra, ed altro) sugli uomini per farli sentire in colpa, ossia peccatori coscienti e bisognosi del perdono di Dio attraverso la mediazionedi Santa Romana Chiesa, eletta a tale scopo sulla terra(Es. Bolla Una Sanctam di Papa Bonifacio VIII del 18-11-1302“Nulla salus extra Ecclesiam”). Ora tornando all’episodio di Sodoma un altro passo dell’A.T. (Dt 29,22-28) ci dà un’altra spiegazione sulla causa della distruzione delle due città (ma il testo ne aggiunge altre due: Adma e Zeboim), attribuita alla collera di YHWH contro il suo popolo che aveva  tradito i patti dell’alleanza  adorando divinità  straniere (Peccato di idolatria).

Ma il racconto non finisce qui, ed ha di peggio. Gli angeli al mattino presto fanno sgombrare la città di tutti i familiari di Lot prima di essere distrutta da una pioggia di fuoco. Lot insieme alle due figlie “andò ad abitare sulla montagna perché aveva timore di restare a Zoar,  e si stabilì in una caverna. Or la maggiore disse alla minore: “Il nostro padre è vecchio e non c’è alcun uomo di questo territorio per unirsi a noi… Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui, e così faremo sussistere una discendenza da nostro padre”.Per abbreviare, entrambe fecero sesso col padre ubriaco e dormente e si fecondarono. “La maggiore partorì un figliolo e gli pose nome Moab. Costui è il padre dei moabiti d’oggigiorno. La minore partorì anch’essa un figlio e gli pose nome Ammon. Costui è il padre degli ammoniti d’oggigiorno” (Gn 19,30-38). Un esempio veramente edificante per le “Vergini figlie di Maria!”.

Una piccola riflessione: Il testo biblico dice che le ragazze erano fidanzate: “Lot uscì a parlare ai suoi generi, fidanzati alle sue figliole” (Gn 19,14). Però, era proprio necessario riportare in un testo sacro (presunto) un racconto tanto osceno che di più non si può? Eppure, l’esegesi corretta di questo brano risolveil mistero di questo racconto assurdo ma solo in apparenza. In effetti la risposta va cercata negli autori della Fonte J (jahvista) che per diffamare i popoli degli odiati Moabiti e Ammoniti che Davide aveva sottomesso ma ancora ribelli e indomiti s’inventarono la porno-scena. Nell’intenzione degli autori i due popoli sarebbero nati, per meglio disonorarli, non solo da due città come Sodoma e Gomorra punite da Dio per la perversione  sessuale dei loro popoli, ma anche da due madri tanto luride che di più non si può. 

L’A. T.  è pieno  di racconti immorali e assurdi anche peggiori di questo.

Ma tornando agli angeli (i malakhim) essi appaiono spesso nell’A. T., ma non  dimostrano mai di avere le caratteristiche spirituali che la teologia cattolica  ha voluto attribuire per dare alla Bibbia un taglio sacro.

Un altro episodio divertente quanto stravagante è quello riportato in Gn 32,23 intitolato “La lotta di Giacobbe”. Mentre il patriarca attraversava il torrente Jabbok con tutta la famiglia si scontrò con uno sconosciuto che gli impediva il guado. Ne nacque una colluttazione da cui Giacobbe ne uscì vittorioso. Chi era quello sconosciuto? Ma--pensate un poco--  Dio in persona sotto le sembianze di un angelo, il quale dopo averglichiesto il nome lo benedice con queste parole: “Non più Giacobbe sarà il tuo nome, ma Israele, perché hai combattuto con Dio ed hai vinto!”.  Il Dio dell’universo che si mette a fare il finto bullo con un uomo attempato, sposato con figli!   Che fantasia questi “ispirati” scrittori ebrei!  Sia come sia, i discendenti dei 12 figli di Giacobbe, fondatori di altrettante tribù, passarono alla storia col nome di Israeliti e non di “Giacobbiti” com’era naturale.  Ora torniamo ad Abramo e  a Sara, la quale felice di avere finalmente un figlio legittimo tutto suo cacciò via dalla sua casa  Ismaele con  la madre Agar, i quali fecero fortuna  fra gli Arabi, anche perché pure lui ebbe dodici figli (cfr. Gn 25,12-18) da cui discesero altrettante tribù che popolarono la loro penisola. Morta Sara alla bella età di 127 anni, Abramo si risposò con Chetura dalla quale ebbe sei figli, fra questi Madiandi cui incontreremo  i discendenti nel prossimo capitolo. Il Patriarca morì a 175 anni: “Lo seppellirono i suoi due figli Isacco e Ismaele nella caverna di Macpela…di fronte a Mamre. Ivi furono sepolti Abramo e Sara sua moglie” (Gn 25,8). Anche Rebecca era una donna sterile come la suocera, ma con la solita intercessione divina ottenne  addirittura un parto gemellare: Esaù e Giacobbe. Va subito chiarito ai lettori che i testi biblici, oltre  Sara e Rebecca,  citano un impressionante numero di donne sterili da sembrare una vera e propria epidemia. In effetti anche Rachele, moglie di Giacobbe, come dirò, era sterile, ma per grazia divina ebbe due figli, Giuseppe e Beniamino.  La biografia del primo è molto movimentata ed occupa ben 14 capitoli di Genesi (37-50 --La storia di Giuseppe in Egitto--), mentre la nascita del secondo  causò la morte alla madre partoriente. Fra le altre donne sterili nei racconti biblici divenute madri miracolosamente troviamo la madre del giudice Sansone (innominata) moglie di Manolach (cfr. Giudici 13);  Anna, madre di Samuele, donna tristemente mortificata a causa del marito Elkanache conviveva con un’altra donna di nome Pennina (cfr. 2 Samuele 6,5). E furono sterili anche Elisabetta, moglie del sacerdote Zaccaria e madre di Giovanni Battista,  ed Anna, madre di Maria Vergine,  moglie di Giovacchino e nonna di Gesù, detto il Cristo.

Tutto è possibile al Dio della Bibbia  per la fertile fantasia degli autori.

Ora  tornando  ad Abramo e alla sua discendenza, Isacco all’età di 40 anni, scampato al “sacrificio” voluto da Dio sul Monte Moira”, andò a cercarsi  moglie a Paddam-Aram (la Mesopotamia), “quando prese per sé Rebecca, figlia di Betuel  l’Arameo e sorella di Labano”  (Gn 25,20). Va ricordato che Betuel era figlio di  Nacor, fratello di Abramo, perciò Rebecca è cugina di sangue di Isacco.  Adesso occorre chiarire che gli Aramei erano un popolo semita, in quanto discendevano da Aram, della quintagenerazione di Sem; abitavano una regione storica menzionata col toponimo di Aram,  corrispondente all'altura posta a Nord tra il Tigri e l'Eufrate. Il centro più importante era Harran, rilevante snodo carovaniero dove un paio di generazioni prima vi era giunto Abramo con il suo clan, e lì avrebbe avuto la vocazione divina. 

Il Rabbino Capo della Comunità ebraica di Torino, Ariel Di Porto, sostiene: “Nella Bibbia antica Dio non esiste, perché YHWH è solo una divinità tribale. Quanto ad Abramo non ebbe la rivelazione di Dio, ma si trattò di una sua personale intuizione.  Solo a cominciare dal VI-V secolo a.C. iniziò un processo di rielaborazione e spiritualizzazione dei testi biblici più antichi che fece di YHWH il Dio Unico dell’Universo”.

(Forum di Milano del 6-03-2016).

Come appena ricordato Rebecca concepì due gemelli, Esaù e Giacobbe, il quale sottrasse con l’inganno la primogenitura spettante al fratello maggiore, per cui è considerato padre fondatore della nazione d’Israele(Gn 25). Esaù sposò donne straniere non circoncise perciò venne osteggiato anche dalla madre. Egli fu soprannominato “il rosso” (= Edom), per cui i suoi discendenti formarono una nazione  di nome Idumea,  la terra abitata dagli Edomiti. Questa occupava la zona a sud della Giudea e di Moab.  Giacobbe andò a lavorare presso lo zio Labano, dove s’innamorò della cugina Rachele, ma non poteva sposarla se non prima si maritasse Lia, sorella maggiore, secondo i costumi del tempo e del luogo. Poiché questa non trovava marito e Giacobbe scalpitava di mettere su famiglia, pensò bene di sposarle tutte e due (Gn 29), come  la pubblicità… del DASH: Prendi due e paghi una.Giacobbe si unì anche a Bila, ancella di Rachele e nacquero Dan e Neftali. Nel frattempo Lia fremeva, com’era giusto, d’esser madre pure lei e ne partorì ben sette (troppa grazia…), sei maschi (Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Issacar, Zabulon) e una figlia, Dina. Anche Lia permise al marito di concepire con la sua ancella Zilpa, da cui nacquero Gad e Aser.

E Rachele, la vera donna amata?  “Poi Dio si ricordò anche di Rachele, la esaudì e la rese feconda. Essa concepì e partorì un figlio e disse: “Dio ha tolto il mio disonore e lo chiamò Giuseppe” (Gn 30,23). Dopo ne partorì un secondo, Beniamino, il cui parto le costò la vita.

Come ho anticipato, la biografia di Giuseppe è un vero romanzo all’interno di Genesi; in effetti oltre ad occupare quasi un terzo di tutto il libro Genesi (14 capitoli su 50) è di importanza fondamentale per conoscere la storia antica del popolo israelita, tanto che perfino il Corano gli dedica uno spazio (SuraXII: Yusuf = Giuseppe).  Questo  ragazzo prodigioso, dopo varie disavventure provocate dagli stessi fratelli, finisce schiavo  in Egitto poi messo ingiustamente in prigione. Riconosciuto innocente e liberato per la sua profonda fede religiosa nel Dio degli avi, ma anche per le sue straordinarie doti di interpretare i sogni del faraone (innominato come tutti i faraoni citati nella Bibbia!) questi se lo sceglie come suo ministro e gli  affida alte mansioni. Fu così che riuscì a salvare da una grave carestia imperversata nella terra di Canaan, dimentico dei torti subiti, tutti i fratelli coi relativi clan, facendoli entrare nella terra del Nilo, accolti bene anche dal sovrano per i meriti di Giuseppe.Secondo alcuni calcoli, l'entrata dei familiari di Giuseppe in Egitto corrisponde all'invasione degli Hyksos, attorno al 1790-1750 a.C.  Che poi siano entrati in Egitto al seguito degli Hyksos o sfruttando i nuovi dominatori del delta del Nilo, oggi non possiamo saperlo.

Giuseppe si ricordò anche del vecchio padre Giacobbe, ormai cieco, che lo volle con sé in quella terra, il quale prima di morire  all’età di 147 anni benedisse i suoi figli (Gn 49) e profetizzò a ciascuno di loro la terra che avrebbe ricevuto in eredità.Giacobbe, fatto imbalsamare, fu seppellito  “nella caverna del campo di Macpela che Abramo aveva comperato col campo  da Efron l’Hittita come proprietà sepolcrale e che si trova in faccia a Mamre” (Gn 50,13). Giuseppe, che aveva sposato l’egizia Asenat, morì in Egitto vecchio di 110 anni, lasciando due figli, Efraim e Manasse che divennero capi tribù in Israele e occuparono la terra che sarebbe toccata agli zii  Ruben, Simeone e Levi esclusi dal padre, in quanto Ruben, il primogenito,fu sorpreso nel letto con Bila, la serva di Rachele: “non avrai preminenza perché salisti sul letto di tuo padre; allora tu profanasti il giaciglio della consorte” (Gn 49,4).  Sono esclusi dall’eredità paterna anche Simeone e Levi per la violenza spropositata sia nei confronti di Sichem, il quale aveva stuprato la loro sorella Dina ma con l’intento sincero di sposarla, sia di tutto il suo popoloinnocente dopo averlo depredato. Ciò spiega (o l’autore intende spiegare) perché Giuda  divenne primogenito benché quarto dei 12 figli prendendosi  la parte maggiore di eredità, ossia la Giudea, altrimenti inspiegabile.

Dunque, con Giacobbe si concretizza (si fa per dire!) la promessa fatta da Dio ad Abramo rispetto alla terra e alla discendenza numerosa. Tuttavia questa terra prima di conquistarla rimarrà un miraggio per molti secoli, perché  gli Israeliti divennero servi del popolo egizio e sfruttati per 430 anni, mentre il Creatore, distratto come sempre, si era dimenticato della promessa fatta ad Abramo d’una terra “dove scorre latte e miele”.

Con la Rivelazione di Dio ad Abramo  la teologia cattolica fa iniziare la storia della salvezza del genere umano, anche se gli autori ebrei dell’Antico Testamento hanno sempre negato l’esistenza diun’anima immortale, né una  seconda vita dopo la morte in un misterioso Aldilà: “Ricordati uomo, che polvere sei  e alla polvere farai ritorno”,  questa è la loro escatologia, e che dopo la morte ci aspetta lo She’ol,  una tomba materiale da cui non si fa ritorno. La storia della Rivelazione di Dio ad Abramo, secondo gli  studiosi esperti del testo  biblico, si fa risalire intorno al XX-XVIII secolo a. C., quando il popolo ebraico  non si era ancora costituito, tanto meno si era formata la sua scrittura; tuttavia i moderni studiosi accademici dei testi biblici  ritengono Abramo, come tutti i patriarchi biblici, solo figure leggendarie mai esistite. In mancanza di testimoni oculari i racconti appartengono al genere mitico-favoloso, frutto di pura fantasia di cui i teologi giudei e cristiani si impossessarono per creare  la loro religione. Prima del IX secolo a.C. gli Ebrei non ebbero una scrittura adeguata per fissare in un testo  scritto la probabile tradizione orale degli eventi più antichi,per cui non può che trattarsi di una ben congegnata finzione letteraria. I primi testi scritti dell’A.T. si fanno risalire al IX secolo a.C., ma tre secoli dopo vennero  ripresi,  riveduti e corretti in seguito alla conoscenza degli antichi libri sacri sumero-babilonesi da parte  della casta sacerdotale durante la “Cattività babilonese”  (587-539 a.C.). Fu allora che gli scribi giudei sacri e profani produssero  una vasta letteratura mitico-storico-religiosa ed etica allo scopo di dare una dignità  sacra ai loro antenati come tutti i popoli allora conosciuti, passando fra l’altro dal millenario politeismo al monoteismo assoluto, elevando YHWH da Dio tribale a nazionalee poi universale sul modello del  babilonese Marduk o di Assur, Dio degli Assiri. 

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Mercoledì, 03 Maggio 2017 09:25

PRIMO - CINQUE SAGGI SULL'ANTICO TESTAMENTO

NOTA AI  LETTORI  del blog di  Salic’é,  di Antonio Calcagni

 

Il presente saggio è il primo dei cinque  dedicati all’A.T., (cui succederanno gli altri quattro), ossia ai suoi contenuti reali, mitici, storici e sociali che  ne compongono l’ordito e ne riempiono la trama. Ovviamente si tratta di una scelta personale, ritenuta la più logica fra le tante possibili, ossia l’unica che tiene uniti tutti i suoi eventi storici e leggendari, nonché i personaggi  di questo grande poema scritto da un numero imprecisato di autori, di cui si ignora il vero nome, la provenienza, la lingua originale usata, il tempo e il luogo, e non è chiaro neppure il movente che li avesse spinti a  mettere insieme tanti testi diversi per comporre il proprio canone. Il criterio col quale sono stati selezionati e messi insieme sarebbe stato quello della “ispirazione divina”, ma poi non si capisce perché i cattolici ritengano  ispirati, ossia “sacri”,  46 testi, i copti 41, gli ebrei e poi i protestanti 39, i samaritani soltanto sei, e tante altre varianti. Questo significa che se uno è nato nel nord della Galilea (Samaria)  ha un canone ridotto ai soli primi sei libri della Bibbia ebraica (Pentateuco più il libro di Giosuè) , mentre noi occidentali dell’area cattolica abbiamo un numero più pesante, di quarantasei libri. Il riferimento è, come già detto, all’A.T. perché per il Nuovo  ci sono  in apparenza meno problemi: tutti i cristiani, ortodossi, cattolici e protestanti, hanno accettato un numero eguale di 27 libri con qualche variante nella formulazione della dottrina abbastanza significativa. Prima di passare alla trattazione degli argomenti, cioè agli eventi  metastorici e reali, occorre ricordare al lettore che l’Antico Testamento può essere definito, senza timore di essere smentito,  uno dei tanti poemi mitici, storici e religiosi di cui si hanno modelli sia presso le civiltà più antiche di quella ebraica, di cui gli autori antico-testamentari conoscevano abbastanza bene e ne hanno “plagiato”  i contenuti e le forme letterarie, sia presso le civiltà contemporanee e posteriori (Grecia, India ed Iran). Penso  al poema di Gilgamesh, epoca sumera (2500 a.C.) poi rifatto sia dagli Akkadi, sia dai Paleo-babilonesi col titolo “L’Epopea di Gilgamesh”  che gli scrittori ebrei esiliati conobbero durante la “Cattività babilonese” (VI sec. a.C.) e ne riportarono alcuni racconti in Genesi, come il Giardino dell’Eden (Gan eden),  il Peccato originale, il Diluvio Universale, il personaggio Noè  che nelle lingue sumera e akkadica si chiamava Utnapishtin, ma anche Ziusudra e Atrahasis, idem per la leggenda della Torre di Babele. La stessa biografia di Mosè ha molti riferimenti con la vicenda storica del re Sargon I dell’Akkadia (2295-2284 a.C.), e gran parte dei precetti del Decalogo, che Dio avrebbe dettato a Mosè sul Monte Sinai, in effetti provengono dal Libro egizio dei Morti.  E per finire ricordo che il racconto biblico della Creazione con cui inizia Genesi (1,1- 25)  è simile a quello del poema paleo-babilonese “Enuma Elish” . Sia come sia, per maggiori informazioni sull’argomento  consulti il cap. Terzo del mio libro “Esegesi critica delle sacre scritture” (Ediz. Publigrafic  gennaio 2017).  Ora la propaganda cattolica è riuscita a far passare nella cultura occidentale come originali e ispirati da Dio i testi della Bibbia, e mitico-fantasiosi quelli dei poemi sumerici e paleo-babilonesi: il bue chiama cornuto l’asino! Ora tornando all’Antico Testamento, propriamente a Genesi, il libro primo che insieme ai successivi quattro (Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) compongono il Pentateuco, cuore pulsante di tutta la materia biblica, ebrea e cristiana, con riferimento a storia, teologia e dottrina,  il primo argomento da affrontare è quello relativo al Dio nell’atto della Creazione dei Cieli e della Terra, e poi della prima coppia umana. Si tratta di una serie di tematiche appartenenti, secondo la critica razionale, alla categoria del mito o della metastoria: in effetti quale certezza abbiamo, quale testimonianza, chi poteva essere presente all’atto creativo cosmico o della prima coppia umana sulla Terra?  La dottrina del Magistero della Chiesa, soprattutto nelle sue encicliche, sostiene la validità di una lettura storica, nel senso che gli eventi raccontati nei primi undici capitoli di Genesi sono realmente accaduti, tranne poi ricorrere alla Fede, anzi al “mistero della Fede” per convincere gli scettici sapendo di non poterlo  dimostrare con prove oggettive e razionali. In effetti è così: Esiste una doppia esegesi biblica, una di livello accademico,  i cui membri negano la possibilità di provare con certezza la vera esistenza di Dio o del Peccato originale;  e una  pseudo-verità “low cost” per “i poveri di spirito”  o di cultura limitata. Al di là di queste considerazioni, il presente saggio tratta i  temi  più rilevanti contenuti nei primi undici capitoli  di Genesi fino al diluvio:

1—Il Creatore dei cieli e della Terra resa vivente e vivibile;

2—La creazione della prima coppia umana;

3—Il Peccato Originale;

4—Caino, Abele  e il monogenismo;

5—La malvagità degli uomini punita col Diluvio;

6—Noè, e i suoi figli Sem, Cam e Iafet.

--Punto primo: “In principio dio creò i cieli e la terra…”  Ora, la moderna critica testuale e lessicale contesta la traduzione volutamente errata del termine ebraico Elohim col Dio  della teologia occidentale, ossia: Creatore dal nulla, Eterno, Onnipotente, Onnisciente e tanti altri altisonanti epiteti.  Anzitutto, secondo  gli specialisti della lingua ebraica, Elohim è un termine intraducibile, cioè non trova un corrispettivo in altre lingue; è anche un termine plurale, e al massimo dovrebbe significare “gli Dei”, ma le cose non stanno così. Il termine Elohim, secondo lo studioso ormai di fama mondiale Mauro Biglino, acquista fisionomia e funzione nei contesti  in cui  di volta in volta appare, per cui nei testi biblici viene tradotto con: governatori, legislatori, capi militari, uomini potenti, mai come Dio o gli Dei. Del resto gli elohim saranno anche governatori potenti di popoli,  ma fallibili e mortali come tutti gli umani (cfr. Salmo 82,6-7). Conclusione: Se nella lingua originale dell’A.T.  non c’è il termine  Dio come lo intende la teologia, è perché manca anche il concetto per indicarlo, per cui parlare di monoteismo ebraico è una eresia.   

La stessa critica va fatta al verbo creare, soprattutto dal Nulla; in effetti il verbo ebraico barà  tradotto con creò  è volutamente falso, perché il suo vero significato è. “intervenire in un luogo già esistente per migliorarlo e renderlo più comodo  alla vita” . Questo è potuto accadere perché i metafisici occidentali hanno voluto considerare spirituali e sacri i testi dell’A.T. , che in effetti sono soltanto profani. Si tratta di un metodo applicato ad altri importanti argomenti come dimostrerò di volta in volta.

--Punto secondo. Circa la creazione della prima coppia umana siamo alle prese con un gran pasticcio. In Genesi 1,26  l’autore (Fonte sacerdotale) dice che la prima coppia umana: “maschio e femmina li creò”,  a “sua immagine e somiglianza”  senza darli un nome.  E  fin qui c’è poco da dire; ma subito dopo (che smemorato questo Dio!) si accorge che il maschio, denominato Adamo, vive solo in mezzo alla natura, e non ha una compagna femmina con la quale procreare.  Come tutti sappiamo gliela procura con una operazione chirurgica estraendola  da una costola di Adamo, dopo averlo ipnotizzato per bene (Allora il Signore Dio fece cadere un sonno profondo sull’uomo, che si addormentò…),  chiamandola Eva.  

--Punto terzo: E passiamo al famigerato Peccato originale, Gn 3,1: . —“Il serpente… disse alla donna: «E' vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». -Ma il serpente  disse alla donna: «Non morirete affatto! -Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». - Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. - Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture”. 

Ora se la curiosità, madre della scienza, diventa peccato, Dio come voleva l’uomo, un eterno cavernicolo?  Sia come sia, unica  vera punizione: 

--Alla donna:Farò numerose assai le tue sofferenze  e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».  

--All’uomo:  “Maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. -Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai

Gli Ebrei ortodossi, veri titolari dell’A.T. , non hanno mai dato valore tragico a tutta la futura umanità, consapevoli che dopo la morte li aspetta lo sche’ol, una fredda tomba: “ricordati uomo, che dalla polvere sei stato tratto: perché polvere tu sei  e in polvere tornerai” (Gn 3,16 , ed è l’unica verità  contenuta in tutta la Bibbia, fuori di ogni mistificazione teologica.   

E’ stato Paolo di Tarso l’inventore della sciagurata esegesi di questo presunto peccato, pilastro unico su cui si regge la nuova religione, cioè il vero fondatore del Cristianesimo all’insaputa di Cristo, il quale essendo un ebreo verace non avrebbe mai sognato di creare una nuova religione  a danno della propria. La logica di Paolo è questa: Siccome  mio nonno fu peccatore,  tutti i discendenti saranno peccatori!  Dopo una lunga elaborazione  di questo Peccato  a partire dalla patristica la tradizione della Chiesa cattolica ne fece un dogma fondamentale della sua dottrina entrato in vigore nel Concilio di Trento (1545-63). Nell’attuale Catechismo della Chiesa cattolica suona così: “La trasmissione del peccato originale è un mistero (!) che non possiamo comprendere appieno (?).  Si tratta di un peccato che sarà trasmesso per propagazione (!) a tutta l’umanità”.  Insomma, per colpa di due  ancestrali sconosciuti progenitori è nata una religione totalitaria che ficca il naso perfino sotto le coperte di due coniugi per spiare se la copula è per procreare, o per il solo piacere ritenuto un peccato.    

--Don Ermis Segatti, sac. e docente di teologia cattolica all’Università dell’Italia Settentrionale, sul Peccato di Eva ha detto: La teologia cattolica ha esercitato attraverso il Peccato originale un maneggio su Dio fuori misura. Hanno deciso il destino dell’umanità con una leggerezza mentale preoccupante. Le conseguenze catastrofiche sull’umanità sono state ampiamente sconfessate, purtroppo usate in teologia”.

--Il cattolico Vito Mancuso, docente di teologia all’Università S. Raffaele di Milano, nel suo libro: “L'anima e il suo destino",  (Prefazione del cardinale C. M. Martini, afferma: il peccato originale è un'offesa alla creazione, un insulto alla vita, uno sfregio all'innocenza e alla bontà della natura, alla sua origine divina". 

--Anche il pastore protestante della Chiesa Valdese Daniele Garrone, uno dei maggiori esperti di A. T. ; docente ordinario in varie  università,  sul P.O. ha detto:

“Poiché nel mondo è sempre esistito  il Male, l’uomo si domandava: E se la colpa è nostra?  E’ nato così il  mito del Peccato, ma la fonte è babilonese”. 

Eppure per il capriccio di un uomo, peraltro esonerato da ogni carica sacerdotale perché fisicamente riformato (cfr. Lv 21,16-24), è nata una religione che da venti secoli illude e inganna 1/3  di tutta l’umanità.

--Punto quarto: Caino, Abele e il monogenismo.  Come tutti  sapete Caino uccise Abele, entrambi figli di Eva, e non si capisce dove abbia trovato moglie visto che l’unica donna esistente era sua madre.  Il testo dice: “E Caino partì dalla presenza del Signore e abitò nel paese di Nod, di fronte a eden”, dove poi trovò moglie che partorì Enoch.  Questo dimostra che ai tempi di Adamo esisteva già un paese chiamato Nod. Da quale coppia umana sarebbero discesi gli abitanti di questo paese? Non certo da  Adamo ed Eva i cui tre figli, Caino Abele e Set, erano tutti maschi! Come si concilia il monogenismo sostenuto dalla Chiesa cattolica, antiscientifico, addirittura dogmatizzato con l’enciclica di Pio XII   la Humani generis”  datata 1950?  C’è chi si arrampica sugli specchi, come il teologo Padre Angelo  Bellon, che ha giustificato questa carenza di donne citando un brano biblico contenuto in Gn  5,3-5: “Quando Adamo ebbe 130 anni generò un figlio a sua somiglianza, conforme alla sua immagine, e lo chiamò Set.  E dopo aver generato Set (che sostituì  Abele) i giorni di Adamo furono ancora di 800 anni, e generò altri figli e figlie”. Dunque, avendo generato  “figlie” --dice il sacerdote-- probabilmente,  fra queste avrà trovato moglie Caino (una sorella di sangue!).   Comunque,  per i teologi non c’è mai limite alla loro fantasia!                                                                               

--Punto quinto: La malvagità punita col diluvio.

Dio, dopo aver creato la prima coppia umana  (Gn 1,26 ne distrugge tutta la discendenza col diluvio universale senza risparmiare i bambini innocenti e tutti gli animali della terra:  

1--E Dio  disse: «Facciamol'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo”; poi specifica: —“Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò”. 

In seguito: –“Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male (?). - E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo”.  Dopo: “ Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e rettili e gli uccelli del cielo perché sono pentito d’averli fatti”.  (Si salvarono soltanto i pesci perché sapevano… nuotare).

Quello che stupisce di questi versetti sono due affermazioni. 1—Se Dio ha creato gli uomini a sua immagine e somiglianza, ossia della stessa essenza spirituale, come fu   possibile un comportamento violento e malvagio?  2—Come ha fatto  un Dio onnisciente non prevedere l’esito negativo del suo operato,  fino a pentirsi come un comune mortale?   Poi continua:  “Allora Dio disse a Noè: Mi son deciso: la fine di tutti i mortali è arrivata, poiché la terra è piena di violenza…Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore perché era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio”.  

Dunque, il primo genocidio della specie umana sul pianeta Terra va messo sul conto del presunto Dio biblico, Padre di Gesù e 1^ Persona della S.S. Trinità.

--Punto sesto: Passato il Diluvio  Noè offrì un sacrificio al Signore, il quale  promise che non avrebbe mai più  fatto un altro genocidio (Gn 8,20).   

2--“Allora Noè (sceso dall’Arca) edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali puri e uccelli puri e offrì olocausti al Signore. Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo…né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto finché  durerà la terra”.

Gli effetti della “soave fragranza” del sacrificio ha reso più buono  “il Creatore dei cieli e della terra”  tanto che subito dopo : -Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra”.Poi:Dio disse a Noè e ai sui figli con lui: - «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con i vostri discendenti dopo di voi”.  (Gn 9,1-3).         

A questo punto l’ira di Dio si è placata, amicizia e pace  (nuova alleanza) fra Dio e gli uomini  sono rinnovate, sta per iniziare una nuova èra, quella post-diluviana,  la terra si ripopola attraverso i tre figli di Noè  Sem, Cam e Iaphet, per cui gli effetti del Peccato Originale sono stati annullati –così dovrebbe sembrare!—  Eppure per la dottrina della Chiesa cattolica le cose non stanno proprio così,  perché con la vocazione di Abramo (da Gn 12 in poi) inizia la vera storia della salvezza del genere umano. Salvezza da chi, da che cosa?  La prima umanità, quella  peccatrice, non ha pagato il conto alla giustizia divina  con la morte per annegamento (il diluvio universale) senza intaccare  l’umanità  futura?  Oppure anche questa è rimasta contaminata da un peccato non commesso?  Neppure la “benedizione del Signore”  è servita a cambiarne la sostanza e l’essenza? Allora tocca a Lui, Creatore di tutte le cose,  prestare maggiore attenzione a quello che fa  per non  doversi “pentire” più volte come si legge nei testi antico-testamentari:  ne va della sua credibilità.  Ovviamente, facendo finta che la Bibbia racconti delle verità ispirate da Dio, di cui oggi (non più analfabeti!)  siamo in molti ad essere dubbiosi, se non proprio scettici.    

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Lunedì, 20 Marzo 2017 20:05

ESEGESI CRITICA DELLE SACRE SCRITTURE

Per tutti i Lettori di Salic’è assenti ma impediti a partecipare all’evento, pubblico una sintesi del discorso tenuto al pubblico di Guagnano (il 5-Febbraio) e di Leverano nella sede di “Mujmune” (il 9 marzo) 2017 del mio libro ESEGESI CRITICA DELLE SACRE SCRITTURE allo scopo di tenerli informati e partecipi. I miei saggi di cultura biblica continueranno, come prima, senza interruzione di continuità.

1—INTRODUZIONE ---Come avete ben capito l’oggetto di questo mio ultimo libro è la Bibbia, in entrambe le parti in cui i Cristiani la divisero, ossia A. e N. Testamento. Prima di entrare nell’analisi critica dei suoi contenuti, desidero precisare che la Bibbia è il libro più diffuso nel mondo, che una famiglia su due ne possiede una copia, ma è anche il libro meno letto nel mondo anche perché ai credenti basta solo la fede per l’approccio col sacro, e fede significa “Credere-Obbedire-Combattere” senza sapere e capire il perché. La Bibbia ha ispirato tre religioni: l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam: tutte e tre credono nello stesso Dio, nella stessa Rivelazione, negli stessi Patriarchi e negli stessi Profeti; eppure non si trovano d’accordo su nulla: né sulla teologia, né sulla dottrina, né sulla prassi cultuale e rituale. Da quando sono apparse si sono scontrate su tutti i fronti, hanno procurato migliaia di guerre sante ed hanno sulla coscienza milioni di morti in nome del loro Dio. Guerre e stragi gratuite sono attive ancora oggi in tutto il mondo, musulmano e cristiano, come ognuno di noi sa attraverso l’informazione mediale.

--Le religioni vennero istituzionalizzate dai poteri forti, ossia politici, religiosi ed economici come strumenti ineguagliabili per sedurre le masse popolari e far loro accettare tutte le ingiustizie e le diseguaglianze di questo mondo, promettendo in cambio il paradiso nell’aldilà. Questo è potuto accadere, e accade ancora oggi, perché la natura dell’uomo è quella di essere superstiziosa1, e la religione è la più grande superstizione creata ad arte da uomini astuti e senza scrupoli per soggiogarla; una melassa che condiziona cuore, mente e spirito. Nel mondo attuale esistono circa 250 religioni, fra sette e sotto-sette, e tutti i loro seguaci sono convinti che soltanto la loro è quella vera, e sono pronti al martirio per testimoniarla. Il Grande Einstein definì la religione una grande superstizione. Mentre si parla spesso di “guerre di religione” che la Fede giustifica, nessuno ha mai sentito parlare di “Guerre in nome della scienza”, perché si fonda sulla Ragione. Ecco perché Fede e Ragione sono due categorie dello spirito inconciliabili.

Fortuna che oggi si è sviluppata una vasta letteratura non solo laica ma anche cattolica all’interno della stessa Chiesa sulle discipline religiose che ha prodotto e continua a produrre migliaia di libri e saggi critici di cui le nuove generazioni sentono il bisogno di conoscere per vederci più chiaro nel misterioso mondo dello spirito. In effetti oggi i libri più richiesti e venduti dal mercato editoriale sono proprio di questo genere, perciò questo mio libro troverà ottimi compagni di viaggio.

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2---TITOLO DEL LIBRO--- Questo mio libro dal titolo: ESEGESI CRITICA DELLE SACRE SCRITTURE è il frutto di uno studio ventennale dei testi biblici, come pure di Islam, Induismo, Buddhismo ed altre meno note ma viventi e operanti ancora oggi, ma anche di quelle, ovvio, da tempo scomparse. Esso si compone di 380 pp. diviso in 38 capitoli, 20 sull’ A.T. e 18 sul Nuovo.

Il titolo si compone di due sostantivi (Esegesi e Scritture) e di due attributi (Critica e Sacre).

--Esegesi sta per interpretazione, commento, spiegazione di concetti impliciti e di termini poco chiari.

---L’aggettivo Critica è adeguato allo scopo perché il mio commento non si limita al solo significato letterale, ma mette in risalto contraddizioni, incongruenze, esagerazioni, assurdità, racconti immorali e fatti raccapriccianti, poi genocidi, infanticidi, guerre di sterminio, il tutto sotto la regia di YHWH.

-- Per Scritture si intendono tutti i libri o capitoli di cui si compone la Bibbia nelle sue due parti, A. e N. testamento.

---Infine l’aggettivo Sacre che fa capo all’Enciclica Dei Verbum del1965, secondo la quale “tutta la Bibbia è parola ispirata da Dio e Lui stesso ne è anche l’autore”. Questo è veramente sorprendente, perché non c’è un solo teologo della Bibbia ebraica che sappia chi l’ha scritta, quando, dove e in quale lingua. In effetti nessun testo della lingua originale è giunto fino a noi; e le Bibbie che noi possediamo provengono da copie di copie delle tante traduzioni del testo originale effettuate nei secoli con migliaia di manipolazioni, correzioni e aggiustamenti spesso fatti di proposito per soddisfare le esigenze dottrinarie della comunità di turno. L’unico testo al quale tutti i biblisti attingono ancora oggi è il Codice detto di Leningrado, là depositato da circa 12 secoli quando i masoreti, cioè i custodi della tradizione, resero leggibile il testo ebraico, aggiungendo i segni diacritici, al posto delle vocali.

--Si dice che la Bibbia sia stata scritta da almeno 40 autori, ma ignoriamo non solo le loro biografie ma perfino i loro veri nomi, eppure i teologi sono certi che sono stati tutti ispirati da Dio. E’ pazzesco!

---Tanto per avere un’idea, fino a qualche secolo fa si credeva che il Pentateuco fosse stato scritto da Mosé, ma attraverso secoli di studi accademici, di analisi critica storico-linguistica-testuale e ricerche varie è stato provato oggettivamente che gli autori sono stati in tanti, ed oggi neppure il Magistero della Chiesa ne dubita.

--Un altro esempio il libro del profeta Isaia (765-700), composto di 66 capitoli: a Lui vengono attribuiti a malapena i primi 39; i capp.40- 55 vengono attribuiti ad un Deutero-isaia (== 2° Isaia) vissuto ca 200 anni dopo; mentre i capp. 56-66 a un Trito-Isaia (==3° Isaia) vissuto venti anni dopo del Secondo. Eppure questo libro è molto importante per la teologia cristiana per le presunte profezie su Gesù.

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3—I DIVERSI CANONI DELL’A.T. I Cristiani divisero la Bibbia in A. e N. T.. Benché nel mio libro mi sia occupato dell’uno e dell’altro, questa sera per mancanza di tempo mi occuperò soltanto del primo; ovviamente il lettore che ne abbia voglia potrà soddisfare la sua curiosità leggendo il mio volume, oppure cercandomi su Internet, blog di Salic’è.

--Libri biblici canonici- Mentre il N.T. si compone di 27 libri, numero rimasto quasi invariato presso tutte le confessioni cristiane, il numero dei libri dell’A. T. varia da una comunità a un’altra. Così, per es., mentre il canone ebraico si compone di 22 rotoli, o di 39 libri, accettato sia dai Protestanti, sia dai T. di G., la Bibbia cattolica si compre di 46 libri, sette in più, detti deuterocanonici, ossia ispirati in un secondo momento.

I Cristiani Copti d’Egitto e del Corno d’Africa hanno aggiunto al canone ebraico altri due testi, Il Libro di Enoch (Figlio di Caino) e il Libro dei Giubilei che nessuna comunità ha ritenuto canonici, cioè ispirati da Dio.

--- Con quale criterio si è stabilito che questi libri siano stati ispirati da Dio e gli altri no? Un esempio è il Canone samaritano: Chi è nato in Samaria, ha una Bibbia composta di solo sei libri, perché i loro canonisti hanno ritenuto sacri soltanto i primi sei libri dell’A.T.. (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio e Giosué). Per quale motivo? Perché onestamente loro negano il monoteismo assoluto costruito a tavolino da una oligarchia politico-religiosa intorno al V^ sec. a.C.. In conclusione, di Bibbie ce ne sono tante, e secondo dove si è nati si ha una Bibbia diversa, ma ognuno ritiene vera la propria, ovviamente ispirata da Dio.

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4---TESI CENTRALE--

La mia conclusione dopo anni di studio, alla pari con le ricerche accademiche più avanzate, è che la Bibbia non sia affatto un testo sacro, anzitutto perché non parla affatto di Dio, almeno secondo l’identikit che su di lui la teologia ufficiale ha elaborato nei secoli: Trascendente, Assoluto, Onnipotente, Onnisciente, Eterno e Misericordioso, etc. poi perché nella lingua ebraica dell’A.T. manca un lessico teologico-metafisico per indicare: Dio, spirito (ruach) creazione (barà), eternità (0lam), gloria (kavod), onnipotente Shaddai), angeli (malakim). Ora chi crede in Dio può continuare a farlo serenamente, ma chi pensa di trovarlo nei Testi Sacri ha sbagliato strada. Questo il mio giudizio alla luce delle mie analisi critiche in sintonia con le più avanzate interpretazioni del mondo scientifico. Ci sono nella Bibbia almeno tre argomenti di base per dimostrare che l’idea di Dio raccontata dagli scrittori biblici è di una assurdità fuori d’ogni ragione.

Basti pensare che ilo Dio biblico si è macchiato

a—di Genocidio di tutta l’umanità col diluvio universale;

b—di Infanticidio per aver ucciso tutti i neonati egizi (X piaga) per punire il Faraone

c—poi di una lunga serie di guerre contro tutti i popoli dell’area palestinese per la conquista della T. Pr. da dare al suo popolo, gli Israeliti, cui dirò tra poco.

Si aggiunga poi il Figlicidio, ossia la morte in croce del suo Figlio Unigenito Gesù Cristo, nel ruolo di Redentore e Salvatore dalla morte eterna di tutta l’umanità a causa di un Peccato che i nostri presunti progenitori Adamo ed Eva avrebbero commesso. Ne parlerò a conclusione. E adesso la prova del nove:

Parte I^ Il Genocidio. —Dio, dopo aver creato la prima coppia umana (Gn 1,26:

1--E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo”; poi specifica: —“Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò”) ne distrugge tutta la discendenza col diluvio universale senza risparmiare i bambini innocenti e tutti gli animali della terra: –“Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male (?). - E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo”. Dopo: “ Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato: con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d'averli fatti”. (Gn 6,5-13). “Allora Dio disse a Noè: Mi son deciso: la fine di tutti i mortali è arrivata, poiché la terra è piena di violenza… “Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore perché era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio”. Si tratta del primo genocidio della storia umana commesso da Dio in persona: era questo il pensiero degli autori biblici frutto, ovviamente, della loro ardente fantasia.

Passato il Diluvio Noè offrì un sacrificio al Signore, il quale promise che non avrebbe mai più fatto un altro genocidio (Gn 8,20).

2--“Allora Noè (sceso dall’Arca) edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali puri e uccelli puri e offrì olocausti al Signore. Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo…né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto finché durerà la terra”. Un Dio due volte pentito! Ma è proprio vero? --Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra”. Poi aggiunse: -- Dio disse a Noè e ai sui figli con lui: - «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con i vostri discendenti dopo di voi”. (Gn 9,1-3).

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5---ABRAMO E LA RIVELAZIONE. Chiuso il preambolo antidiluviano, l’inimicizia uomo-Dio è finita, il conto alla giustizia divina a causa del (presunto) Peccato Originale è stato pagato, l’umanità post-diluviana è nata redenta e pulita dalle sue scorie. Così sembra, ma non per la teologia cristiana, secondo la quale con la rivelazione di Dio ad Abramo (Gn 12) sarebbe iniziata la “Storia della salvezza del genere umano”. Salvezza

da che cosa? Ora per tutti gli Ebrei, ortodossi o riformati, l’A. T. è il racconto esclusivo della storia dei loro Padri, parte vera, parte inventata, ma sempre della loro storia si tratta. Tuttavia nell’A.T. non si parla né di anima, né di immortalità, né di resurrezione dei corpi, né di Giudizio finale. Dio ha parlato chiaro: “Ricordati uomo che dalla povere vieni e alla polvere farai ritorno”. Ora se tutta la Bibbia è parola di Dio, questa frase chi l’ha scritta?

6---Parte II^ ESODO L’Infanticidio operato da Dio. Ora comincia la vera storia del popolo ebreo, raccontata dal 2° libro biblico detto Esodo, ossia uscita degli Ebrei dalla schiavitù secolare in Egitto. YHWH incarica subito Mosè di recarsi dal Faraone per lasciare partire gli Ebrei. Alla richiesta di identificazione Dio risponde di chiamarsi YHWH, tradotto con “Io sono colui che sono!”, benché nessun biblista serio sappia dare un vero significato visto che in quel tempo la lingua ebraica era inesistente. Poiché il faraone si ostina a non lasciarli partire, YHWH lo punisce con una serie di piaghe, ma la X^ è la più crudele, perché uccide tutti i neonati egizi—compreso il figlio del Faraone-- così il Dio biblico dopo il genocidio col diluvio universale compie anche il primo infanticidio, precedendo Erode il Grande.

3--“Dice il Signore: Verso la metà della notte io uscirò attraverso l’Egitto; morirà ogni primogenito nel paese d’Egitto, da quello del faraone che siede sul trono fino al primogenito della schiava che sta dietro la mola, e ogni primogenito del bestiame. Un grande grido si alzerà in tutto il paese d’Egitto, quale non vi fu mai e non si ripeterà mai più. Ma contro tutti gli Israeliti neppure un cane punterà la lingua, né contro uomini, né contro bestie, perché sappiate che il Signore fa distinzione tra l’Egitto e Israele”. (Esodo 11,4-7)

Come si vede si tratta un Dio di tribale che si occupa del solo popolo ebreo, che non avendo una terra propria la toglie agli altri popoli con una serie di guerre di sterminio senza pietà, fatte passare per sante, modello per le future crociate cristiane nel Medio Evo e, in epoca moderna, per talebani e miliziani dell’ISIS. Le stragi di YHWH sono riportate dettagliatamente nel mio libro. In effetti questo presunto Dio altro non è che il capo militare dei soli Israeliti, alla pari di altri capi che la Bibbia nomina spesso, tanto è vero che ne teme la loro rivalità, ed è sempre tormentato dalla gelosia di essere tradito come lo sposo dalla sposa infedele. Insomma YHWH si occupa della sola famiglia di Giacobbe, che non avendo terra dove abitare tocca sottrarla ai popoli vicini con una serie di guerre, raccontate nei primi 13 libri dell’A.T. che fanno ribrezzo e nausea ai lettori. La trama centrale della Bibbia ebraica consiste in una faida di famiglia all’interno dei nipoti di Abramo, fra gli Israeliti, discendenti di Giacobbe, contro cugini e parenti, perché i Madianiti discendevano da Madian, figlio di Abramo; Moabiti e Ammoniti da Lot, suo nipote; gli Edomiti da Esaù, gemello di Giacobbe, e via dicendo. Quando in Esodo 23,20 YHWH incarica Mosè a conquistare la terra di Canaan, gli dice di non aver paura perché a guidarlo c’è lui in persona sotto l’aspetto di un angelo:

4--“Quando andrai in guerra contro i tuoi nemici e vedrai cavalli e carri e forze superiori a te, non li temere, perché è con te il Signore tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto. Quando sarete vicini alla battaglia, il sacerdote si farà avanti, parlerà al popolo e gli dirà: Ascolta, Israele! Voi oggi siete prossimi a dar battaglia ai vostri nemici; il vostro cuore non venga meno; non temete, non vi smarrite e non vi spaventate dinanzi a loro, perché il Signore vostro Dio cammina con voi per combattere per voi contro i vostri nemici e per salvarvi. Quando ti avvicinerai a una città per attaccarla, le offrirai prima la pace. Se accetta la pace e ti apre le sue porte, tutto il popolo che vi si troverà ti sarà tributario e ti servirà. Ma se non vuol far pace con te e vorrà la guerra, allora l'assedierai. Quando il Signore tuo Dio l'avrà data nelle tue mani, ne colpirai a fil di spada tutti i maschi; ma le donne, i bambini, il bestiame e quanto sarà nella città, tutto il suo bottino, li prenderai come tua preda; mangerai il bottino dei tuoi nemici, che il Signore tuo Dio ti avrà dato. Così farai per tutte le città che sono molto lontane da te e che non sono città di queste nazioni”. Dt 1-15) E’ Dio che ordina agli Ebrei di sterminare tutti i popoli vicini. Pensate un poco, questi popoli abitavano tranquilli nelle loro case da sempre, senza infastidire nessuno, e Dio camuffato da angelo li va a sterminare senza pietà. Ma penso io, se YHWH era il padrone del mondo perché non ha dato al suo popolo la famosa “Terra promessa” ad Abramo, “dove scorre latte e miele” invece di sottrarla illegalmente ad altri dopo averli massacrati? Ecco perché ho detto che la Bibbia è il libro più mostruoso scritto al mondo. E siamo ancora all’inizio delle guerre di YHWH.

Per avere un’idea chiara della ferocia di questo Dio leggiamo Numeri 31,1-34:

5--Titolo originale: La “Guerra santa contro i Madianiti”. –“Il Signore disse a Mosè: “Compi la vendetta degli Israeliti contro i Madianiti, poi sarai riunito ai tuoi antenati” –“Mosè disse al popolo: “Mobilitate fra di voi uomini per la guerra e marcino contro Madian per eseguire la vendetta del Signore su Madian. -- Marciarono dunque contro Madian come il Signore aveva ordinato a Mosè, e uccisero tutti i maschi. --Uccisero anche, oltre i loro caduti… cinque re di Madian; --Gli Israeliti fecero prigioniere le donne di Madian e i loro fanciulli e depredarono tutto il loro bestiame, tutti i loro greggi e ogni loro bene; --appiccarono il fuoco a tutte le città che quelli abitavano e a tutti i loro attendamenti e presero tutto il bottino e tutta la preda, gente e bestiame. -- Poi condussero i prigionieri, la preda e il bottino a Mosè, al sacerdote Eleazaro e alla comunità degli Israeliti, accampati nelle steppe di Moab, presso il Giordano di fronte a Gerico. (Nm 31,1-34). E come se non bastasse —“Mosè si adirò contro i comandanti dell'esercito che tornavano da quella spedizione di guerra.-- Mosè disse loro: “Avete lasciato in vita tutte le femmine?--Ora uccidete ogni maschio tra i fanciulli e uccidete ogni donna che si è unita con un uomo; -ma tutte le ragazze che non si sono unite con uomini, conservatele in vita per voi”. (Nm 31) Questo è YHWH, Dio degli Ebrei e Padre di Gesù: che differenza c’è fra Lui e il capo dei TAGLIA-GOLA militanti nell’ISIS?

Tempo fa il PAPA ha detto: Fare guerra in nome di Dio è diabolico! Ma Santità, quale Bibbia ha letto? Leggetevi la Bibbia quando avete tempo: e scoprirete tanti orrori vergognosi operati da Dio o in suo nome. Un altro episodio di guerra atroce fra le centinaia, dove YHWH è protagonista in prima linea si trova nel Libro di Giosuè, Battaglia di Gabaon. Morto Mosè, gli succede Giosuè, suo luogotenente, per conquistare la terra che Dio aveva promesso ad Abramo 600 anni prima. Faccio notare che questa maledetta terra era grande quanto due volte la nostra Puglia, e nonostante combattesse anche YHWH in persona venne conquistata da Davide solo 800 anni dopo. 6--“Il Signore scagliò su di loro dal cielo pietre così grosse fino ad Azeka, che quelli morivano, sì che furono più quelli che morirono per quella grandinata di pietre che non quelli che uccisero di spada i figli di Israele”. E poiché si faceva notte e i nemici erano indomiti, Dio dovette fermare…il Sole per prolungare la carneficina. Ascoltate: “O sole, fermati su Gabaon, e tu, o luna, nella valle di Aialon. E il sole si fermò, e la luna ristette, finché il popolo si fu vendicato dei suoi nemici” (Gs 10, 8-13). Come sapete, a causa di questa frase infelice il nostro povero Galilei…fu condannato ad abiurare la sua teoria geocentrica.

7---Ispirazione divina dell’A.T. e nascita del Monoteismo. Ora se i racconti sul diluvio sono veri, come pure l’infanticidio e le centinaia di guerre di sterminio operate da YHWH, che piacere avrebbe avuto il Dio dell’universo a cercarsi un numero imprecisato di scrittori, ad ispirarli per farli raccontare ai posteri queste sue atroci imprese? Quale gloria ne avrebbe ricevuto nel tramandare ai posteri questi suoi atroci stermini di popoli? Scusate la mia sincera indignazione contro gli inventori di tante bugie e inganni alla buona fede del pio credente, ovviamente ignaro delle fonti bibliche.

Qualcuno incredulo dirà: Ma è proprio vero che YHWH sia questo? Non del tutto. Nel corso dei secoli, riforma dopo riforma, questo Dio ha fatto un’ottima carriera: Nato come guida dei soli discendenti di Giacobbe, ossia gli Israeliti che libera dalla schiavitù in Egitto, si comporta come i guerrieri degli altri popoli confinanti, mortali come loro secondo la testimonianza del salmo 82. Al tempo di Davide viene eletto Dio nazionale del regno di Israele appena conquistato. Secoli dopo, prima Ezechia (8° sec. a.C) e poi Giosia tentano una riforma monoteista per elevarlo a Dio Unico dell’Universo, ma falliscono entrambi; prima a causa della morte prematura del re Giosia, nella battaglia di Meghiddo a soli 39 anni; poi per la successiva invasione della Giudea da parte dei Babilonesi. Soltanto intorno al 5° secolo, dopo la restaurazione del Tempio e della Legge mosaica per merito di Esdra e Neemia, YHWH viene finalmente promosso a Dio dell’Universo, dopo 13 secoli di gavetta durante i quali il popolo ebreo ha conosciuto solo il politeismo.

Da questo momento il suo nome è impronunciabile, sostituito con Adonai e Signore. Lo può nominare soltanto il Sommo Sacerdote (= al nostro Papa) una volta l’anno. Gli autori di questa svolta monoteistica alla stregua degli odierni Talebani, distrussero tutto ciò che sapeva di idolatria: templi, altari, stele e statuette di pietra, cose sacre dei popoli stranieri. In effetti il Monoteismo religioso come una monarchia assoluta non ammette

rivalità di divinità straniere. In questa euforia generale il profeta Elia si vanta di aver massacrato 460 profeti del dio Baal, avversario di YHWH, fino al punto di cambiare il nome delle divinità nemiche in diavoli.

Così il dio Baal Peor fu cambiato in Belfagor, e Baal Sebub in Belzebù. Le religioni monoteiste sono molto pericolose, producono fanatismo e intolleranza verso culti altrui come lo sono stati i Cristiani dopo il trionfo del Cristianesimo a Nicea, e poi dei Musulmani dell’Islam contro i miscredenti in Allah.

8---Il CREDO degli Ebrei, autori dell’A.T.

Gli Ebrei non ebbero una fede nell’immortalità dell’anima, neppure nella sopravvivenza in un aldilà dopo la morte. Essi ignorarono la Resurrezione dei corpi, il Giudizio universale alla fine della storia, con destinazione inferno, purgatorio e paradiso. —Tuttavia essi credettero nella rivelazione di Dio ad Abramo, nella promessa di una numerosa discendenza su una terra dove scorre latte e miele; gli Ebrei credettero nel Patto firmato col sangue della Circoncisione, che divenne segno distintivo dell’essere ebreo. La discendenza da Abramo forma il “popolo eletto da Dio“, per cui si sentono privilegiati, orgogliosi e superiori agli altri popoli della Terra, perciò non promossero proselitismo come cristiani e musulmani. —Gli Ebrei si ritengono designati a testimoniare la rivelazione di Dio a tutti popoli. Grande importanza ha avuto nella storia di questo popolo la rivelazione di YHWH sul Monte Sinai a Mosè, che ha liberato i loro antenati dalla schiavitù in Egitto, stipulato un secondo Patto di Alleanza, attraverso le Tavole della Legge che se osservate ricevono benedizione e protezione da Dio. In effetti tutto il Sistema etico ebraico proviene dalla Torah, completata da 613 precetti, o mitzvot, registrati nella tradizione talmudica, che regolano la vita quotidiana di ogni praticante sotto ogni aspetto della vita religiosa, sociale, familiare e perfino alimentare. Nel Patto tra Dio e il suo popolo, il premio per la buona condotta è dato dal possesso della Terra, che innanzitutto appartiene a Dio, poi da una vita lunga tranquilla e prosperosa con tanti figli e nipoti cui viene affidata la memoria. Ogni volta che il popolo trasgredisce alle Leggi rivelate, rompendo l'Alleanza, Dio lo punisce con l’esilio. --La speranza di un ritorno nella Terra Promessa, più per volontà di Dio che per la diretta azione dell'uomo, ha dato luogo in certi periodi alla credenza nell'arrivo di un messia, e cioè di un capo carismatico che avrebbe ricondotto il popolo nella Terra d'Israele; infine la lettura e lo studio della Torah e del Talmud sono fondamentali nella vita di un pio ebreo per essere un buon credente osservante e praticante. <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<

9--Infine il presunto Peccato di Adamo ed Eva. Leggiamone il testo, Gn 3,1—“Il serpente… disse alla donna: «E' vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete»2. -Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! -Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». - Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. - Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture”.

Dove sta il peccato? Ma il Signore punì entrambi con queste pene:

8-- Alla donna: “Farò numerose assai le tue sofferenze e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».

All’uomo: “Maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. -Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!».

L’Escatologia ebraica: Tutta qui la punizione di Dio ai nostri progenitori. Gli Ebrei ortodossi, che sono i veri titolari dell’A.T. , non gli hanno mai dato peso, anche perché secondo la loro visione della vita, dopo la morte li aspetta lo sche’ol, una fredda tomba: “dalla polvere sei stato tratto: perché polvere tu si e in polvere tornerai”. E neppure Allah attraverso le Sure del Corano dà peso al P.O., in nome della responsabilità personale dell’individuo. D'altronde se la Bibbia è tutta parola di Dio, perché non meditiamo su un passo di Qoelet? (libro n. 25 della Bibbia cattolica) “… la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c'è un solo soffio vitale (=spirito) per tutti. Non esiste superiorità dell'uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità. Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere” (Qoelet 3,19-20).

10---Paolo di Tarso Ma chi è stato il vero ispiratore di questa sciagurata interpretazione del Peccato Originale? Ebbene è stato Paolo di Tarso, vero fondatore del Cristianesimo all’insaputa di Cristo. Era già accaduto a Buddha, il quale nonostante la negazione dell’anima individuale e di Dio stesso fu portato dai suoi discepoli agli onori degli altari. Nell’Epistola ai Romani (5,12) Paolo scrive: «come per un uomo solo il peccato è entrato nel mondo, e per il peccato la morte, così anche la morte raggiunse tutti gli uomini perché a causa di ciò tutti hanno peccato». La logica di Paolo è questa: Siccome mio nonno era un peccatore tutti i discendenti saranno peccatori! Dopo una lunga elaborazione di questo Peccato la tradizione della Chiesa cattolica ne fece un dogma, entrato in vigore nel Concilio di Trento del 1546. Ma perché l’apostolo Paolo ha dato tanto risalto al Peccato di Eva, mentre ha taciuto sugli enormi crimini di YHWH, autore di centinaia di guerre sante con qualche milione di morti a suo carico? Possibile che non se sia accorto? Sia come sia, nel giugno del 2008 il Vaticano con una Lettera alle Conferenze Episcopali sul nome di Dio, ha abrogato il nome di “YHWH” che non può essere più usato nelle preghiere e nella liturgia, dato che “poco si adatta alla natura divina di Cristo affermata dal cattolicesimo”.

Testo della Lettera: “Nelle celebrazioni liturgiche, nelle canzoni e nelle preghiere il nome di Dio nella forma di tetragramma ‘YHWH’ non è da usare né da pronunciare”. Perciò YHWH va tradotto con altre espressioni, quali Lord, Signore, Segneur, Herr, Senor. Autore Benedetto XVI, allo scopo di riaffermare la centralità dell’istituzione Chiesa. No Comment!

Ora se le cose stanno così, visto che YHWH come Dio non è morto, perché il Papa non lo cita in contumacia davanti alla Corte Penale Internazionale dell’Aia per rispondere di genocidio, infanticidio, figlicida e sterminio di massa? E se non può colpire Dio, perché non condanna coloro che ne esaltano la sua figura per “reato di apologia di crimini contro l’umanità”? Inoltre, perché non mette all’Indice i libri dell’A.T. che esaltano le guerre sante? Questo si chiama reato di omertà.

Oggi sul valore tragico del Peccato di Eva non c’è accordo neppure fra i teologi cattolici, mettendo in pericolo le fondamenta stesse del Cristianesimo.

--Don Ermis Segatti, Sac. e docente di teologia cattolica all’Università dell’Italia Settentrionale, sul Peccato di Eva ha detto: “La teologia cattolica ha esercitato attraverso il Peccato originale un maneggio su Dio fuori misura. Hanno deciso il destino dell’umanità con una leggerezza mentale preoccupante. Le conseguenze catastrofiche sull’umanità sono state ampiamente sconfessate, purtroppo usate in teologia”.

--Anche il cattolico Vito Mancuso, docente di teologia all’Università S. Raffaele di Milano, nel suo libro: “L'anima e il suo destino", con Prefazione del cardinale Carlo Maria Martini, afferma: “il peccato originale è un'offesa alla creazione, un insulto alla vita, uno sfregio all'innocenza e alla bontà della natura, alla sua origine divina".

--Il pastore protestante della Chiesa Valdese Daniele Garrone, uno dei maggiori esperti di A. T. ; docente ordinario in varie università, sul P.O. ha detto:

“Poiché nel mondo è sempre esistito il Male, l’uomo si domandava: E se la colpa è nostra? E’ nato così il mito del Peccato, ma la fonte è babilonese”.

Si tratta, ovviamente, di plagio o contraffazione di testi altrui.

Il Magistero della Chiesa Cattolica che non ha saputo darsi una spiegazione lo ha definito mistero della fede. La parola mistero è il tappabuchi d’ogni verità indimostrabile, ossia assurda, irrazionale o inventata, come l’Incarnazione, la Trinità, Maria sempre Vergine Madre di Dio, Paradiso-Inferno e Purgatorio, le indulgenze e tante altre amenità. Il Catechismo della Chiesa cattolica, approvato da Giovanni Paolo II con la Costituzione apostolica Fidei Depositum (1992), testo base per l’insegnamento della dottrina cattolica, afferma:

“La trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno. Si tratta di un peccato che sarà trasmesso per propagazione a tutta l’umanità”.

Dunque per la dottrina cattolica tutto il male commesso dagli uomini è conseguenza del P. O.; e siccome nella Bibbia trovi tutto e il suo contrario, in Isaia 45,6 parla Dio e dice:

“io sono il Signore e non vi è altri. / Io formo la luce e creo le tenebre/ faccio il benessere e provoco la sciagura./ io, il Signore, faccio tutto questo”.

Chi ha ragione, Dio o la Chiesa? -Concludo così: Se YHWH non è Dio, e il suo nome è stato espulso dalla liturgia perfino dal Magistero della Chiesa, come appena ricordato, mentre escluso Paolo nessuno ha mai parlato di Peccato Originale con le conseguenze tragiche per tutta l’umanità, Gesù chi lo ha mandato? Giusto per capirci: Se manca il mandante (perché YHWH non è Dio), e manca il movente (perché il Peccato di Eva è fasullo), Cristo chi lo ha mandato, cosa è venuto a fare, morto in croce per redimerci e salvarci da chi, da che cosa? Bob Dylan avrebbe detto: --La risposta, amico mio, soffia… nel vento—

The answer, my friend, is blowing in the wind—the answer, my friend, is blowing in the wind—

E con lui finisco di raccontare le tante menzogne comuni a tutte le religioni del mondo, opera di pura fantasia umana.

NB Informo il lettore che dal 1° Gennaio 2017 la Conferenza Episcopale Tedesca, per onestà intellettuale dei suoi vescovi, ha dovuto eliminare un dogma importante della teologia cristiana. Si tratta della profezia di Isaia 7,14 che i teologi cristiani avevano tradotto (volutamente, e non per errore!) come riferita alla venuta del Messia (Gesù Cristo) da una madre vergine. In effetti la profezia era rivolta alla giovane moglie (=in ebraico halmah) del re Acaz di Giuda (731-715) incinta di un bambino (il futuro re Ezechia) che (era solo un augurio) avrebbe liberato il proprio paese dagli invasori Assiri. Nel III sec. a.C. i teologi greci tradussero halmah con “parthenos”, ossia vergine. Poiché Luca 8, 1-35 si impadronì non solo di questa falsa versione, ma di tutta la profezia che non riguardava Maria, la futura madre di Dio=a Cristo. Come annunciato, la C.E.D ha reso giustizia alla Verità, per cui la Nuova versione della Bibbia (2017) contrasta non solo con quella del 2016, ma con tutte le Bibbia del mondo. Sparisce un’altra menzogna su cui si fonda il Cristianesimo, una religione fondata, come tutte le altre, sulla fantascienza.

Chiudo ricordando un aneddoto curioso:

“Quando i missionari cattolici andarono in quella terra oggi chiamata America insegnarono agli indigeni la loro religione informandoli su paradiso, inferno e purgatorio. Gli indigeni dissero: --Ma i nostri morti che non hanno conosciuto questi insegnamenti sono andati tutti all'inferno?-- I missionari risposero, --ma no, chi ne era all’oscuro non poteva andare all'inferno!—Allora gli indigeni indignati risposero: Perché allora siete venuti a dircelo? Fino a qualche minuto fa nessuno di noi andava all'inferno, ora invece rischiamo di andarci quasi tutti. Che bel regalo ci avete fatto, che bel progresso! Ma chi vi ha mandati?”.

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Sabato, 15 Ottobre 2016 15:32

LA MIA ESEGESI DELLA FAVOLA BIBLICA

Carissimi Lettori,

LA MIA ESEGESI DELLA FAVOLA BIBLICA (commento critico ad A. e N. Testamento) sta per passare dall’edizione digitale, che molti di voi avranno letto alla rinfusa sul sito Web di Salic’è, a quella cartacea ordinata in un Libro; la data di presentazione vi sarà comunicata  quanto prima affinché ognuno di voi possa partecipare come meglio crede.

Intanto Vi anticipo l’Introduzione al testo che per me rappresenta l’essenza e la sostanza di tutta l’Opera.

Un saluto cordiale dell’Autore Prof. Antonio Calcagnì.   

 

Introduzione  dell’Autore

 

La storia di questo libro, LA MIA ESEGESI DELLA FAVOLA BIBLICA, è iniziata oltre venti anni fa, dopo un incontro casuale coi Testimoni di Geova. Ne scaturì un’interessante discussione sulla Bibbia che m’invogliò di leggerla fino in fondo; loro stessi mi fornirono una copia (Edizione Nuovo Mondo) unita a un testo esegetico che mi aiutò molto per la comprensione dei passi più oscuri e mettere così ordine  alle mie idee. Iniziai a leggerla coinvolgendo di tanto in tanto  anche mia moglie ma, al di là dell’aspetto poetico-letterario accattivante, il contenuto dei racconti, come dirò,  la lasciò piuttosto sconcertata,  tanto che, come dice Dante,  “da quel giorno  più non vi leggemmo  avante” .

In verità neppure io rimasi molto entusiasta, stando alle aspettative provenienti dalla fama secolare e mondiale di questo Libro; tuttavia non mi persi d’animo cercando di capire le ragioni di alcuni racconti assurdi e poco edificanti.

A tal fine mi procurai altri testi di supporto, con preferenza saggi critici liberi da condizionamenti religiosi,  fino a riempire interi scaffali  di libri monotematici  che troverete elencati nella Bibliografia a chiusura di tutta la trattazione. Testi che mi aiutarono a crescere in consapevolezza, allargando così l’orizzonte della conoscenza critica non solo della Bibbia, ma anche di altre credenze religiose che vanno dai sumeri agli egizi, dai greci ai romani, dal vedismo all’induismo, dal buddhismo al jainismo, dal taoismo allo shintoismo.

Continuando a studiare l’Antico Testamento  mi accorsi che molte storie ivi contenute mi lasciavano a dir poco perplesso, a cominciare dalla figura di YHWH, una divinità  antropomorfa dal “carattere bilioso”, cioè  collerico, irascibile, violento, minaccioso e vendicativo fino ad applicare la “Legge del taglione”  ad ogni peccato-reato  come lavorare di sabato o “nominare il suo nome invano”.  

La prima prova della sua natura violenta è quando punisce la prima coppia umana, Adamo ed Eva, per aver disobbedito a un  suo comando, punendola in modo sproporzionato col mitico “Peccato originale”, che comportava non solo la loro morte eterna, ma anche quella di tutta la futura umanità benché innocente.   Dopo, pur avendo creato  i nostri progenitori a “sua immagine e somiglianza”  si trova “pentito” d’averlo fatto, così “Il Signore vide che la loro malvagità era grande sulla terra e che ogni divisamento concepito dal suo cuore non era rivolto ad altro che al male tutto il giorno” (Gn 6,5), così decise di annientarla col diluvio senza pietà  neppure per i neonati. Tuttavia per garantire la sopravvivenza di tutti i viventi  (bontà sua!) offrì  a Noè, l’unica persona ritenuta  giusta, un’ancora di salvezza ordinando di costruirsi un zatterone che traghettasse  la sua famiglia insieme  a una coppia per ogni specie di animali.  Terminata l’apocalisse, ordinò ai  i tre figli di Noè, Sem, Cam e Iafet  di ripopolare la terra che, in seguito, fu  suddivisa ai loro discendenti (Gn 10). Dopo Dio, resosi conto che l’aveva fatta grossa,  promise a se stesso che non lo avrebbe fatto mai più.

Fine del primo tempo.

Ora comincia un’altra storia, che la teologia cattolica ha chiamato “Storia della salvezza” del genere umano da quel presunto “Peccato originale”; così, secondo un adagio popolare, “Chi fabbrica e sfabbrica non perde mai tempo”.  Un peccato, come dirò meglio più avanti, inesistente, pura invenzione della mente di Paolo di Tarso e fatta propria dai teologi cristiani.  La cosiddetta “Storia della salvezza” comincia con la vocazione di Abramo da parte di un Dio di nome El Shaddai (= Dio della montagna o della steppa) fatto passare da una teologia  fantasiosa e faziosa per Creatore Unico e Reggitore del mondo; ma sappiamo dal testo biblico che dopo aver promesso ad Abramo “una discendenza numerosa quanto la sabbia del mare  e una terra dove scorre latte e miele” scompare all’improvviso come un ladro di polli, così tutta la discendenza del patriarca è costretta a emigrare in Egitto  a causa di una lunga carestia che l’Onnipotente avrebbe potuto scongiurare. 

Trascorsi 430 anni di lavori “logoranti”  nella terra del Nilo, oppresso dal Faraone, il grido di dolore di questo popolo giunse fino al cielo, si che YHWH finalmente  “sentì e si ricordò della promessa” ricorrendo subito ai ripari. Chiamò Mosè e gli ordinò  di recarsi subito dal Faraone perché lasciasse libero  quel popolo in quanto “eletto da Dio”. Inizia così l’Esodo dall’Egitto verso la Terra Promessa che per gli ebrei rappresenta l’evento fondante della loro  storia  religiosa e politica, la loro Pasqua.  

Tralascio di anticipare e scoprire il contenuto di questo libro, LA MIA ESEGESI DELLA FAVOLA BIBLICA”,  non senza aver prima espresso un mio personale giudizio: Tutta la struttura narrativa della Bibbia rotea intorno alla figura di YHWH, uno dei tanti  idoli fatto passare dai teologi  come il Dio Unico dell’universo, invece non si occupa neppure di tutti i semiti o gli ebrei, ma soltanto degli israeliti. Questi discendono dai dodici figli di Giacobbe, capostipiti di altrettante tribù la cui numerosa figliolanza sarà la base etnica dello Stato di Israele.  Allora perché israeliti e non giacobbini o giacobbiti?  La risposta si trova in Gn 32,23-31. Mentre Giacobbe stava per attraversare il “guado di Iabbok” incontrò un  “angelo” che gli impediva il passaggio. Ne scaturì un’aspra  colluttazione da cui ne uscì vincitore.  Ebbene, “l’angelo” era niente di meno che Dio…in persona, il quale lo benedisse dicendo: “Qual è il tuo nome? Rispose: Giacobbe! Riprese: “Non più Giacobbe sarà il tuo nome, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e… hai vinto!”. Vi sembra ragionevole? Per la fede sì. Probabilmente Giacobbe gli avrà chiesto anche… l’autografo, ma il testo non ne parla. Del resto la Bibbia ebraica è zeppa di idiozie: Pensate a Ezechiele (4,12-15)  quando dice che “Dio gli ha ordinato di mangiare pane spalmato di…cacca”; o a YHWH che per non pestare la cacca del suo popolo ordina di farla in un buco scavato con un piolo e poi coprirla (Dt 23, 13-15); o quando Dio stesso fa sbranare 42 bambini da due orse per aver dato del pelato al profeta Eliseo (2° Re, 4,23-24).  Se non fosse che siamo stati cresciuti con l’idea che nella Bibbia c’è scritta la parola di Dio, nessun lettore la prenderebbe sul serio.  

Ma torniamo a YHWH, il Dio della sola famiglia degli israeliti, il quale dovendo fornire un territorio su cui farla abitare dopo l’uscita  dall’Egitto  ingaggia una serie di guerre di sterminio neppure dichiarate per estromettere dai loro territori i madianiti, gli edomiti, gli ammoniti, i moabiti, e tanti altri, benché  legittimi padroni e abitanti da sempre, compiendo stragi da far arrossire i militanti dell’ISIS, insieme ad altri atti vandalici. Va ricordato che questi popoli sono tutti parenti e cugini di sangue degli israeliti, perché i madianiti discendevano da Madian, figlio di Abramo e Chetura, sua seconda moglie; gli edomiti da Esau, fratello di Giacobbe; gli ammoniti e i moabiti  figli di  Lot, nipote di Abramo, e così per tanti altri. I primi 11 libri dell’A.T.  non fanno che raccontare le raccapriccianti guerre di sterminio di YHWH a capo del suo popolo; libri che Martin Noth nel 1943 chiamò “La Bibbia primaria”, ossia l’asse narrativo mitico-storico  da Abramo alla nascita dello Stato d’Israele; lo zoccolo duro su cui si si reggono  tutti i successivi racconti teologici, politici, profetici, sapienziali, poetici e letterari. 

Dopo questa sintetica presentazione ho tutte le ragioni per affermare che la Bibbia ebraica non è un libro sacro, tanto meno parla di Dio,  ma di un criminale che si occupa soltante delle beghe interne alla famiglia di Giacobbe e dei suoi discendenti, “il popolo eletto”, a danno di tutti altri. In effetti  non c’è un solo capitolo dei libri dell’A.T. dove YHWH non si dichiari “Dio d’Israele”.             

In Esodo 15 c’è un  “Canto di vittoria” per le guerre combattute e vinte da YHWH contro i popoli  viciniori,  che  così  lo esalta: “Chi è come te, tra gli dèi, Signore,/ chi come te, magnifico in santità,/ terribile in imprese,/  che fa meraviglie?”. Questo è il Dio dell’A.T., il Padre di Gesù, nostro redentore secondo i teologi cristiani. Non nascondo che l’impatto con questo libro, base di tre religioni monoteistiche, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, mise in crisi le mie convinzioni e fece crollare il mio giudizio su quel Dio,  per il quale resto ateo. Intendiamoci, io di Dio in senso Assoluto non so nulla,  come non lo sanno neppure i teologi, perciò  non nego né affermo l’esistenza: come tale sono agnostico. 

Questo è il quadro generale che mi ha fornito la lettura critica e veritiera della Bibbia: un giudizio deprimente, ovvio.   

La stessa frustrazione di chi per anni non ha mai dubitato di essere un figlio legittimo e scopre poi di essere stato adottato; giustamente si mette subito alla ricerca per trovare i veri genitori. Così pure io ho cercato certezze sulla mia personale esegesi, procurandomi una caterva di testi critici di grandi autori per trovare  conferme o smentite. Putroppo ho dovuto scoprire che l’ingenuo ero stato io, poiché da alcuni secoli era cominciata una rilettura testuale di tutta la Bibbia con metodo critico-storico-razionale-filologico che ha prodotto una vasta letteratura di livello accademico mondiale, i cui autori non solo negano che la Bibbia sia un libro sacro, ma non parla nemmeno di Dio; che da allora era iniziato un vero terremoto nel territorio della teologia ortodossa, un’inversione di giudizio divenuta esponenziale anche per quei credenti che fondano la loro fede sul Dio biblico YHWH e nel suo Figlio Gesù Cristo. 

Uno di questi autori è Mauro Biglino, esperto di ebraico antico, il quale ha tradotto 17 libri dell’A. T. per conto della Casa Editrice San Paolo, con l’autorevole prefazione di Monsignor Berretta.  Biglino ha scritto decine di libri critici sull’A.T. che vanno a ruba per la chiarezza con cui sviscera i temi più spinosi di sempre su ebraismo e cristianesimo. La sua presenza è cercata ovunque, e le sue conferenze attraggono un uditorio sempre più numeroso  e di alto livello culturale. Sostanzialmente  egli sostiene che l’A.T. non parla di Dio, perché YHWH si occupa solo del popolo di Israele. E poi la Bibbia è un libro inaffidabile perché non si conosce chi l’abbia scritto, in che lingua, dove e quando, per quale fine; inoltre, i testi  originali sono stati contraffatti dalle continue traduzioni e  da teologi faziosi che li hanno più volte manipolati per adattarli alle loro esigenze dottrinarie.

Con  questa sua tesi radicale si è tirato contro non pochi avversari e detrattori, i quali lo hanno provocato a confrontarsi con i massimi esponenti delle grandi fedi religiose scaturite dalla tradizione biblica, per  sottoporlo alla prova del nove.     

Per Biglino è stato come andare a nozze, per cui la sua stessa Casa editrice UNO EDITORI  ha organizzato un “incontro al vertice”  che si è tenuto a Milano il 6-3-2016. Hanno aderito e partecipato:

1—Mauro Biglino,  biblista laico;

2—Ariel Di Porto, Rabbino Capo della Comunità ebraica di Torino;

3—Mons. Avondios, Arcivescovo della Chiesa Ortodossa di Milano;

4—Daniele Garrone, Biblista e Pastore protestante, uno dei maggiori esperti di     

      A. T. all’interno della Confessione  valdese; docente ordinario in varie   

      università;

5—Don Ermis Segatti, Sacerdote e Docente di Teologia e Storia del Cristianesimo   

      presso la Facoltà dell’Italia Settentrionale.

Hanno reclinato l’invito i Testimoni di Geova.

La presentatrice Sabrina Pieragostini ha rivolto agli insigni relatori  quattro domande di fondamentale importanza per la teologia e la fede cristiane, alle quali hanno risposto quasi in  sintonia. Risposte di grande conforto al mio “Commento critico alla Bibbia” sviluppato in questo libro, come ogni lettore avrà modo di verificare. Qui riporto per intero le risposte alla prima domanda di assoluta importanza; parzialmente alle altre tre perché implicite nella prima. La conferenza è durata 4 ore e 22 minuti, mentre il video del resoconto si può trovare su  youtube.  M. Biglino Incontro coi teologi a Milano, 6-3-2016).

1^ Domanda: Chiedo a tutti voi, come sapete con certezza,  e non per ipotesi, supposizioni o atti di fede, dell’esistenza di Dio?  Cosa sapete su Dio? E quali sono le fonti di queste vostre conoscenze?  Risposte:

--M.Biglino: Io del Dio Assoluto non so proprio nulla, né mi interessa saperlo; la mia certezza è che non è  possibile trovarlo nella Bibbia,  perché questo libro non parla affatto di Dio;

--A. Di Porto:  “Nella Bibbia più antica Dio non esiste, perché YHWH è solo una divinità tribale. Quanto ad Abramo, non ebbe la rivelazione di Dio, ma si trattò di una sua  personale intuizione. Solo a cominciare dal VI-V secolo a.C. iniziò un processo d rielaborazione e spiritualizzazione dei testi biblici più antichi che fece di YHWH il Dio Unico dell’Universo”.

--M. Avondios: “Io non so niente di Dio, io non ho visto Dio”.

Poi rivolto al pubblico:  “Voi lo avete visto? Non lo avete visto?  L’avete visto?  Non lo avete visto. Non si può vedere ciò che non si può vedere…”. 

Alacrità generale per la grossa gaffe;  poi si corregge: “Non si può vedere ciò che non esiste”.  Fragorosarisata sarcastica, perché non si rende conto che negando l’esistenza di Dio, il suo ruolo perde di senso.

--Daniele Garrone: “Io non ho una fonte certa per dimostrarlo; nella Bibbia non esiste la certezza della presenza di Dio, ma la fiducia che in quelle Scritture sia risuonata la  voce di Dio”.  I miei amici fondamentalisti pensano di rendere un servizio a Dio utilizzando le Scritture”. Ammette poi che molti racconti sono mitici, con grande stupore del pubblico che sente crollare il dogma della Chiesa cattolica “Tutta la Bibbia è parola ispirata da Dio”.

--Don Ermis Segatti: “Bisogna togliere la certezza su Dio, perché se noi  avessimo la certezza, saremmo noi Dio!”.  Dunque se su Dio non ci sono certezze, come conseguenza la Bibbia non dice il vero su Dio, o essa non ne parla affatto.  

Alla domanda se la Bibbia va letta in senso allegorico, D. Garrone ha risposto:

La Bibbia non va letta in senso allegorico, perché così facendo si cercano significati spirituali là dove non ci sono, come hanno sempre fatto i teologi cattolici su cui hanno costruito la loro religione”; e aggiunge fra l’altro che: “Il serpente non è Satana”;  che “in  epoca persiana YHWH fu tradotto con Adonai (il Signore) facendolo passare, a scopo propagandistico, da Dio nazionale a Dio universale”.  D’accordo tutti gli altri esponenti.

4^ D.  Come sappiamo che è davvero esistito un peccato originale e che le conseguenze hanno colpito l’umanità intera?

--M. Biglino: “Nell’A.T. non trovo un peccato originale, né una colpa da determinare una macchia all’interno dell’umanità. L’idea di Paolo non va cercata qui, ma è un prodotto della successiva elaborazione della teologia”.

--A. Di Porto conferma la tesi di Biglino.

--D. Garrone: “Poiché nel mondo è sempre esistito  il Male, l’uomo si domandava: E se la colpa è nostra?  E’ nato così il  mito del Peccato, ma la fonte è babilonese”.   

--D.E. Segatti, sac. cattolico,  è ancora più critico: “La teologia cattolica ha esercitato attraverso il Peccato originale un maneggio su Dio fuori misura. Hanno deciso il destino dell’umanità con una leggerezza mentale preoccupante (scroscio di applausi assordante). Le conseguenze catastrofiche sull’umanità sono state ampiamente sconfessate, purtroppo usate in teologia”.

A queste risposte Biglino gongola e incalza: “Allora perché nelle chiese e nelle sinagoghe  nascondete la verità, e non dite chiaramente queste cose ai fedeli?”.

L’unico a rispondere è stato il prof. Garrone, sostenendo che queste cose le va dicendo da sempre, anche ai seminaristi aspiranti pastori.

Gli altri tre silenzio assoluto.

La ragione è  che se dovessero raccontare la VERITA’ secondo la quale:

—L’Antico Testamento non è un testo sacro--

--L’A.T. non parla di Dio l’Assoluto,  perché YHWH è solo un fantomatico Dio di   

    Israele--

--Che il  Peccato originale è pura invenzione di San Paolo-- dovremmo giustamente  chiederci, come fa M. Biglino: “Se manca il mandante (Dio), e se manca il movente (il Peccato originale), Gesù chi lo ha mandato? E a fare che cosa? Ossia, a redimerci e salvarci da quale peccato?”.  Crollerebbero tutte insieme le volte delle  sinagoghe e delle chese cristiane dove si celebrano i culti fasulli di due religioni, ebraismo e cristianesimo,  di origine biblica costruite sulla menzogna.  La deduzione logica è che  esiste una doppia  verità: una per i vertici delle gerarchie ecclesiastiche e degli insigni  professori universitari,  che non possono mentire sapendo di mentire; e una verità  di comodo per i “poveri di spirito” altrimenti definiti  “il gregge del Signore”.   Dopo questa lunga nota introduttiva desidero subito chiarire ai lettori perché ho definito “Favola biblica” i “testi sacri” dell’Antico e del Nuovo Testamento. Ebbene, come i favolisti fanno raccontare alle bestie le  loro convinzioni ideologiche, così gli autori biblici hanno fatto dire a un Dio immaginato le loro convinzioni religiose sulla vita e sulla morte.  La presenza del divino nella Bibbia è soltanto una finzione letteraria, come lo è nell’Iliade e nell’Odissea.

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Questo secondo saggio sul tema “Le atrocità del Dio biblico” tratta quelle riscontrate nei libri n. 3-4 e  5 dell’A.T., ossia Levitico, Numeri e Deuteronomio.

---Libro  biblico n. tre: Levitico 

Il nome Levitico deriva da Levi, figlio di Giacobbe e Lia, capostipite dei sacerdoti di Israele, detti perciò leviti.  Questo libro appartiene alla Tradizione Sacerdotale (Fonte P),  il quale pur essendo stato scritto da sacerdoti (questo è ovvio!) all’epoca del Secondo Tempio (V^-IV^ sec. a.C.), attraverso un volo pindarico tipico degli scrittori biblici  lo fanno risalire a Mosè  (XIII sec.a.C.) che lo avrebbe ricevuto da  Dio sotto forma di “rivelazione” sul M. Sinai  col fine di rendergli un alone di sacralità.

Così dice il testo “Il Signore(YHWH) chiamò Mosè e gli parlò dalla tenda del convegno, dicendo: “Parla ai figli di Israele, e di’ loro…” (Lv 1,1).

Levitico contiene la mappa legislativa che  doveva guidare il “popolo eletto”  nella sua nuova esperienza di vita; una serie di leggi che si occupa di cose sacre e profane, molto impegnativa e severa, difficile da praticare, motivo per cui il popolo fece  spesso lo “sgambetto” al suo Dio adorando altre divinità; ma  ne pagò duramente l’infedeltà.  Perciò  questo libro  è uno dei pochi che non parla  di guerre e di stragi yhaviste,  ma la minaccia del Signore si fa sentire come l’arrivo d’una  improvvisa  tempesta: 

1--Lv  26,18 “Se nemmeno dopo questo mi ascolterete, io vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati”.

2--Levitico, 26,22 – Dio ammonì la popolazione che, qualora non lo avesse ascoltato, le avrebbe inviato bestie feroci: “che vi rapiranno i figli, stermineranno il vostro bestiame, vi ridurranno a un piccolo numero, e le vostre strade diventeranno deserte.“         

3--Lv, 26-29 – “E se, nonostante tutto questo, non volete darmi ascolto, ma con la vostra condotta mi resisterete – anch’io vi resisterò con furore e vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati.” – “Mangerete la carne dei vostri figli e delle vostre figlie.“Bella morale,  non è v ero?

4----Lv 27,29: “Nessuna persona votata allo sterminio potrà essere riscattata; dovrà essere messa a morte”. Un Dio spietato che non perdonerà neppure suo figlio  Gesù  Cristo, fatto crocifiggere!

---Libro  biblico n. quattro: Numeri

Numeri  prende  il nome dal censimento compiuto dopo un anno, un mese e un giorno di peregrinazione degli esuli nel desertoappena giunti pressoil M. Sinai.  Dopo aver contato  tutti i  giovani fra i 20-22 anni di età di tutte e dodici le tribù di Israele il numero complessivo risultò  di 603.550 unità,  senza contare le altre fasce di età; così il numero di tutti gli esuli doveva superare i due milioni di unità; un numero assurdo per quei tempi che, passato inosservato dai cronisti extrabiblicinon può non essere un falso storico colossale, come tanti altridescritti nella Bibbia ebraica, come le 700 mogli  e le 300 concubine attribuite al re Salomone.  Anche perché nel libro sapienziale  Siracide 46,8 è riportata una notizia: Di quei 603.550 esuli contati,  solo due giunsero vivi alla Terra Promessa, Mosè e Caleb,  a causa di una punizione divina:“Solo loro due si sono salvati fra i seicentomila uomini, per fare entrare il popolo nell’eredità (=la Terra Promessa), nella terra dove scorre latte e miele”.Giusto per sapere  di che Dio stiamo parlando.

Questo libro si collega a Esodo per la sua anima storica e religiosa, e al Levitico per la ripetizione della parte legislativa necessaria alla futura nazione di Israele. 

Gli attori principali di questo libro sono tre: YHWH,  Mosè  (fino alla sua morte)  e il popolo eletto. 

L’indole irascibile di  YHWH emerge subito quando punisce i membri del suo stesso popolo con pene sproporzionate. Così in:

1--Numeri, 12,9-14 – Dio colpì  Miriam,sorella di Aronne, con la lebbra per aver espresso un giudizio negativo sulla moglie di Mosèrelativo alla sua pelle nera (una etiopica),  bandendola dal campeggio per sette giorni in seguito all’intercessione di Mosè.

2--Nm 15,32 – Un uomo raccolse della legna di sabato.  Il Signore ordinò  a Mosè la sua morte:  “tutta la comunità lo condusse fuori dal campo e lo lapidò, e quello morì.“  Pena spropositata  indegna di un Dio. 

3—Nm 16, 1-35: Sommossa di  Core, Datan e Abiram.   Questo episodio si riferisce  alla rivolta politica di Datan e Abiramcontro il potere di Mosè, mentre  il  levita Core  con 250 «laici» protesta contro la posizione centrale nel culto tenuta da Mosè e Aronne, e propugna un sacerdozio generale di tutti gl'Israeliti, ritenuti egualmente  «santi» nel rapporto immediato con YHWH. Si tratta  del più antico contrasto tra sacerdozio universale e sacerdozio ministeriale della storia che il riformista Lutero  risolverà a favore del  primo.  Ebbene, dopo aver separato e risparmiato le famiglie di Datan e Abiram, “il suolo che era  

sotto di loro (ossia Core e i 250 laici)  si spaccò, la terra aprì la sua bocca e inghiottì loro, le loro tende, tutti gli uomini di Core e tutte le sostanze. Essi con tutto quello che avevano scesero vivi nello she’òl la terra li ricoprì e scomparvero dal mezzo dell’assemblea.   Tutto Israele che era intorno a loro fuggì alle loro grida, perché dicevano: “Che la terra non ci inghiottisca!”.

4--Nm 21,3 – Il Signore affidò i Cananei ad Israele,  poi  “votò allo sterminio i Cananei e le loro città”.

5--Nm 21,6 – Il Signore “mandò tra il popolo dei serpenti velenosi i quali mordevano la gente, e gran numero d’Israeliti morirono.“

6--Nm  21,10-35 – In questi versetti sono raccontate le guerre di conquista degli israeliti  guidati da Mosè; con l’avallo di Dio sconfissero gli amorrei,dopo gli Israeliti si recarono nella città di Og, ne uccisero il re Basan – senza risparmiare i figli – sterminarono l’esercito senza lasciare superstiti, e assunsero il controllo del territorio.

7--Nm 25,9– Il peccato di idolatria (adorazione di divinità straniere) manda in tutte le furie YHWH.

“Israele si stabilì a Sittim  (città  di Moab) e il popolo cominciò a trescare con le figlie di Moab.  Esse chiamavano il popolo ai sacrifici dei loro dèi e il popolo mangiava e adorava  i loro dèi.  Israele si attaccò a Baal-Peor (divinità mobita) e la collera del Signore divampò contro Israele.  Il Signore disse a Mosè: Prendi tutti i capi del popolo e falli impiccare davanti al Signore, alla luce del sole, affinché l’ardente ira del Signore sia allontanata da Israele“.Fineas, figlio di Eleazar, figlio del sacerdote Aronne, si recò in una tenda occupata da un uomo israelita ed una donna madianita e “li trafisse tutti e due, l’uomo d’Israele e la donna, nel basso ventre. E il flagello cessò tra i figli di Israele. I morti per il flagello fu di 24.000”

8--Nm, 31,9 – Su comando divino gli israeliti sequestrarono le donne ed i bambini madianiti, e “presero tutte le spoglie e tutta la preda.“

9--Nm  31,17-18 – Dio ordinò a Mosè di uccidere ogni maschio madianita tra i bambini, e “ogni donna che ha avuto rapporti sessuali con un uomo” –(cioè, le sposate)- “ma tutte le fanciulle che non hanno avuto rapporti sessuali con uomini(le verginelle!) lasciatele in vita per voi.”

– Nota: come fecero i soldati ad appurare la verginità delle donne ?

10--Nm  31,31-40 – Dio spartì il bottino di guerra tra i soldati, i sacerdoti e gli israeliti senza tralasciare il tributo al Signore:   “675.000 pecore, 72.000 buoi, 61.000 asini  e 32.000 persone, fra cui donne che non avevano avuto rapporti sessuali con uomini.“(come prima)

---Libro biblico n. cinque: Deuteronomio

Questo libro completa e chiude il Pentateuco, ovvero i  primi cinque  rotoli, o libri,  che stanno a fondamento  non solo di tutta la Bibbia  ebraica, ma anche delle tre maggiori religioni del Pianeta: Ebraismo,  Cristianesimo e islam.  Protagonista  del libro (ma non  l’autore!)  è Mosè, il maggior profeta di YHWH dopo Noè e Abramo, il quale giunto alla fine della sua missione esorta il suo popolo a ringraziare il Signore per averlo fatto uscire dal paese d’Egitto per conquistare la Terra promessa, o patria della libertà,purché si lasci guidare dalla Legge del Signore (la Torah),  di rispettare l’alleanza stipulata sul M. Sinai,  adorando solo  Lui  “con tutto il cuore e con tutta l’anima”.

Benché il Deuteronomio non contenga racconti  di guerre in itinere, Mosè si inebria a raccontare  quelle combattute e vinte dal suo popolo sotto la protezione di YHWH.  

1--Dt 2,33 – Sotto la guida di Dio, gli israeliti sterminarono completamente gli uomini, le donne e i bambini

di Scom tanto che – “Non vi lasciammo nessuno in vita.“

2--Dt   3,6 –  Sempre sotto la guida di Dio, gli israeliti sterminarono completamente gli uomini, le donne ed i bambini di  Og.  Poi  saccheggiarono il bestiame e  i possedimenti.

3--Dt 5,9-- “Dio  punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione ;  castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione ”.

4--Dt  7,2 – Dio parlò ad ogni uomo d’Israele e, riguardo i nemici, proclamò: “Tu li voterai allo sterminio; non

      farai alleanza con loro e non farai loro grazia.” Un Dio della vendetta!

5--Dt  13,10--  La condanna a morte con il lancio di pietre (lapidazione):  “Anzi devi ucciderlo: la tua mano sia la prima contro di lui per metterlo a morte; poi la mano di tutto il popolo; lapidalo e muoia, perché ha cercato di trascinarti lontano dal Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile. Tutto Israele lo verrà a sapere, ne avrà timore... “.     Un Dio  che incita  all'odio e alla morte.

6—Dt 19,21--  La Legge del taglione.  “Il tuo occhio non avrà… misericordia: persona per persona, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede”.Se questa legge  è  stata prescritta dal Dio Unico, Universale ed Eterno,  perché poi è stata abolita?  E se fu abolita, perché il Magistero della Chiesa non la rivendica?

7--Dt 20,1-19-– Dio stabilì le regole della guerra ordinando …il massacro di tutti gli uomini,  escluso  le donne, i   bambini, il bestiame e i possedimenti che potevano essere tenuti come preda.

8--Dt 20,10,-15–  “Quando ti avvicinerai a una città per attaccarla  le proporrai la pace. Se accetta la pace e ti aprirà le porte allora tutto il popolo che vi si trova lavorerà per te (ovviamente sotto forma di schiavi). Se invece non accetta la pace con te e ti farà guerra la stringerai d’assedio e il Signore tuo Dio la metterà nelle tue mani. Passerai tutti i maschi a fil di spada, mentre le donne, i bambini  e il bestiame e quanto ci sarà nella città e  tutte le sue spoglie le catturerai. Mangerai delle spoglie dei tuoi nemici che il Signore tuo Dio ti avrà concesso. Così farai a tutte  le città lontane da te, quelle che non sono tra le città di queste nazioni”.

Inoltre:  “Quando stringerai d’assedio una città per combatterla ed  espugnarla non rovinerai i suoi alberi brandendo contro di essi l’accetta; ne mangerai ma non dovrai reciderli. Sono forse…uomini gli alberi della campagna perché debbano sottostare al tuo assedio?” (Dt 20,19)

9--Dt  23,3  Anatemi divini:  “ Il bastardo [figlio di genitori non sposati] non entrerà nella comunità del Signore; nessuno dei suoi, neppure alla decima generazione, entrerà nella comunità del Signore”.

Un Dio discriminatorio e  razzista!

10--Dt 27,26 “Maledetto chi non mantiene in vigore le parole di questa legge (la Torah), per metterla in pratica! Tutto il popolo dirà: Amen”. Per fortuna, invece, vennero in parte abolite.

11—Dt 28,15-20: Maledizioni e ingiurie di Dio, ovvero il MALEDICTUS di YHWH:  “...se non obbedirai alla voce del Signore… ti raggiungerannotutte queste maledizioni”:

--Sarai maledetto nella città e maledetto nella campagna--

-- Maledette saranno la tua cesta e la tua madia--

-- Maledetto sarà il frutto del tuo seno e il frutto del tuo suolo; maledetti i parti delle tue vacche e i nati delle tue pecore--

--  Maledetto sarai quando entri e maledetto quando esci--

-- Il Signore lancerà contro di te la maledizione, la costernazione e la minaccia in ogni lavoro a cui metterai mano, finché tu sia distrutto e perisca rapidamente a causa della malvagità delle tue azioni  per cui mi hai abbandonato--

11--Dt28,53 – La punizione di Dio per i disobbedienti prevedeva che questi mangiassero “il frutto del proprio seno, le carni dei propri  figli e delle proprie figlie che il Signore tuo Dio ti avrà dato.“  

Cannibalismo autorizzato da Dio, altro che “Il nome di Dio è misericordia!”.

-- Il Signore ti farà attaccare la peste, finché essa non ti abbia eliminato dal paese, di cui stai per entrare a prender possesso.

-- Il Signore ti colpirà con la consunzione [deperimento], con la febbre, con l'infiammazione, con l'arsura, con la siccità, il carbonchio e la ruggine, che ti perseguiteranno finché tu non sia perito.

-- Il Signore darà come pioggia al tuo paese sabbia e polvere, che scenderanno dal cielo su di te finché tu sia distrutto.

-- Il Signore ti farà sconfiggere dai tuoi nemici: per una sola via andrai contro di loro e per sette vie fuggirai davanti a loro;diventerai oggetto di orrore per tutti i regni della terra.

--  Il tuo cadavere diventerà pasto di tutti gli uccelli del cielo e delle bestie selvatiche e nessuno li scaccerà.

--Il Signore ti colpirà con le ulcere d'Egitto, con bubboni, scabbia e prurigine, da cui non potrai guarire.

--  Il Signore ti colpirà di delirio, di cecità e di pazzia”.  E continua per altre quattro pagine a seminare odio e terrore verso coloro che non  saranno fedeli allo spirito dell’Alleanza e della Torah. Questo è il Dio Padre di Gesù e nostro; ma  mentre un padre o una madre  perdonano  gli errori dei figli, Dio si vendica!      

N.B. Il prossimo saggio verterà sul libro biblico n. sei: Giosuè.

Come dire: Il peggio  dei crimini di YHWH non è ancora arrivato.  

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Giovedì, 21 Luglio 2016 09:33

La Bibbia e le Guerre

Carissimi lettori di Salic’è,

con questo saggio inizia per voi una nuova serie dedicata all’Antico  Testamento col fine  di far parlare  i testi biblici  analizzando  i passi più significativi a riprova che questo libro  più che da Dio è “ispirato”  da Satana in persona.  Il riferimento è  alle atrocità bibliche di YHWH.

Perché è importante questo lavoro? La ragione è che per più di tre millenni la falsa esegesi della Bibbia ha  prodotto tre religioni universali, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, responsabili di decine di migliaia di “guerre sante” con parecchi milioni di morti,  e continuano fino ad oggi (vedi ISIS e  sette simili in altre parti del mondo). Basta leggere l’A.T. (cosa che faremo da subito), il Talmud ebraico, traboccante di odio verso chi non è ebreo, detto goy (goym pl. ), il Cristianesimo che ha prodotto la storia criminale del Papato,  e il Corano fautore della Jihad con tredici secoli di guerre alle spalle.  Tutto nasce dall’esegesi malandrina di un passo di Genesi 3,1-12, primo libro biblico,  che ha inculcato nelle menti umane un peccato  commesso dai nostri progenitori, Adamo ed Eva,  per cui l’umanità intera sarebbe stata condannata a morte eterna,  senza scampo.  Poi, con la sua infinita bontà, Dio ci avrebbe ripensato e per riparare a cotanta crudeltà volle  sacrificare il Figlio Unigenito Gesù Cristo per redimerci da quella maledizione e donarci la vita eterna.

Basta credere a questa favola e la salvezza eterna è alla portata di tutti, come s. Paolo docet.  

Ovviamente a condizione che il credente si prostri  “Perinde ac cadaver” (= come fosse un cadavere) allo strapotere della  Chiesa cattolica nata su misura a gabbare gli allocchi.

Tutto vero? Tutto falso? E’ quello che desidero dimostrare testi biblici alla mano.

Premessa.   La Bibbia, dal greco Biblìa, plurale di biblion, è una collezione di testi storico-religiosi,  profetici, sapienziali, poetico-letterari  di cui si ignora tutto: chi li ha scritti, in quale lingua all’orine, dove, quando, a che scopo, perché fra i tanti libri scritti sull’argomento  alcuni vennero scartati mentre altri ritenuti validi (canonici) giudicandoli “ispirati da Dio”. Inoltre, i libri giunti fino a noi hanno subito manipolazioni e adulterazioni dai traduttori (tradurre significa in parte tradire) in epoche remote secondo le necessità concrete del momento.

Quindi è una collezione di libri da prendere con le molle, anche se poi sono stati protetti da un alone di sacro, perciò “Le Sacre Scritture”.

I cristiani divisero questi scritti in Antico e Nuovo Testamento, il primo riferito alla storia degli ebrei (Antica Alleanza), il secondo  all’Avvento di Cristo nel mondo (Nuova Alleanza) che però gli israeliti  non hanno mai riconosciuto. Fra i tanti  testi in circolazione sulle due storie, gli ebrei ne scelsero 39 per formare il loro canone, mentre i cristiani ne aggiunsero altri sette, che chiamarono “deuterocanonici” scritti in lingua greca.

Gli ebrei raggrupparono i loro libri (A. T.) in tre grandi classi: La Torah (Legge mosaica o Pentateuco), i Nebi’im = Profeti (anteriori e posteriori) e i Ketubim = Scritti Sacri o Agiografi.

A parte la lingua originale sconosciuta (ebraica, aramaica, greca, etc.), sotto l’aspetto formale e letterario gli scrittori hanno usato o sola prosa, o sola poesia, o entrambe le forme.

L'A.T.  è stato tradotto in greco nel III sec. a.C.,  una versione effettuata ad Alessandria d’Egitto (perciò detta anche “Alessandrina”) da 72 dottori in teologia necessaria agli ebrei della diaspora ivi residenti, chiamata Septuaginta  (LXX). E’ questa la versione canonica anche della Chiesa greco-ortodossa e dei Protestanti, mentre  il canone dei  Samaritani  si riduce a  solo sei libri. I cristiani copti dell’Egitto aggiunsero alla Bibbia dei LXX due libri apocrifi: Il Libro di Enoch e il Libro dei Giubilei. Ora come è possibile che un libro scritto in parte sotto l’ispirazione divina e in parte dettato direttamente da Dio non trovi d’accordo nessuno, se il canone varia da una comunità all’altra? Non è questo un segno della loro falsità? Ecco perché senza la fede (cieca!) non si va da nessuna parte.  Lo stesso processo selettivo si è verificato con i libri del Nuovo Testamento.

Fra le centinaia di vangeli circolanti presso le prime comunità cristiane di allora se ne scelsero quattro, secondo la necessità dottrinaria del momento, scartando perfino quelli scritti dagli stessi apostoli di Gesù, come Pietro, Mattia, Giuda, Giovanni e Giacomo (il Protovangelo).  Ora passiamo all’analisi critica dei testi. 

Saggio primo:  Le atrocità del Dio biblico YHWH.   Genesi (Gn) ed Esodo (Es).

--Gn 3,1-12--   Dio, dopo aver creato la prima coppia umana “a sua immagine e somiglianza”, mette subito alla prova la loro obbedienza con un comandamento perentorio: “Di tutti gli alberi del giardino tu puoi mangiare; ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiarne, perché nel giorno in cui tu te ne cibassi, dovrai certamente morire” (Gn 2, 16-17).  Probabilmente avrebbe  obbedito, ma Dio stesso mandò  alla donna un serpente: “Or  il serpente era la più astuta di tutte le fiere della steppa che il Signore Dio aveva fatto” (Gn 3,1)  allo scopo di convincerla che se lo mangiava diveniva onnisciente come il Creatore. Qui il presunto Dio gioca con la donna come il gatto col topo, sapendo già di vincere. In effetti se Dio è onnisciente, conosceva apriori l’esito negativo.  Eppure la punizione fu immediata e violenta: oltre alla cacciata dal Paradiso terrestre, la donna venne condannata a partorire con le doglie, e l’uomo a guadagnarsi il pane col sudore della fronte. Circa la condanna di tutte le future generazioni a morte eterna , secondo l’esegesi arbitraria di san Paolo, il testo biblico si limita a dire: “Con il sudore della tua faccia mangerai pane, finché tornerai nel suolo, perché da esso sei stato tratto, perché polvere  sei e in polvere devi tornare!” (Gn 3,19). Questo è molto importante per la credibilità del  cristianesimo.  In effetti se il tanto  incriminato Peccato originale è solo un’invenzione di Paolo,  come avrebbe potuto  avere le conseguenze  disastrose sull’intera umanità come hanno fatto sempre credere i teologi  cristiani (gli esegeti ebrei lo negano assolutamente)? E se questo è vero, allora anche la Redenzione di Cristo è fasulla, compreso duemila anni di cristianesimo.  Ho sentito il bisogno di precisare questo concetto, perché sono rari i cristiani  che ci credono.    Ed  ora ripartiamo con il nostro lavoro. .

Dai primi amplessi fra Adamo ed Eva nacque Caino, che uccise il fratello Abele. Perché lo avrebbe fatto?  Lo dice il testo biblico:

--Gn 4,3-- “Abele divenne pastore di greggi e Caino coltivatore del suolo. Ora, dopo un certo tempo, Caino offrì dei frutti del suolo in sacrificio al Signore; Abele offrì dei primogeniti del suo gregge. Il Signore riguardò Abele e la sua offerta,  ma non riguardò Caino e la sua offerta. Perciò Caino ne fu molto irritato e il suo viso molto abbattuto”.

Dunque la causa della morte di Abele va attribuita a Dio stesso che  del sacrificio  di Caino non valutò la buona intenzione, ma la qualità dell’offerta. Ma che Dio è questo? 

Chi ha studiato seriamente senza pregiudizi l’A.T., sa che YHWH  pretende  in sacrificio dai suoi seguaci offerte di animali puri, non per mangiarne la carne, ma per l’odore del fumo. Insomma la vittima doveva andare tutta in fumo, solo così placava la sua ira. Strano, ma vero.  Ecco la prova.

--Gn 8,18--  Dopo il diluvio universale, Noè appena sceso dall’Arca “prese ogni sorta di animali puri e ogni sorta di volatili puri e offrì un olocausto. Il  Signore ne odorò la soave fragranza  e disse in cuor suo: “Io non tornerò più a maledire il suolo per cagione dell’uomo...”.  Se Noè avesse conosciuto prima i gusti del suo Dio avrebbe evitato il più grande genocidio della storia! 

Ora torniamo al diluvio.

--Genesi 6,17-- Dio pentito d’averla  creata sterminò ogni creatura vivente del pianeta risparmiando soltanto la famiglia di Noè, unico uomo giusto. Uomini, donne, bambini ed animali morirono annegati  con atroce sofferenza:  “Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà…” . La Bibbia ci dice che Dio, insoddisfatto e scontento della sua creazione distrusse tutto e ricominciare daccapo, come un falegname alle prese con la costruzione di un tavolo venuto storto.

A dare ascolto agli esegeti biblici, non si tratta di una finzione  letteraria, ma di un evento  reale.

--Gn 8,21--  Dopo il diluvio Dio fece una promessa solenne a Noè:  “Io non tornerò più a maledire il suolo per cagione dell’uomo...e non tornerò più a colpire ogni essere vivente come ho fatto”, invece ecco  una nuova distruzione, quella di  Sodoma e Gomorra, ricordata, peraltro, anche da 2°Pietro, 2,6:  “(Dio) condannò alla distruzione le città di Sòdoma e Gomorra, riducendole in cenere”.  Che bontà di cuore!

--Gn  9,24  “Quando Noè si fu risvegliato dall'ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore; allora disse "Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli! Disse poi "Benedetto il Signore, Dio di Sem  (capostipite dei  semiti), Canaan sia suo schiavo!”.

Il riferimento è ai Cananei che gli israeliti guidati da YHWH estromisero dal loro territorio con la guerra.

--Gn 14,1-24 La campagna di Chedorlàomer.  La prima guerra raccontata dalla Bibbia  inizia proprio dal pacifico… Abramo, che non era soltanto un pastore di greggi, ma anche un abile stratega militare. Fu quando intervenne  per liberare suo fratello Aran e il nipote Lot fatti prigionieri da alcuni re nemici. Ebbene “Quando Abramo seppe che suo fratello era stato condotto via prigioniero, mobilitò i suoi mercenari, servi, nati nella sua casa, in numero di 318, e intraprese l’inseguimento fino a Dan; poi divise le schiere contro di essi, di notte, lui con i suoi servi e li sbaragliò e proseguì l’inseguimento fino a Coba, a settentrione di Damasco; ricuperò così tutta la roba e anche Lot, suo fratello, e i suoi beni, con le donne e il rimanente personale” (14,14-16).  La Bibbia  ebraica è una serie di libri che parla  soprattutto di guerre con l’avallo  di Dio, quando non è lui stesso in prima linea, come vedremo.    

--Gn 19:6 – Una sera Lot ospitò due angeli nella sua casa a Sodoma. Quella stessa sera la casa di Lot fu assalita da una folla di delinquenti omosessuali in cerca di esperienze carnali con gli angeli. Lot cedette le sue figlie vergini alla folla, esortandola: “Vi prego, fratelli miei, non fate questo male!” – “Ecco, ho due figlie che non hanno conosciuto uomo: lasciate che io ve le conduca fuori, e voi farete di loro quel che vi piacerà; ma non fate nulla a questi uomini, perché sono venuti all’ombra del mio tetto.”  

Ma gli angeli non sono puri spiriti?

--Gn 19,24   Subito dopo “…il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo”.   Ricordo che nei testi  biblici successivi è scritto che per quasi 2000 anni in quella terra non vi fu vegetazione, danneggiando e punendo così non solo i perversi sodomiti  ma anche le generazioni future  incolpevoli. Tuttavia, in Dt 29,22-28  c’è un’altra versione circa la causa della distruzione delle due città: il popolo israelita era stato punito da Dio per aver servito dei stranieri.

--Gn, 34,13 – Sichem si unì carnalmente – in un atto prematrimoniale – a Dina, figlia di Giacobbe, destando la collera dei suoi fratelli Simeone e Levi. L’unione previa circoncisione era considerata da Giacobbe un disonore e, per questo, a Sichem, a suo padre Camor, e ad ogni maschio della città fu richiesta la circoncisione, che avrebbe reso ogni uomo idoneo all’unione con le donne ebree. Tre giorni dopo, mentre gli uomini ancora pativano i dolori dell’operazione, “due dei figli di Giacobbe, Simeone e Levi, fratelli di Dina, presero ciascuno la propria spada, assalirono la città che si riteneva sicura, e uccisero tutti i maschi.” – “Passarono a fil di spada anche Camor e suo figlio Sichem, presero Dina dalla casa di Sichem, e uscirono.” – “I figli di Giacobbe si gettarono sugli uccisi e saccheggiarono la città, perché la loro sorella era stata disonorata” – “presero le loro greggi, i loro armenti, i loro asini, quanto era nella città e nei campi.” – “Portarono via come bottino tutte le loro ricchezze, tutti i loro bambini, le loro mogli e tutto quello che si trovava nelle case”.

--Gn, 38,8-10 – Per la Legge del Levirato:

Giuda, figlio di Giacobbe, pregò suo figlio Onan di  unirsi a Tamar, moglie di suo fratello – ucciso da Dio per la sua malvagità – incoraggiandolo: “Va’ dalla moglie di tuo fratello, prenditela in moglie come cognato e suscita una discendenza a tuo fratello.” Onan ottemperò, “ma ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva per  terra (lo sperma!)  per non dare una posterità al fratello.”  

Ebbene, solo per questo Dio  lo punì con la morte.

Esodo (Es) : Libro biblico n. due

--Es  2,12 – Mosè vide un egiziano che picchiava un ebreo. Si guardò intorno e, non trovandovi testimoni, “uccise l’Egiziano e lo nascose nella sabbia.“  Quale sia la ragione, Mosè è un  omicida. 

Da Esodo 7,24 a Esodo 10,29 si racconta che Dio, per costringere il Faraone a liberare il popolo israelita dalla secolare servitù in Egitto,  “indurì” il suo cuore e pianificò i suoi  “prodigi nel paese d’Egitto“  attraverso dieci piaghe, secondo quest’ordine:  

1^ piaga  --Dio trasformò l’acqua del Nilo in sangue. Tutti i pesci morirono e l’acqua divenne imbevibile. 

2^ piaga  -- Dio inviò una piaga di rane che “coprirono il paese d’Egitto.“  

3^ piaga -- Dio inviò una piaga di zanzare.  

4^ piaga --Dio inviò una piaga di mosche velenose: “La terra fu devastata.“   

5^ piaga -- Dio, con l’ennesima epidemia, sterminò tutto il bestiame d’Egitto; “ma del bestiame dei figli d’Israele non morì neppure un capo.“  

Dunque, YHWH  è un Dio di parte costruito dalla fantasia degli  israeliti!

6^ piaga -- Dio inviò una piaga di “ulceri che si trasformarono in pustole sulle persone e sugli animali.“ 

7^ Dio inviò una piaga di grandine che colpì uomini e animali, e che spogliò i campi;

8^ piaga – le cavallette.  “Il  Signore disse a Mosè: “Và dal Faraone, perché sono io che ho appesantito il suo cuore e il cuore dei suoi servi, perché io possa compiere questi miei segni ( =miracoli) … e sappiate che io sono il Signore”.   Visto che  il Faraone non si arrendeva, (anche perché Dio stesso gli aveva indurito il cuore… ) “Il Signore disse a Mosè:  “Stendi la tua mano sul paese d’Egitto per le cavallette: salgano sul paese d’Egitto e mangino ogni erba della terra, tutto quello che ha lasciato la grandine”…  (Es 10,13). 

“Venne il mattino e il vento dell’est aveva portato le cavallette. Le cavallette salirono su tutto il paese d’Egitto, e si posarono su tutto il territorio d’Egitto in  gran quantità così che prima non c’erano state tante cavallette come dopo non ci saranno mai più. Coprirono la superficie di tutto il paese e oscurarono la terra: mangiarono tutta l’erba della terra, ogni frutto dell’albero lasciato dalla grandine; niente di verde restò sugli alberi e dell’erba del campo in tutto il paese d’Egitto” (Es 10,13-17).      

9^ piaga: il buio. “Il  Signore disse a Mosè: “Stendi la tua mano verso ilo cielo: ci sarà il buio nel paese d’Egitto, un  cielo buio da poterlo palpare”.  Mosè stese la mano verso il cielo e ci fu buio cupo in tutto il paese d’Egitto per tre giorni. Nessuno vide il proprio fratello e nessuno si alzò in piedi per tre giorni, ma tutti i figli di Israele avevano luce dove risiedevano”(Es 10,21-23).  

Il testo è chiaro: YHWH non era il dio dell’universo, ma del solo popolo israelita. 

Nonostante tutto, Il Signore indurì il cuore del faraone e non volle mandarli via”.

10^ piaga: morte dei primogeniti. “A metà della notte il Signore colpì tutti i primogeniti nel paese d’Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul suo trono fino al primogenito del prigioniero che è in carcere, e tutti i primogeniti degli animali (ma sì, abbondiamo!).  “Il Faraone si alzò di notte , lui, tutti i suoi servi e tutto l’Egitto perché non c’era casa dove non c’era un morto” (Es 12,29-31).  

Di fronte a questa tragedia nazionale  “Gli Egiziani fecero forza sul popolo per mandarli via i fretta dal paese, perché dicevano: “Moriamo tutti quanti!” (Es 12, 33).

A questo punto il popolo israelita fu lasciato partire verso la Terra Promessa, ma non prima di aver spogliato i poveri egizi: “I figli di Israele fecero come aveva detto Mosè e chiesero agli Egiziani oggetti d’argento, oggetti d’oro e vestiti” (Es 12,35).  

Da questo momento  iniziano le epiche battaglie di YHWH pro Israele a cominciare dagli stessi egizi, che non domi inseguivano i fuggitivi israeliti nel deserto.

Sconfitti definitivamente gli egizi,  Dio affronta  tutti i nemici del popolo d’Israele, che  alla fine esalta YHWH intonando un canto di vittoria (Es 15). Ecco alcuni brani:  —“Il Signore è prode in guerra, si chiama Signore. I carri del Faraone e il suo esercito ha gettato nel mare e i suoi combattenti scelti furono sommersi nel Mare Rosso”. Oppure: “Chi è come te, tra gli altri dei, Signore,/ chi come te, magnifico in santità,/  terribile in imprese/ che fa meraviglie?”   (Attenzione: YHWH non è altro che un “Dio tra gli altri dei!). 

Dopo aver  chiuso i conti con gli egizi, questo Dio guerriero attacca e  sconfigge gli altri popoli:

“I popoli hanno udito e tremato / spasimo ha afferrato gli abitanti della Filistea / Già sono sconvolti i capi di Edom / i potenti di Moab sono presi dal fremito  / si squagliano tutti gli abitanti di Canaan”.    

                                                                                                                                                                                                                                          Ancora. Il bastone di Dio, retto dalle mani di Mosè sulla vetta del colle, permise a Giosuè di sterminare il re Amalek  e la sua gente: “Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo passandoli poi a fil di spada. Allora il Signore disse a Mosè: "Scrivi questo per ricordo nel libro e mettilo negli orecchi di Giosuè: io cancellerò del tutto la memoria di Amalek sotto il cielo!" (Es 17,13).   Ai lettori ignari dei testi biblici desidero ricordare che Amalek era figlio di Abramo avuto da Chetura,  sua seconda moglie.

Dunque il Dio apparso ad Abramo (El Shaddai = dio della montagna o della steppa) ha un compito molto limitato, quello di governare la  sola famiglia di Giacobbe, poiché amaleciti, madianiti, edomiti, moabiti e ammoniti, benché della stessa stirpe di Abramo, sono sterminati  da Dio e il territorio  dato agli israeliti.  

--Es 32,27 –  Mentre Mosè  era a colloquio  con YHWH sul M. Sinai, durato quaranta giorni,  il popolo sfiduciato  per il ritardo si costruì un nuovo idolo sotto forma di vitello d’oro.  Al ritorno, Dio irato del tradimento avrebbe voluto sterminare tutti  gli esuli israeliti; tuttavia Mosè riuscì a rabbonirlo e farlo… ragionare, così “Il Signore abbandonò il proposito di far del male al suo popolo” (Es 32,14), ma  non senza aver punito i responsabili. Mosè disse ai figli di Levi: “Ognuno di voi si metta la spada al fianco; percorrete l’accampamento da una porta all’altra di esso, e ciascuno uccida il fratello, ciascuno l’amico, ciascuno il vicino.” – “In quel giorno caddero circa  3.000  uomini” e Dio ne fu compiaciuto”).

Nessun perdono, nessuna misericordia, ma…compiacenza!

--Es 33,1-2:  Minacce di Dio. Partenza.   “Il Signore disse a Mosè: Va’, parti di qui, tu e il popolo che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, verso la terra che ho giurato ad Abramo, Isacco e Giacobbe  dicendo: “La darò al tuo seme.   Manderò davanti a te un angelo e caccerò via il Cananeo, l’Amorreo, l’Hittita, il Perizzita,  l’Eveo e il Gebuseo”.   Qui c’è poco da commentare; eppure secondo la teologia cattolica stiamo parlando (si fa per dire) del Padre di Gesù, 1^ Persona della S.S. Trinità!   La verità è un’altra.  Nell’A.T. YHWH è chiamato Deus Sabaoth, ossia Dio degli eserciti, cioè un comandante in capo di una schiera di combattenti a favore di un piccolo popolo, quello d’Israele, contro tutti  gli abitanti  della Palestina  (i filistei) che vengono sterminati. 

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NOTA AI LETTORI
Il Saggio che propongo ai Lettori di Salic’è è l’ultimo di una serieiniziata giusto tre anni fa (giugno 2013) che fa da commento critico all’Antico e al Nuovo Testamento, intitolato “Gesù, vero uomo e niente Dio. Riflessioni critiche alla luce dei vangeli”.
Questo saggio è il n. 34 dei 38 che compongono il mio libro ancora inedito dal titolo “La mia esegesi della favola biblica”. I prossimi saggi, a partire dal 20 luglio sempre su Antico e Nuovo Testamento, metteranno a nudo la parola di YHWH, Padre di Gesù, citando da ogni libro biblico i brani più significativi per avere una conoscenza precisa e diretta della sua crudele malvagità senza pietà per donne e bambini; cosa che contraddice il Capo della Chiesa cattolica quando dice agli sprovveduti credenti : “Il nome di Dio si chiama misericordia”.
Intanto auguro ai miei Lettori giorni felici per le vacanze estive. A.C.


Parte I
Chi ha studiato seriamente i testi del Nuovo Testamento col metodo storico-critico-razionale avrà notato che della persona di Gesù sia possibile ricostruire almeno due figure contrapposte: una storica, reale, fisica fortemente carismatica, assimilabile al profetizzato Messia d’Israele da quando l’antico Regno di Davide s’era scisso in due parti dopo la morte di suo figlio Salomone (931 a.C.); ed è possibile nello stesso tempo ricostruire un’altra e diversa figura di Gesù, di natura spirituale e divina identificata col Figlio di Dio, peraltro uguale al Padre Celeste, creatore del cielo e della terra. Questo secondo identikit fu quello vincente, che prese il sopravvento sull’antica religione di Israele, il giudaismo, prestando il nome alla fede nascente, il cristianesimo. Tuttavia Cristo è un sostantivo aggettivato (Christos in greco significa Messia, ossia l’Unto del Signore) mentre il suo vero nome era Giosué, da cui Gesù. Ora partiamo dal Cristo di natura umana per ricostruire una sua possibile ideologia politico-sociale-morale-religiosa come scopo manifesto della sua missione terrena. Al suo tempo la Palestina era ancora divisa in Giudea a sud e Samaria (ex stato d’Israele) a nord, dominata dai romani da quando Pompeo (63 a.C.) aveva insediato sul trono di Gerusalemme un signore idumeo, Erode Antipatro, cui successe il figlio Erode il Grande (37-4 a.C.). Al tempo di Gesù in seno al popolo ebraico coesistevano due tendenze politiche opposte, una facente capo ai sadducei, la casta sacerdotale ricca e potente anche perché gestiva le ricchezze del Tempio, ed era filoromana per la difesa dello Staus quo; l’altra, composta di farisei, esseni, zeloti e del ceto di tutti gli emarginati e diseredati, sfruttata dal potere politico-religioso fino al midollo era in continuo stato di agitazione, subendone per questo sanguinose rappresaglie.
Durante una di queste sedizioni Archelao (4 a.C. 6 d.C.) fece sgozzare tremila ebrei nel Tempio di Gerusalemme, mentre Varo, governatore di Siria, ne fece crocifiggere altri due mila. La storia del popolo israelita in Palestina era sempre stata costellata da invasioni straniere (assiri, babilonesi, persiani e greci) che lo avevano oppresso, angariato e umiliato sotto ogni aspetto; per cui era affiorata l’idea pessimistica che soltanto un intervento divino poteva salvarlo da questa maligna sorte.
Gli antichi profeti avevano incolpato il popolo stesso delle sue disgrazie, quello di aver violato il Patto mosaico con YHWH adorando divinità straniere; tuttavia Ezechiele, profeta in esilio a Babilonia, era convinto che se questo si fosse pentito dei suoi peccati di idolatria, YHWH lo avrebbe perdonato. Già con la profezia di Natan più volte citata YHWH aveva promesso a Davide suo servo un Messia discendente dalla sua dinastia che avrebbe governato in eterno sul suo regno, rendendolo prosperoso e libero da ogni ingerenza straniera. Fallita questa promessa con la caduta del Regno di Giuda (587 a.C.), seguita dalla “cattività babilonese”, la delusione fu cocente, ma la fede incrollabile in YHWH, che non poteva ingannare, alimentò la speranza del popolo anche nei giorni più terribili della sua storia. D'altronde gli israeliti un po’ per la debolezza del loro piccolo stato, un po’ per le continue faide interne, non era in grado di fronteggiare i potenti stati stranieri, per cui l’unica speranza di vittoria era riposta in un prodigioso intervento divino, cui credevano ciecamente.
Era questo il motivo se al tempo di Erode il Grande e dei suoi successori, forse il peggiore di tutti, per le strade della Palestina pullulava un gran numero di presunti messia armati più di fede nell’aiuto di YHWH che nella forza delle armi. Fra questi ho più volte ricordato Giovanni Battista, Apollonio di Thiana, Giuda il Galileo, Theudas, Simon Mago e tanti altri meno noti, i cui movimenti, o sette, impegnarono spesso gli eserciti romani prima di essere sopraffatti. .
Il Gesù dei vangeli fu uno di questi, ma più fortunato per le ragioni che dirò, anche se morto in croce come buona parte di loro. Il successo va attribuito al suo speciale carisma di comunicare alle folle “la buona novella”, quella di realizzare qui sulla terra il Regno di Dio, convincendole con l’effetto di qualche apparente miracolo, o gioco di prestigio , cosa abbastanza facile in una comunità di analfabeti.
In ogni modo tutto quello che noi sappiamo sulla vita di questo speciale predicatore proviene dai quattro vangeli canonici, di cui solo Matteo era stato testimone oculare come discepolo-apostolo, mentre Marco e Luca avevano conoscenze di seconda mano, provenienti da una fonte comune detta “Fonte Q”.
Si tratta di un serbatoio di informazioni sulla predicazione di Gesù, 114 detti o Loghia riportati da Tommaso nel suo vangelo gnostico, senza mai citare le due Genealogie o le natività miracolose, riportate dai soli Matteo e Luca, indubbiamente frutto di fantasia.
Il vangelo più vicino alla realtà è quello di Marco, il primo in ordine cronologico, mentre quelli di Matteo e Luca sono composizioni posteriori arricchite di elementi mitici per fare dell’uomo Gesù un essere trascendente. Il IV vangelo, attribuito all’apostolo Giovanni, scritto circa 60 anni dopo la morte di Gesù, ha un’altra storia e un’altra funzione, quella di convincere i credenti delusi dell’esito fallimentare politico-rivoluzionario di Cristo, nonché per le inverate profezie sull’imminente fine del mondo (apocalisse) e della sua seconda venuta (Parusia). Sarà l’argomento della seconda parte di questo capitolo sul Gesù promosso a Figlio di Dio uguale al Padre dai teologi cristiani.
Dai vangeli sinottici è possibile ricavare due raffigurazioni di Gesù, una umana profetizzata da secoli che avrebbe dovuto restaurare sulla terra l’antico Regno d’Israele fondato da Davide, e un’altra visibilmente mistificata che ha dato origine alla religione cristiana. Il Gesù della prima figura è fortemente umano, figlio di genitori ebrei, Giuseppe e Maria, circonciso otto giorni dopo la nascita, con quattro fratelli e alcune sorelle, assai compatibile con l’identikit dell’atteso Messia salvatore del solo “popolo eletto”.
Come ebreo Gesù crede nella Rivelazione di Dio prima ad Abramo, poi a Mosè e che ha parlato ai Profeti; crede al Dio Unico creatore del cielo e della terra, un Dio provvidenziale che guida la storia degli uomini; che ha rivelato la Legge a Mosè. Inoltre, egli recita lo ShemahIsrael due volte al giorno, crede nella venuta del Messia, ritiene centrale la preghiera, fa la visita rituale al Tempio ed osserva le festività del suo popolo. Crede nella resurrezione dei corpi dopo la morte e al giudizio universale, ma questa è una verità di origine persiana (dal Mazdeismo) in quanto l’A.T. non l’ha mai annunciata.
Il merito di Gesù uomo è stato quello di riformare la Legge mosaica (la Torah) nel suo esagerato formalismo che esalta la lettera e uccide lo spirito, motivo per cui si scontra spesso con i farisei, formalisti per eccellenza. Lo conferma Gesù stesso: “Non pensate che io sia venuto per abolire la Legge: io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento” (Mt 5,17). Se questa era la sua ideologia, come poteva pensare di creare una nuova religione, ossia il cristianesimo?
Dunque Gesù dimostra di essere un libero pensatore e un coraggioso riformatore della tradizione giudaica quando afferma che la Legge è fatta per l’uomo, ossia per farlo vivere meglio su questa terra. Con questa idea affronta e umanizza alcuni precetti mosaici, anzitutto il forzato riposo del sabato che puniva con la morte chi osava violarlo: per Gesù il sabato è fatto per l’uomo, per il suo riposo, non al contrario. Neppure condivide la minuziosa normativa sulla purezza alimentare che divideva gli animali in puri e impuri ed altri cibi particolari elencati nella Torah; la vera purezza, egli dice non viene dal di fuori, ma sta dentro di noi e proviene dal cuore.
Eppure qui sorge un problema di coerenza: se la Legge è rivelata da Dio non può essere riformata, e un Messia che ne contesta alcuni principi non può essere il Figlio di Dio uguale al Padre dell’ortodossia cristiana, ma a rigore un eretico se non proprio un miscredente. L’ideologia antropocentrica di Gesù contrasta con quella teocentrica del giudaismo, ecco perché fin dall’inizio del suo magistero terreno ci tiene a precisare che la missione sua e degli apostoli si rivolge soltanto al solo popolo ebraico: “Non andate tra i Gentili (i pagani) e non entrate nelle città dei Samaritani, ma andate piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele” (Mt 10,5-6).
Gesù stesso ripeterà queste parole alla donna cananea che si era rivolta a lui “gridando a viva voce: Abbi pietà di me, Signore, figlio di Davide; mia figlia è crudelmente tormentata dal demonio”, cui risponde: “Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa di Israele”. E quando la donna prostratasi insiste: “Signore aiutami!” le risponde: “Non è buona cosa prendere il pane dei figlioli (israeliti, ovvio) per gettarlo ai cagnolini”. Qui, se le parole hanno un senso, Gesù precede di venti secoli il nostro Matteo Salvini quando disprezza e respinge gli stranieri immigrati in Italia e in Europa. Altro che missione universale la sua! Come si fa a dire: “Ama il prossimo tuo come te stesso!” . A meno che per prossimo non si intenda i soli ebrei come risulta dalla Torah, dove YHWH prima detta il precetto n. sei di non ammazzare e poi incita il suo popolo a farlo col suo consenso quando si trattava di popoli stranieri. La Bibbia è una selva di contraddizioni, nessuna meraviglia, dunque.
Il suo progetto è limitato a ripristinare l’antico Regno nazionale di Davide dopo averlo liberato dai romani invasori. In effetti, ricreare lo stato d’Israele in crisi permanente dalla caduta di Gerusalemme ad opera dei Babilonesi (587 a.C.) era sempre stato il sogno degli israeliti fino ad allora. Questo intende Gesù quando annuncia che il Regno di Dio è vicino, almeno nelle sue intenzioni; un Regno non escatologico rimandato alla fine dei tempi, ma reale, subito e sulla Terra.
In un passo di Matteo, Gesù dopo aver catechizzato le folle su una ideale condotta morale conforme a un’immaginaria visione divina, conclude: “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato per giunta” (Mt 6,33).
Tutto il resto sono i beni primari: mangiare, bere e vestire, al resto ci pensa la Provvidenza. Si tratta del regno di pace e giustizia profetizzato dal deutero-Isaia (60,17) che Gesù fa suo da realizzare subito nel tempo attuale.
In Marco 10,28-31 sta scritto: “Pietro prese a dirgli: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù rispose: “In verità vi dico, nessuno ha abbandonato casa o fratelli, o sorelle, o padre, o madre o figli e campi, per amor mio e per il Vangelo che non riceverà il centuplo, adesso, in questo tempo (chiaro: durante la vita dei destinatari!) in case, fratelli, sorelle, madri, figli e campi, insieme con le persecuzioni, enel tempo avvenire la vita eterna” (come premio aggiuntivo). I discepoli della sequela di Gesù, analfabeti e ignoranti di dottrine teologiche, non avrebbero mai lasciato casa, famiglia e lavoro per una oscura promessa di vita eterna di cui la Bibbia antica ignora. In questo Regno ideale di Dio, i “primi sarebbero stati gli ultimi”, privilegiati i poveri, ma nessun ricco avrebbe trovato posto. Un regno utopistico mai esistito nella realtà, il paese di Cuccagna, tipico di tutti i sognatori. Avremmo paragonato questo regno ideale ad un pionieristico stato comunista (c’è chi lo ha pensato) se non fosse che si trattava invece di un Regno nazionale teocratico, che ha dato origine a tutti gli stati teocratici liberticidi della storia occidentale e del mondo. Questo presunto “Regno di Dio” (detto anche Regno dei Cieli) avrebbe preso il posto di quello filoromano di Erode il Grande e dei suoi successori, ormai dilaniato da tutte le parti.
Gli ebrei soffrivano molto l’oppressione romana, ma invece di unirsi per levare le armi tutti insieme contro l’invasore erano divisi in fazioni che si combattevano fra loro, mentre i romani, secondo una testimonianza di Giuseppe Flavio, crocifiggevano circa 500 ribelli al giorno.
Gesù conosceva le difficoltà che avrebbe incontrato a mettere insieme queste fazioni ribelli necessarie per fronteggiare con le armi le legioni romane molto più forti di loro, ma come ogni sognatore di utopie credeva nell’intervento divino: Come poteva YHWH non aiutare coloro che volevano erigere il suo regno di pace e giustizia sulla terra? Ecco spiegato perché, sconfitto dalla “realtà effettuale”, dal sommo della croce dove era inchiodato, avrebbe esclamato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Ed è la prova più eclatante, fra le altre, che Gesù non era affatto il Figlio di Dio incarnato. Di che cosa si lamentava Gesù? Il copione della commedia scritto in Cielo in un disegno divino non si era svolto regolarmente secondo la volontà di Dio che voleva suo Figlio morto in croce per pagare il riscatto del peccato originale e donare all’umanità la vita eterna? Da chi era stato abbandonato Gesù, da se stesso?
Ora torniamo alla sua missione terrena durata almeno tre anni, durante la quale cercò di radunare quante più energie possibili allo scopo di mettere fine al predominio romano responsabile degli sconvolgimenti politici e religiosi in Palestina.
Gesù, come abbiamo detto altrove, iniziò la sua propaganda rivoluzionaria a partire dalla Galilea, ma i suoi compatrioti lo trattarono male, convinti che non faceva i loro interessi. E’ rimasta famosa la sua riflessione: “Nessuno è profeta in patria!” Profeta, e non Figlio di Dio!
Le autorità religiose di Gerusalemme sospettose dell’attività politica di Gesù lo avevano pedinato durante tutta la sua vita pubblica allo scopo di coglierlo in fallo per consegnarlo alle autorità romane. L’episodio della moneta e del tributo da pagare a Cesare ne è un esempio. Gesù lo sapeva e ne era preoccupato soprattutto dopo l’arresto e la decapitazione di Giovanni Battista, i cui seguaci erano passati nella sua sequela. Ecco giustificata la sua prudenza tendente a tenere nascosta la sua attività politica, tranne al gruppo del “cerchio magico” (Pietro, Giovanni e Giacomo figli di Zebedeo) e che Harold Bloom ha chiamato “segreto messianico”. Ma non sempre fu così. A chi dice che Gesù era un pacifico predicatore della “buona novella” è poco informato o in malafede. Gesù non aveva nessuna intenzione di farsi massacrare senza opporre resistenza, e sapeva che la restaurazione del Regno di Davide nello spirito di uguaglianza e fratellanza non poteva realizzarsi con la preghiera delle pie donne, e gli apostoli erano stati avvisati: “Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra…ma una spada” (Mt 10,34 e Lc 12,51). Questo concetto viene espresso più volte e si concretizza la Domenica delle Palme, durante il suo ingresso trionfale a Gerusalemme (già raccontato) quando la gente stende mantelli al suo passaggio: “Le folle che precedevano e quelle che seguivano Gesù, gridavano: “Osanna al Figlio di Davide” (Mt 21,19), “Il re che viene nel nome del Signore” (Lc 19,28). L’interiezione biblica “Osanna” (ebraico Hoshana) che significa “Salvaci! Aiutaci!” è consona al bisogno di quel popolo da secoli martoriato.
Il trionfo di Gesù fu dovuto anche al largo seguito dei diseredati e indebitati che coglievano l’occasione di distruggere le liste dei creditori. Approfittando del successo di popolo, Gesù andò oltre: Entrò nel Tempio profanato sia dai cambiavalute, sia dai mercanti di kitsch cui rovesciò i tavoli, inveendo poi contro per averlo ridotto “in una spelonca di ladri”.
Se quest’ultimo episodio sia veritiero lo sapremo tra poco, perché i sadducei gestori del Tempio, temendo che i tumulti provocati da Gesù potessero compromettere lo Status quo di loro gradimento, avvisarono il governatore Ponzio Pilato affinché prendesse provvedimenti.
E qui comincia la Settimana Santa o di Passione. In tutti e quattro i vangeli si parla di Ultima Cena, poi il ritiro di Gesù a pregare nell’Orto dei Getsemani, dell’arresto in piena notte da parte delle guardie del sommo Sacerdote con l’aiuto di Giuda Iscariote, del duplice processo, religioso e civile, della condanna alla crocifissione, ed altro. Questi episodi sono stati analizzati esaurientemente nei capitoli 26-27- e 28 di questo libro; qui faccio soltanto alcune considerazioni suppletive.
L’Ultima Cena segna un momento risolutivo della vita di Gesù: egli si è riunito a breve distanza da Gerusalemme coi Dodici per dare seguito all’insurrezione contro i romani. Il tanto atteso ripristino del Regno nazionale d’Israele non poteva realizzarsi senza l’uso delle armi e Gesù lo sapeva; ecco perché in Luca 22,35-36 è scritto: “Quando vi mandai senza sacco, senza bisaccia e senza calzari, vi mancò mai nulla?... “Ma ora chi ha un sacco si prenda anche una bisaccia, e chi non ha spada venda il mantello e ne compri una… Gli dissero: Signore ecco qui due spade!”. Pietro, armato di spada, tagliò l’orecchio a Malco, servo di Caifa. Se Gesù si ritirò a pregare, come faceva spesso nelle ore cruciali della sua vita, lo fece per chiedere l’aiuto di Dio nella difficile impresa. Se così non fosse, perché Ponzio Pilato avrebbe inviato una coorte armata composta di sei centurie, ossia seicento militi, per catturare un manipolo di chimerici sognatori alla guida di un pacifico…Messia? (Cfr. Gv 18,3: “Giuda, pertanto, presa la coorte e, dai capi dei sacerdoti e dai Farisei, alcune guardie, andò colà con lanterne, torce ed armi”, coi versetti successivi). Il Gesù come “il paziente servo di Dio” è smentito dagli stessi evangelisti Matteo e Luca: “Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettere pace, ma una spada”.
Che Gesù sia stato il Messia politico della stirpe di Davide tanto atteso dagli ebrei lo dimostra senza equivoci il capo d’accusa della condanna a morte, cioè essersi autoproclamato “Re dei Giudei”. Un marchio rimasto per sempre inciso sullo stipite della croce: INRI = JesusNazarenus Rex Judaeorum in tre lingue, ebraica, greca e latina. In effetti, i romani condannavano a morte col supplizio della croce soltanto i ribelli politici, e là rimanevano appesi fino alla consunzione del cadavere come deterrente a scoraggiare gli altri. La tomba offerta da Giuseppe di Arimatea al corpo di Gesù è una delle tante menzogne bibliche; come la è quella che narra la farsa della condanna a morte di Gesù in seguito a un referendum popolare fra lui e il terrorista (o ladrone) Barabba; e che la folla inferocita avesse optato per la morte del primo.
E’ pura invenzione perché senza prove e contraria alle leggi romane vigenti in quel tempo. Come spiegare il volta faccia della folla che pochi giorni prima lo aveva acclamato: “Osanna al Figlio di Davide… “ e poi che inveisce contro: “A morte! Crucifiggilo!” se non per la delusione dell’insuccesso armato del loro eroe, cui era stata riposta tutta la speranza secolare di liberarsi dagli oppressori stranieri? Come poteva Dio abbandonare al dileggio un uomo tanto fiducioso nella sua giustizia? La disfatta di quest’uomo non comprometteva l’immagine di un Dio Onnipotente e Misericordioso? Parole al vento!
Una seria riflessione va fatta sulla presunta “Ultima Cena”, cuore teologico di tutta la Fede cristiana. Ho scritto più volte che Gesù era un ebreo osservante con qualche “distinguo”; e se per la dottrina cattolica lo era solo come uomo, essendo come Figlio di Dio puro spirito, non si può negare che gli apostoli erano tutti ebrei rispettosi della Torah. Il Cristo seduto a capotavola dopo aver preso “…del pane e, dopo averlo benedetto, lo spezzò e nel darlo ai suoi discepoli disse: “Prendete, mangiate; questo è il mio corpo “. Poi preso un calice e avendo reso grazie lo diede loro dicendo: “Bevetene tutti: perché questo è il mio sangue della nuova alleanza che sarà sparso per molti in remissione dei peccati” (Mt 26, 26-28).
Ora la Legge ebraica vieta apoditticamente perfino di mangiare o bere il sangue di un animale (Lv 17,11-14): come potevano i discepoli, tutti ebrei integralisti, accettare una simile bevanda senza ritenere il loro maestro un pazzo da legare e lasciarlo subito in asso? Tutta la Bibbia, A. e N. Testamento, è talmente imbevuta di assurdità e contraddizioni, che se dovessimo analizzarle tutte col metodo critico-razionale e riportarle in un libro, scriveremmo un volume in due tomi.
Altro che parola ispirata da Dio!
Eppure il sacramento dell’Eucarestia è divenuto il cuore pulsante di tutta la teologia cattolica. Questo rito, detto della “transustanziazione”, non solo è estraneo alla tradizione ebraica, ma risale al rituale magico del cannibalismo tribale quando si credeva che mangiare parti del corpo del nemico se ne acquisivano le sue virtù. E si tratta non di un rito simbolico, come lo ha inteso Martin Lutero, ma sostanziale, nel senso che nell’ostia consacrata dal prete c’è il vero corpo di Cristo, così come nel vino il suo vero sangue: lo conferma il miracolo…di Bolsena!.

Parte II.

Il Cristo metafisico Figlio di Dio, consustanziale al Padre, a Lui coeterno, generato e non creato, 2^ Persona della S.S. Trinità, fondatore di una nuova religione, è la controfigura creata ad arte da migliaia di mistificatori in opposizione a quel povero diavolo morto in croce dopo aver sperimentato che un regno di Dio sulla terra dove far regnare giustizia, eguaglianza, pace, fratellanza, solidarietà e benessere a tutti gli uomini era un sogno più grande di lui. Ed in effetti non è mai stato realizzato da alcun Dio o uomo fino ad oggi.
Per San Paolo la sua morte in croce non è stata una sconfitta, ma una grande vittoria di Dio fattosi uomo in Cristo per la salvezza eterna di tutto il genere umano dal peccato originale. Eppure Gesù non ha mai preteso di essere l’incarnazione di un essere divino. A un postulante che lo chiamò “Maestro buono”, rispose: “Nessuno è buono, tranne uno, cioè Dio!” (Mc 10,18).
Più convincenti sono alcune affermazioni messe in bocca a Gesù nel IV vangelo: “sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 6,38). E più avanti rincara la dose: “la parola che udite non è mia, ma del Padre che mi ha mandato” (Gv 14,28). Il testo denota un Gesù subordinato e non uguale al Padre. Questi brani del N.T. diedero esca ad alcuni Padri della Chiesa pre-niceni di elaborare la dottrina del Subordinazionismo, che la futura ortodossia nicena dichiarerà eretica. Anche Paolo è di questo parere (con un distinguo circa gli dei) quando afferma: ”E in realtà, anche se vi sono degli esseri chiamati dei sia nel cielo che sulla terra…per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene…e un solo Signore, Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo grazie a lui” (1Cor. 8,5-6). Qui Gesù è paragonato al Demiurgo, ossia al “divino artefice” di origine platonica la cui funzione era quella di plasmare la materia caotica preesistente ad immagine e somiglianza delle idee.
Per gli ebrei monoteisti assoluti l’unico Messia è stato Mosè, il cui solo obiettivo fu quello di salvare il suo popolo dalla schiavitù egizia. Nessun ebreo ha mai creduto che il loro YHWH si fosse immolato in croce; né che Allah avesse un figlio.
E’ scritto nel Corano (CXII, 1-4). “Dì: Egli è l’Unico. Allah è l’Assoluto. Non ha generato, non è stato generato e nessuno è uguale a Lui” che taglia corto con le ciance della Trinità di Dio. Al tempo di Gesù pullulavano per le strade della Palestina molti capi di sette messianiche, come più volte ricordato; quella di Gesù ebbe più fortuna se poi diede origine a una nuova religione.
“Galeotto” fu un ebreo-ellenico-nato a Tarso nella Cilicia, Saulus (lo sciancato) poi convertito in Paulus (il Piccolo) noto come San Paolo che, senza aver mai conosciuto in vita la persona di Gesù, se ne fece suo paladino.
In effetti Paolo ignora tutte le narrazioni riportate dai vangeli: le genealogie, le due natività miracolose, la Vergine Maria sua madre e Giuseppe un padre prestato, con quattro fratelli Giacomo, Simone, Giuseppe e Giuda e “sorelle”, il suo ministero terreno politico-religioso, l’arresto e il duplice processo subito. Anzi, influenzato da un passo biblico (Dt 21,23) dove sta scritto che “un impiccato è una maledizione di Dio” (e Gesù lo era) si era messo a perseguitare i seguaci della nuova setta giudeo-cristiana finché non subì la folgorazione sulla via di Damasco che lo cambiò da persecutore a fanatico seguace e difensore.
E qui mi fermo rimandando il lettore curioso al capitolo trentunesimo tutto dedicato all’Apostolo delle genti. Dopo di lui chi maggiormente ha aiutato a fare di un messia umano un vero Dio trascendente è stato l’autore del IV vangelo che la tradizione attribuisce all’apostolo Giovanni, ma gli esegeti moderni preferiscono parlare di una “Scuola giovannea” operante ad Efeso dopo la sua morte.
La funzione di questo vangelo, scritto oltre 60 anni dopo la morte di Gesù, fu quella di confortare i seguaci delle generazioni successive agli apostoli, frustrati dalle disattese profezie di Gesù sulla Parusia e sulla conclamata promessa dell’imminente fine del mondo: “Io vi dico in verità che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute”(Mc 13, 4-40).
In questo vangelo il presunto Giovanni assume il ruolo di avvocato di Cristo, vero uomo e vero Dio, messo in discussione dalle nuove sette cristiano-pagane fra cui erodiani, zeloti, esseni, battisti, gnostici, ebioniti, mandei, etc.; ma soprattutto dagli ebrei della tradizione yahvista e degli anziani della sinagoga, secondo i quali il loro dio YHWH non si sarebbe mai fatto umiliare sulla croce da quattro scalmanati; né avrebbe promesso la vita eterna quando nell’A.T. l’esistenza terrena dell’uomo si concludeva nello Sche’ol. Qui il Gesù dei sinottici molto umano scompare quasi del tutto, e al suo posto parla l’autore che esordisce con il famoso Prologo: Il Verbo fatto carne:
“In principio era il Verbo e il Verbo era Dio e il Verbo era presso Dio”, che offre la chiave di lettura di tutto il libro. Con questa formula il Messia della stirpe di Davide raggiunge l’apoteosi, facendolo autoproclamare: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”; oppure: “Io e il Padre siamo uno” (Gv 10,30) in contrasto, peraltro, a quanto affermato prima. Nel sacrificio volontario sulla croce (kenosys in greco) se fu vergogna per gli ebrei, per i cristiani ortodossi proprio qui sta la vera grandezza di Dio e la radice storico-teologica della nuova religione. Con il IV vangelo l’autore (o gli autori) aprono un solco profondo fra ebraismo e cristianesimo nascente, dove si assiste ad una polemica astiosa fra gli ebrei della tradizione yahvista e gli alfieri della nuova fede, approfittando anche –vigliaccamente-- delle tribolazioni vissute dopo la disfatta nella guerra giudaico-romana che provocò la distruzione del secondo tempio e la diaspora definitiva di quel popolo
Nel vangelo vengono registrati scontri verbali, spesso violenti e ingenerosi, del presunto Cristo divino cogli ebrei, fino ad essere espropriati della loro stessa Bibbia quando si afferma: “Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità per mezzo di Cristo” (Gv 1,45).
Il Cristo giovanneo non avvicina, ma allontana con sdegno gli ebrei dalla nuova fede quando dice: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Gli risposero: “Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?” (Gv 8,31-32). La polemica continua, e a Gesù si risponde: “Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Chi osserva la mia parola non conoscerà la morte”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto?” (Gv 8,52).
E Gesù incalza: ”Abramo vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò”. Gli dissero i giudei: “Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?”. Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, io sono” (Gv 8,56.
Un artifizio ben congegnato per dimostrare che il Gesù, messia storico, è vero Dio e vero Uomo, colui che si è incarnato, morto e risorto per la nostra salvezza. Un Dio teologico, ovvero trascendente, che farà da sostegno alla futura cristologia, la teologia ortodossa che uscirà dai concili di Nicea e Costantinopoli con la Professione di Fede dei Cristiani.
Se Giacobbe aveva usurpato la primogenitura al fratello Esaù con l’astuzia, il Gesù del Vangelo secondo Giovanni ha fatto altrettanto nei confronti di YHWH e dei suoi seguaci ebrei. I teologi cristiani hanno accusato gli ebrei di non capire le proprie Scritture o di averle falsificate (che in verità è l’opposto!) raggiungendo un risultato eccezionale, simile a quello della favola dove il bue chiama cornuto l’asino. Così gli ebrei sono stati “fottuti, cornuti e cacciati di casa”.
Giovanni, dopo Paolo, ha sovvertito la teologia dell’A.T. che aveva profetizzato un messia umano della stirpe di Davide (2 Sm 7,16), la cui missione era quella di liberare Israele e il suo popolo dall’eterna oppressione straniera, inventandosi invece di sana pianta un nuovo Dio trascendente al posto di YHWH. Inoltre, come già scritto, questo Vangelo aveva anche un altro scopo: quello di tranquillizzare i nuovi dubbiosi cristiani che si stavano disperdendo in tanti rivoli, presi dal dubbio sul Cristo dei sinottici se fosse o no il Dio Unico, Assoluto, Creatore del cielo e della terra, per una serie di promesse fatte durante la sua missione terrena, ma rimaste ancora incompiute.
In effetti, la conclamata apocalisse imminente seguita dal Giudizio universale aveva creato fra i nuovi adepti uno sgomento generale da indurre subito alla conversione in massa alla “Buona novella”, convinti di guadagnarsi una reputazione favorevole ai fini della salvezza eterna. Inoltre, la grande epidemia apocalittica aveva procurato un tale fanatismo che aveva indotto molte persone d’ogni età e sesso al martirio volontario, le cui conseguenze durano ancora oggi nell’Islam (pensate agli odierni kamikaze islamici che, imbottiti di tritolo, si fanno saltare in aria per guadagnarsi il Paradiso promesso da Allah). Ecco perché lo storico romano Tacito aveva definito i cristiani “nemici del genere umano”.
Dunque il Vangelo di Giovanni, d’accordo con Paolo, ha prodotto la scissione mai più sanata fra giudaismo e cristianesimo, addebitando agli ebrei la morte di Gesù accusandoli così di “deicidio”, dando esca all’antisemitismo viscerale dalle conseguenze catastrofiche durate fino a qualche decennio addietro. Ne ho già parlato abbastanza nei precedenti capitoli e ne parlerò nel prossimo, per cui mi fermo qui.
Chi crede che la dottrina di questa nuova religione, il cristianesimo, sia stata ispirata dall’unica parola del Dio dei vangeli è assolutamente in errore: senza la fasulla invenzione del Cristo morto-risorto e salito in cielo come “Figlio di Dio” (cfr. cap. 28), resa credibile dai tanti miracoli operati (cfr. cap. 25) questa nuova religione non avrebbe avuto sufficienti credenziali per esistere. In effetti la storia del cristianesimo ha avuto un’origine controversa e travagliata, e la sua teologia definitiva (Credo niceno-costantinopolitano) è frutto di secolari controversie, abbastanza aspre, sulla natura dl Cristo (cristologia) che sono sfociate in dottrine contrapposte, dette poi eretiche le perdenti, ortodossa la vincente.
Prima che il cristianesimo risultasse vincente ha dovuto regolare i conti con altre cristologie non meno legittime sostenute da figure di grande prestigio culturale e morale, ma vennero sopraffatte anche con la violenza fisica, un po’ come l’animale maschio elimina i rivali più deboli nella giungla del sesso.
Il primo rivale subito eliminato fu lo stesso Dio dell’ebraismo, lo YHWH di Genesi “creatore del cielo e della terra” sostituito dal Verbo Divino, il Logos di origine greca (Gv 1,3). Gli stessi ebrei vennero perseguitati barbaramente, fino a privarli di nazione, territorio, capitale e tempio in cui pregare, dispersi nel mondo, ripugnati come la peste e ghettizzati quali bestie immonde, alla faccia del Cristo dei vangeli che aveva predicato il perdono anche e soprattutto dei nemici.
Quindi l’origine del cristianesimo ha avuto un cammino confuso e tortuoso, e il novizio che si avventura ad esplorarne il mistero deve fornirsi di aspirine contro l’inevitabile cefalea. Dopo Gesù, anche Pietro e Paolo misero in guardia dai falsi profeti, convinti che loro fossero i veri. Non solo Celso, avversario dei cristiani, ma anche Ippolito era allibito dal proliferare di chiese giudeo-cristiane divulganti dottrine contrapposte sulla natura di Cristo, fonte di future eresie in cui caddero invischiati gli stessi papi (es. Zefirino e Callisto).
Cominciamo dai due riti fondamentali: circoncisione e battesimo.
Il primo fu comandato da Dio ad Abramo come segno del legame, o patto, con la Casa di Israele (Gn 17,7); e Maria, ebrea autentica, non ebbe dubbi a circoncidere il neonato Gesù, mentre il battesimo ebbe un’altra storia. Gesù aveva trent’anni quando si fece battezzare “sua sponte” da Giovanni; un rito di iniziazione per entrare nel suo movimento di conversione morale, politica e sociale. Tuttavia Gesù non battezzò mai nessuno, ed è inverosimile che abbia comandato ai suoi discepoli di farlo in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Oltre tutto la parola Trinità compare per la prima volta in Tertulliano che la definisce: tre persone, una sola sostanza.
Già Pietro e Paolo, le colonne della nuova fede, erano in conflitto con se stessi se applicare o meno tassativamente il rito della circoncisione ai gentili che desideravano entrare nella “Nuova Alleanza” di Gesù. La diatriba sfociò in un compromesso che la rendeva facoltativa per opportunismo, quello di facilitare l’entrata sempre più numerosa di adepti nella nuova religione; la quale, pur nascendo sul tronco giudaico, non impose la pratica del legalismo mosaico, composto di 613 minuziosi precetti.
Il proliferare di nuove sette religiose con dottrine divergenti o contraddittorie trovava la sua giustificazione nella mancanza di una verità univoca e comprensibile da tutti, in quanto, come ho più volte rimarcato, nei vangeli si può trovare tutto e il suo contrario. Infatti la parola “eresia”, che alle origini significava “libera scelta” o libera esegesi sia del messaggio, sia della natura del Cristo, non aveva la connotazione negativa che acquisterà qualche secolo dopo . A partire dai primi cristiani (ebioniti e nazirei) Gesù era considerato un semplice uomo con carismi divini inviato da Dio per restaurare il suo regno di pace e giustizia nella sola Israele.
Vi erano poi, come ho riferito prima, movimenti ispirati all’apocalisse di Gesù e di Giovanni che predicavano la fine imminente del mondo allo scopo di tenersi pronti moralmente e spiritualmente al grande evento: si pensi al millenarismo e al montanismo. Durante il periodo delle persecuzioni, i primi cristiani, spesso rei di non riconoscere la divinità dell’imperatore o delle divinità romane, affrontarono prigione e torture con allegria come andare a nozze, un modo per testimoniare la fede in Cristo; coloro che cedettero alla paura furono bollati come “lapsi”, ossia vili e traditori.
Intanto le varie sette cristiane sorte sul territorio dell’Impero romano sulla scia degli apostoli andavano elaborando le loro dottrine cristologiche, dando di Gesù un’immagine differente, ma nell’insieme si possono dividere in due categorie: una detta “cristologia povera”, l’altra detta “cristologia ricca”. Queste due si contesero il primato dell’ortodossia durante i primi tre secoli dell’era cristiana. La prima sosteneva che esiste un solo Dio, lui solo eterno e senza principio, mentre il Figlio è una vera e propria sua creatura, non coesistente col Padre, perché nessun figlio può avere l’età del padre o essere tutt’uno con lui.
Dunque Cristo e lo Spirito Santo sono soltanto un riflesso del Padre, ed insieme a Lui non sono affatto tre persone uguali e distinte.
La seconda tesi si oppone decisamente ed è quella risultata poi vincente nei primi due concili ecumenici di Nicea (325) e di Costantinopoli (380) più per decreto imperiale che per ispirazione divina. In effetti si giunse all’approvazione dell’a dottrina ortodossa col voto a maggioranza dei Padri conciliari. Si tratta della Professione di Fede, o Credo, riportata per intero nel capitolo trentasettesimo di questo libro.
Quello che desidero dimostrare nella Parte II di questo capitolo è che non è mai esistita una dottrina cristiana originale, coerente, unificata e scaturita dai vangeli; che esiste un gran numero di autori cristiani dalle idee divergenti e contraddittorie, di cui hanno avuto la meglio i sostenitori più forti e decisi; che la teologia cristiana ortodossa è un prodotto dell’intelletto umano giunto a maturazione attraverso conflitti ideologici, anatemi reciproci, scontri verbali e fisici con qualche morto per strada.
La vittoria del cristianesimo su tutte le altre sette religiose è frutto di una coincidenza fortunata: quella di aver trovato sulla sua strada un imperatore romano, Costantino I, bisognoso di pace religiosa fra il suo popolo in un momento cruciale per la conquista del potere. Il papato riconoscente lo definì “Il Grande”, nonostante i tanti delitti commessi in famiglia, fino a mettergli sulla testa l’aureola di Santo. Un metodo spregiudicato ma vincente, che il papato ha sempre adottato lungo i secoli della sua storia con i potenti di turno: tenerseli amici nel momento del bisogno, scomunicarli dopo e mandarli al diavolo quando non erano utili ai suoi interessi. Così è nata e cresciuta la Santa Romana Chiesa, la più grande potenza economica e criminale del mondo, temuta e riverita in nome di quel povero Cristo morto in croce.

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Venerdì, 01 Aprile 2016 18:09

Pentateuco

Il Pentateuco? Riproduzione di storie del Medio-Oriente antico

 

Per Pentateuco  si intende la Torah scritta (= Legge e dottrina) dettata da Dio a Mosé sul Monte Sinai. Si compone dei primi cinque libri dell’Antico Testamento (pentè = cinque e theucos = custodia del rotolo di papiro), ossia Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio, base teologica di tre religioni: Ebraismo, Cristianesimo e Islam.  Sul tronco dell’Antico Testamento fu innestato  il Nuovo, “abusivamente e  furtivamente”:  il primo ha per protagonista YHWH, il Padre; il secondo, Gesù Cristo, il Figlio. 

A. e N. T.  compongono la Bibbia, il libro più diffuso nel mondo,  ma anche il libro meno letto e studiato soprattutto dai  pigri credenti che si fidano della millenaria esegesi clericale.

Diciamo subito che l’Antico Testamento per gli Ebrei  si compone di trentanove libri, sette in meno  della versione cattolica, e questo è già un dato su cui riflettere. Tuttavia, il Pentateuco è la fonte d’ispirazione  di tutti i successivi   libri storici, profetici, letterari, sapienziali dell’Ebraismo, come pure degli eventi narrati nel Nuovo Testamento.

Genesi  è un concentrato  di eventi stupefacenti e meravigliosi quanto irreali e fantasiosi. E non sono neppure tanto originali, ancor meno ispirati da Dio.  In realtà le storie narrate in questo libro e nei successivi quattro sono gran parte contraffazioni del patrimonio storico-letterario di popoli molto più antichi degli Ebrei, in modo specifico Sumeri, Accadi, Babilonesi, Assiri, Egizi e Ittiti.  

Ecco  punto per punto i riscontri  extrabiblici, mitici o reali che siano.

1—La Creazione.  Tanto per essere più concreti, la Creazione del cielo e della terra (Gn 1 e 2-3) è ispirata ad un antico poema mesopotamico (XIII-XII sec. a.C.),  l’Enuma Elish,  che inizia così:  “Quando in alto il cielo non aveva ancora nome…”  che  tratta il mito della creazione e le imprese del dio Marduk. Questo poema fu trovato negli scavi di Ninive su sette tavolette d’argilla, motivo che ispirò gli scrittori ebrei a stabilire che la creazione avvenne in sette giorni. E come l’autore mesopotamico parte da un tempo primordiale da cui tutto ha avuto origine, così quello di Genesi.

2-- Adamo ed Eva.  Anche la creazione della prima coppia umana (Adamo ed Eva) in due versioni, Sacerdotale  e Jahvista, trova analogie con le modalità narrate nell’Enuma Elish: In Genesi sono gli Elohim che creano la coppia  a loro “immagine e somiglianza” (o secondo la loro specie) usando l’argilla animata dal loro  “soffio vitale”; nei racconti sumerici sono invece gli Anunnaki che immettono nell’argilla il loro sangue vitale  o forse il DNA.

3—Il Peccato originale. Il mito del Peccato originale  e della Cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden è tratto da una leggenda sumera, dove si narra che la prima donna fu indotta da un serpente a disobbedire al Creatore, mangiando e facendo mangiare il frutto proibito al suo consorte. Il documento si chiama “Il Cilindro della Tentazione” (ca. 2500 anni a.C.) oggi conservato al British Museum di Londra.

4—I Giganti nella Bibbia. Nel libro Gn 6,1-4 troviamo un popolo di giganti, i Nephilim (da nephilah = caduti dal cielo)  che vivevano  da sempre  in quel tempo e dopo, senza dirci chi sono. Tuttavia, nel libro di Numeri 13,21-33  si racconta che “Mosè manda alcuni uomini per esplorare la terra di Canaan…”  ma questi tornano terrorizzati per “aver visto i giganti figli di  Anak, della razza dei giganti e ai nostri occhi eravamo come delle cavallette…”.  Ebbene, gli Anachiti  (Anunnaki nel poema della creazione Enuma Elish) sono figli di Anu, divinità primordiale del popolo sumero-babilonese,  probabilmente “Alieni” secondo  un’ipotesi abbastanza documentata  e sostenuta da  Zacharia Sitchin.

Un altro episodio di giganti nei racconti biblici è riportato in 1° Samuele 17,48-51 durante il conflitto Israele-Filistei. Davide affronta e uccide un gigante filisteo di nome Golia.

E’ solo leggenda?  La Chiesa cattolica sostiene di no, perché Dio ne è l’autore:  “Dio dunque, il quale ha ispirato i libri dell'uno e dell'altro Testamento e ne è l'autore…”.    (Enciclica Dei Verbum, Capitolo IV). 

5—Il diluvio universale.  Anche il diluvio raccontato nei capitoli 6-7-8- di  Genesi trova la sua fonte nel poema sumero di Gilgamesh  (ca. 2000 a.C.),  perciò “niente di nuovo sotto il sole”.   Se la causa  scatenante  il diluvio biblico fu la corruzione umana, “per cui il Signore  vide che la malvagità dell’uomo era grande sulla terra…Di conseguenza il Signore fu dispiaciuto di aver fatto l’uomo  (Altro che onniscienza divina!) sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Sicché il Signore disse. “Io voglio cancellare dalla faccia della terra l’uomo che ho creato…” ebbene,  nel poema sumero non è molto diversa. 

Intanto Gilgamesh, re di Uruk, il prototipo dell’Ercole greco, è mortificato per la morte del suo amico di avventure Enkiddu.  Dice Gilgamesh: L'amico mio che amo è diventato argilla; /Enkidu, l'amico mio che amo, è diventato argilla; / ed io non sono come lui? / Non dovrò giacere pure io /e non alzarmi mai più per sempre?” (Gilgamesh, Tavola 11-- 240). Egli si domanda: “Nessuno si è mai salvato?”. Una vecchietta di nome Siduri gli dice che soltanto un uomo fu salvato dalla morte eterna dopo il diluvio: il suo nome è Utanapishtin, il Noè sumero. Gilgamesh si mette in cammino alla ricerca di quest’uomo  e lo trova:

Gilgamesh parlò a lui, al lontano Utanapishtin:

"Io guardo a te, Utanapishtin,

le tue fattezze non sono diverse, tu sei uguale a me,

tu non sei diverso, uguale a me sei tu!

Il mio animo è tutto proteso a misurarsi con te,

e tuttavia il mio braccio è inerme contro di te!

Perciò dimmi: come sei entrato nella schiera degli dei,

ottenendo la vita?". (Gilgamesh Tavola 11, 1-7)

6—Il Noè biblico-  Utanapishtin  rivela che la causa del diluvio fu dovuta al dio Enlil, adirato con gli  abitanti della città di  Shuruppak, che gli ordina di costruirsi un’arca   (come  farà YHWH con Noè):

“Uomo di Shuruppak, figlio di Ubartutu,

abbatti la tua casa, costruisci una nave,

abbandona la ricchezza, cerca la vita!” 

Il Dio  gli  ordina  perfino le misure che deve avere l’arca, come nella versione biblica: 

“La nave che tu devi costruire -

le sue misure prendi attentamente,

eguali siano la sua larghezza e la sua lunghezza”.

“Al quinto giorno disegnai lo schema della nave;

la sua superficie  era  grande come un campo, le sue pareti

erano alte 120 cubiti.

Il bordo della sua copertura raggiungeva anch'esso 120 cubiti.

Io tracciai il suo progetto, feci il suo modello”.   

E mi fermo qui.   Ora confrontate il racconto biblico: cambiano soltanto poche sfumature. Se questo non è plagio, come chiamarlo? Il paradosso è che i  teologi cattolici affermano che i racconti biblici sono veritieri, addirittura ispirati da Dio, mentre quelli extra-biblici sono soltanto miti.

Come dire: “ La Menzogna  vince e umilia  la  Verità!”. 

7—La Torre di Babele.   Anche il racconto della Torre di Babele (Gn 11,1-17) non è altro che la ziqqurat che il re di Ur Nimrod fece costruire a Babilonia intorno al 2100 a.C. in onore del dio Nanna. Quando gli  autori biblici  deportati a Babilonia (587 a.C.) la conobbero, ne furono molto affascinati ma anche scandalizzati ritenendola un’opera sacrilega per l’altezza smisurata costruita per la scalata  degli uomini al cielo, regno di Dio. Ovviamente il Signore punì tutti gli abitanti della città  per la loro superbia confondendo le loro lingue e “li disperse sulla superficie di tutta la terra”.    

8—Abramo.  E’ il personaggio  chiave di tre fedi religiose: Ebraismo, Cristianesimo e Islam, dette perciò abramitiche.  Egli compare nelle Sacre Scritture  (Gn 12) perché “vocato” da Dio: “Il Signore disse ad Abram: Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti mostrò…”.

Ebbene, la terra originale di questo patriarca è, coerentemente col nostro assunto, Ur della Caldea, antica terra dei Sumeri. La teologia cattolico-romana fa iniziare la “storia della salvezza” del genere umano, dopo il peccato originale, da questo personaggio abbastanza fantomatico perché la sua esistenza non è attestata da nessun documento storico extrabiblico. Inoltre, la cronologia biblica lo colloca verso il 2000 a.C.  quando nella terra di Canaan non esistevano ancora  dimore  di popoli civili.

D'altronde l’autore del testo apparteneva alla Fonte Sacerdotale (VI-V secolo a.C.) che scrisse dopo l’esilio babilonese, per cui è opera di pura fantasia.

Il filosofo danese Soren Kierkegaard mette in risalto il significato simbolico della fede di Abramo: “una fede senza riserve in Dio, ossia senza dubbi o calcoli d’ogni genere, quella che sta alla base delle suddette tre religioni”.

9—Mosè.  Se con Abramo inizia la  “Storia della salvezza”, con Mosè inizia la storia del popolo ebraico  liberato dalla schiavitù in Egitto.  La Pasqua ebraica, festa per antonomasia, rievoca questo evento. Però non è questo il tema, già trattato in varie forme nei miei saggi precedenti, ma i riferimenti extrabiblici della sua biografia piuttosto tortuosa. Esodo 2,1-10 narra la nascita leggendaria di Mosè. La madre ebrea “partorì un figlio e lo nascose per tre mesi. Ma non potendolo più tenere nascosto , prese una cesta di papiro, lo cosparse di bitume e pece, vi mise il bambino e lo pose nel canneto sulla riva del fiume (il Nilo). La sorellina del bambino (di sicuro Miriam) lo riferì alla figlia del Faraone: “Fu per lei come un figlio, e lo chiamò Mosè, dicendo: Io l’ho tirato dall’acqua”. 

Ebbene, ora confrontate la nascita di Mosè con quella dell’antico re akkadico Sargon I il Grande, che governò quel paese per nove anni (2294-2285). Nel testo originale parla il re in prima persona: “Sono Sargon, re forte, re di Akkad. Mia madre era una sacerdotessa (forse della dea Inanna); mio padre non lo conosco (analogia con Mosè)…Il mio paese è Azupiranu sull’Eufrate (il Nilo per Mosé). La sacerdotessa mia madre mi concepì e mi generò in segreto (= a Mosé); mi depose in un paniere di giunco, chiuse il coperchio col bitume, mi affidò al fiume che non mi sommerse (cfr. Es 2,2-4). I flutti mi trascinarono  e mi portarono da Aqqui, l’addetto a raccogliere acqua. Aqqui, immergendo il suo secchio, mi raccolse. Aqqui mi adottò come figlio e mi allevò. Aqqui mi fece suo giardiniere. Durante questo periodo la dea Ishtar mi amò. Per anni io fui re”

Eppure gli autori biblici non nominano mai i Sumeri: perché? La ragione è questa, che Sumeri erano loro stessi, discendenti dallo stesso capostipite Eber come gli Ebrei (Cfr: Gn 10). .   

10—Il Decalogo. E per finire riporto un’altra prova di fondamentale importanza relativa a Mosè e ai Dieci Comandamenti.  Mosè compare nella storia d’Israele nel libro Esodo, quando il dio biblico YHWH gli si rivela  e lo incarica di recarsi in Egitto presso la corte del faraone (innominato) affinché lasciasse liberi gli Ebrei che da secoli  erano sfruttati e oppressi. Alcuni mesi dopo la traversata del deserto, sopra il Monte Sinai  (=Oreb) il dio YHWH  avrebbe consegnato a Mosè Le Tavole della Legge, o Decalogo,  in tre momenti diversi:  (Es 20,1-17, Es 34,1-26 e Dt  5,1-21) e in tre versioni differenti  di contenuto e forma. Benché  l’evento si faccia risalire al XIII-XII,  gli autori l’avrebbero scritto a partire dal VII al V secolo a.C., questo perché gli Ebrei  dopo secoli di politeismo  abbracciarono  il  monoteismo solo dopo il ritorno dalla “Cattività babilonese” (539 a.C.); questo conferma che i contenuti della Bibbia ebraica appartengono alla tradizione orale, che come si sa non è documentata  né obiettiva.

Inoltre, i Dieci Comandamenti che la Chiesa cattolica propina ai nostri figli sia a scuola, sia al catechismo, non hanno nulla da spartire con gli originali biblici: provate a leggerli, fate il confronto e troverete decine di contraffazioni, falsificazioni e  omissioni di interi precetti. Poiché ho già affrontato il tema in un altro saggio specifico, qui mi limito  a riportare qualche esempio  eclatante. Prendo a modello Dt 5,6-21; prima il testo originale mosaico, poi in corsivo quello del Cattolicesimo:

1°-- “Non avere altri Dei di fronte a me” (a causa del politeismo imperante);

1° Non avrai altro Dio fuori di me (mistificazione del plurale Dei col singolare  Dio);

2°-- “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla Terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e quarta generazione per quanti mi odiano, ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti”. 

Questo comandamento “divino” fu abolito da papa Gregorio IV  (843 d.C.) dopo secoli di lotte  contro  le  icone (iconoclastia) a favore dell’iconolatria, dando così origini al culto delle immagini di Dio, Cristo, Spirito Santo, madonne, santi e angeli, fonte di superstizione e pietà cristiana, ma soprattutto, quello che conta, fiumi di denaro nelle banche vaticane. 

3°--  “Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore punisce con la morte per  lapidazione chi pronuncia il suo nome invano”.

Nel Catechismo cattolico  da 3° è diventato il 2° comandamento: “Non nominare il nome di Dio invano”, omettendo  però abusivamente  “punisce con la morte per  lapidazione” (troppo crudele nella bocca del Signore!!!) violando il testo sacro;

4°-- Il quarto comandamento mosaico   “Osserva il giorno di Sabato  per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato…” è diventato 3° nel Catechismo cattolico: “Ricordati di santificare le feste”, cioè tutte le feste:

5°-- Il quinto comandamento “Onora tuo padre e tua madre come ti ha ordinato il Signore tuo Dio  affinché prolunghi i tuoi giorni e sii felice sul suolo che il Signore tuo Dio ti dona” diventa 4°  nel Catechismo cattolico: “Onora il padre e la madre”;

6°--Il sesto comandamento mosaico “Non uccidere”, è conservato tale nel Catechismo : “Non uccidere”, ma diventa quinto; 

7°-- Il settimo comandamento “Non commettere adulterio” diventa il sesto, cambiando le parole: “Non commettere atti impuri”  che cambia radicalmente di significato ;

8°-- “Non rubare”. Benché conservato uguale nel Catechismo,da ottavo retrocede a settimo;

9°-- L’originale  è: “Non renderai una testimonianza falsa contro il tuo prossimo”; ma nel Catechismo: “Non dire falsa testimonianza”  diventa ottavo;

10°-- L’originale recita così: “Non desidererai la moglie del tuo prossimo; non bramerai la casa del tuo prossimo né il suo campo né il suo servo né la sua serva né il suo bue né il suo asino e nulla di quanto è del tuo prossimo”.  Poiché i teologi cattolici erano in deficit  di un “Comandamento” (avevano abolito il 2° sulle immagini) per farli diventare 10 (Decalogo significa  dieci)  che cosa fecero? Divisero in due il 10° e da uno ne fanno due in questa forma:

9°: “Non desiderare la donna d’altri”;   10° “Non desiderare la roba degli altri”.

Fatta la Legge da DIO, trovato l’inganno  dal suo Vicario, il Papa!.

Eppure Mosè, nel suo discorso di commiato (Dt 4,40 ha raccomandato al suo popolo di “non aggiungere nulla a ciò che vi comando e non togliere nulla”.  Ma ha prevalso la “longa manu” del Magistero di Santa Romana Chiesa che di Dio si serve soltanto per giustificare il suo strapotere sulla vita e sulla morte degli altri.

Tuttavia non è questo il tema del saggio, ma quello di dimostrare che anche il Decalogo è scarsamente originale, e trova risconti di contraffazioni sia nel Codice  di Hammurabi  (re di Babilonia  XVIII secolo a.C), il più antico testo legislativo  in assoluto giunto fino a noi,  sia  nel “Libro dei morti” degli antichi Egizi, come dirò.

Il Codice paleo-babilonese, composto di 292 leggi scolpite in caratteri cuneiformi su una stele in basalto scuro che oggi si conserva nel Museo del Louvre, è ispirato alla Legge del taglione, ossia “occhio per occhio, dente per dente”. Gli scribi ebrei si appropriarono di alcune parti e, con una finzione letteraria ardimentosa,  lo misero in bocca a YHWH che lo avrebbe dettato a Mosè sul Monte Sinai, che  avrebbe scolpito su tavole di pietra.  Anche  l’immagine che Esodo fornisce del profeta Mosè,  col viso rivolto verso YHWH che sta un gradino più in alto di lui su un monte, è la perfetta imitazione di Hammurabi scolpito sulla sommità della stele mentre riceve le leggi dal dio della giustizia Shamash, seduto sul trono.

Il Libro dei morti degli  Egizi è il testo più antico e completo di letteratura magico-religiosa sul destino dell’uomo dopo la morte. Precede di oltre venti secoli il “Libro tibetano dei morti “ (il Bardo Thodol)  scritto da Padma Sambhava (IX secolo d,C.) che tratta lo stesso argomento del dopo morte.

Secondo l’antica liturgia funeraria del popolo del Nilo, testimoniata dai “testi dei sarcofagi” e dalle iscrizioni sui muri interni alle piramidi, l’anima del defunto giunta al cospetto dei 42 consiglieri di Osiride che custodivano altrettante porte del Duat (l’Oltretomba) doveva pronunciare alcune formule magiche per il passaggio dall’una all’altra. Una specie di  confessione-pentimento a  discolpa dei propri peccati a domanda-risposta che gli Dei della corte di Osiride rivolgevano, secondo questo schema:

1—Hai tradito il tuo Dio Osiride con altri Dei?          R.  “Io non ho commesso idolatria”; 

2—Hai bestemmiato il nome del tuo Dio?                R. “Io non ho mai bestemmiato” il suo nome;

3--Hai partecipato alle feste in onore del tuo Dio      R. “Io non mi sono mai assentato dalle sue feste”;

4—Hai testimoniato  il falso contro i tuoi nemici?     R. “Io non ho mai detto falsa testimonianza”;

5—Hai rubato?                                                          R. “Io non ho mai rubato”;

6—Hai ucciso?                                                          R. “Io non ho mai ucciso”;

7—Hai desiderato la roba degli altri?                        R. “Io non ho mai desiderato la roba d’altri”;

8—Hai desiderato la donna degli altri?                     R. “Io non desiderato la donna degli altri”;

Ovviamente ho dovuto semplificare il testo originale per forza di cose, ma era questo, all’incirca, l’esame cui era sottoposta l’anima, o lo spirito del defunto, detto “interrogatorio in negativo”, superato il quale  s’approdava al “campo dei giunchi”, ossia il paradiso. Il sacerdote Mosè, di origine egizia, conosceva bene questi precetti, per cui fu semplice farli passare per “Comandamenti divini”, dettati da YHWH, sotto forma di ordine perentorio:

1--  Io sono il Signore Dio tu, non avrai altri Dei fuori di me;

2—Non nominare il nome di Dio invano;

3—Ricordati di santificare le feste;

4—Non dire falsa testimonianza;

5—Non rubare;

6—Non uccidere;

7—Non desiderare la roba degli altri;

8—Non desiderare la donna degli altri,

Tutti questi esempi a sostegno della tesi che gran parte dei temi trattati nel Pentateuco, come pure nei libri biblici successivi, provengono da antichi racconti e storie mediorientali di gran lunga precedenti la scrittura dell’Antico Testamento. Dunque, niente di originale nei cosiddetti “Testi sacri”, ossia dettati o ispirati da Dio.

Chiudo rifacendomi ad uno dei sette  libri  biblici  sapienziali, Qoèlet, o ’Ecclesiaste: “Nulla di nuovo sotto il sole !”, dice Salomone, e nulla di nuovo nella Bibbia. 

A distanza di secoli dagli accadimenti, gli autori dei testi biblici  per dare al loro popolo un’origine illustre attribuirono a Dio l’ordine di conquistare la Palestina, “Terra Promessa”, inventandosi la storia del “popolo eletto” e della Torah.  Lo stesso Dio, cui fu dato nome YHWH, si sarebbe schierato a fianco degli Israeliti combattendo insieme  tutte le guerre narrate dai loro scribi, facendole passare per “guerre sante”.  In effetti sono pura invenzione l’Esodo degli  Israeliti dopo una secolare prigionia in Egitto, come pure la figura di Mosè dalla biografia ambigua, o quelle di Giosuè,  di Saul, Davide e Salomone, le cui gesta sono in gran parte ignorate dagli storici extrabiblici contemporanei agli eventi, il che ci lascia molto dubbiosi.   

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