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Mercoledì, 14 Giugno 2017 14:48

Saggio bilico n. 2: rivelazione ad Abramo

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Mentre il saggio precedente aveva per argomentoi racconti mitici anti-diluviani’,  con questo secondo saggio  si entra nel vivo della presunta rivelazione ad Abramo, mitico capostipite del popolo eletto da Dio, ossia gli Israeliti (cfr. capitoli Gn 12-.50). Passato il diluvio e tornata la vita sulla Terra,  ElElyon (tradotto con l’Altissimo, un dio di grado superiore) distribuisce le terre ai  popoli attraverso i tre figli di Noè: Cam, Iafet e Sem (Cfr. Gn 10: La tavola delle nazioni). Sta scritto in Dt 32,8-9:  “Quando Elyon (ossia, l’Altissimo) divideva i popoli, quando disperdeva i figli degli Adam, egli stabilì i confini delle genti secondo il numero degli Elohim; (ogni popolo aveva il suo, come dirò).Perché porzione di Jahvè (Signore) è il suo popolo. Giacobbe  è sua eredità”.Insomma, per essere chiari, YHWH è uno dei tanti Elohim (L’A.T. ne nomina una ventina, come vedremo), ognuno dei quali  governava un popolo.  Il brano è chiaro: Elyon divide i territori della Terra ai vari popoli ognuno guidato da unEl (sing. di Elohim= tradotto con Signore),  una specie di caporeligioso, politico e militare, mentre a Jahvè tocca il popolo degli Israeliti. Ciò denota che YHWH non è un dio, ma  uno dei tanti capi-popolo con tutte le caratteristiche umane, perfino mortali (cfr. Sl 82). Ora tornando a Gn 10, l’autore  dopo aver enumerato i discendenti di Iafet e di Cam, si sofferma su quelli di Sem, antenato di tutti i Semiti, fra cui interessa Terach padre di tre figli: Abramo, Nachor e Aran.  Questi tre nomi,insieme a tanti altri ricordati, rappresentano la base antropologica non solo del popolo ebreo di cui si occupa l’A.T., ma di molti altri popoli che avrebbero occupato tutto il territorio della Palestina preistorica e della Mesopotamia.

Sistemate le cose alla meno peggio,  un El di nome Shaddai (propriamente dio della montagna o della steppa)si invola nella città di Ur  della Caldea a visitare un certo Abramo (figlio di Terach), un signore proprietario di armenti ma anche di schiavi e schiave. Dopo averlo individuato, lo chiama a quattro occhi dicendogli:  “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela / e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti mostrerò, cosicché faccia di te una grande nazione / e ti benedica e faccia grande il tuo nome, / e tu possa essere una benedizione. / Benedirò coloro che ti benediranno / e maledirò chi ti maledirà / e in te acquisteranno benedizione / tutte le tribù della terra” (Gn 12,1).Il Patriarca, senza pensarci due volte,  prende moglie, schiavi e animali col nipote Lot, figlio di Aran, e s’incammina verso la terra di Canaan,  abitata dai Cananei (i Camiti palestinesi), che il Signore aveva destinato alla sua discendenza. Entrambi, Abramo e Lot,  erano ricchi possidenti di bestiame, ma per una lite fra i loro pastori dovettero separarsi; il primo nella terra di Canaan, il secondo a Sodoma,  nella valle del Giordano. Dopo una battaglia vinta contro i nemici di Lot nella Valle dei re (Gn 14), Abramo ricevette la benedizione di Melchisedek,  re di Salem e sacerdote del Dio l’Altissimo (ElEyon), ma non si tratta di YHWH: “Sia benedetto Abram dal Dio  l’Altissimo, / Creatore del cielo e della terra!”, probabilmente Colui che aveva distribuito le terre alle nazioni (Gn 10).  Tuttavia, in seguito ad una  delle tante carestie, Abramo col suo clan deve trasferirsi in Egitto, dove  “Gli Egiziani e gli ufficiali del Faraone visto che Sara era una donna avvenente la presero e la condussero alla casa del Faraone. Intanto Abramo fu trattato bene per… causa di lei; e gli furono dati greggi,  armenti ed asini, schiavi e schiave, asine e cammelli” (Gn 12,14-16).  Si tratta di un chiaro  adulterio  a scorno del pio Abramo,  fatto “cornuto e contento”. Un’azione analoga si ripeteràa Gerar (Gn 20), quando Abramo presenta Sara al re Abimelech come sua sorella di cui si innamora. Questa volta Dio  stesso apparirà in sogno al re per avvisarlo che sta per commettere adulterio, il quale incolpevole rimprovera Abramo  per averlo  ingannato presentandogli la propria moglie come sorella: un Abramo recidivo! In seguito il Signore parlò ad un Abramo triste per non avere un  figlio, e gli disse: “Guarda in cielo e conta le stelle…Tale sarà la tua discendenza…“Abramo credette per fede, e: “Io sono il Signore che ti ha fatto uscire da Ur dei  Caldei per darti questo paese in possesso!”. Si tratta di una terra immensa dove scorre latte e miele, ossia la Palestina.  Intanto lo stesso Dio stipula un’Alleanza (la britmilà) col Patriarca che è  la seconda dopo  quella con Noé: “Ecco la mia alleanza con te: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni” (Gn 17,4) a patto che “sarà circonciso ogni vostro maschio. Vi farete recidere la carne del vostro prepuzio. E ciò sarà il segno dell’alleanza tra me e voi” (Gn 17,10). Ora la circoncisione era un’operazione crudele, praticata già prima presso alcuni popolipreistorici, ma gli autori biblici l’attribuiscono al Dio di Abramo. Il Patriarca obbedisce all’istante circoncidendo  tutti i componenti il suo clan, compreso il figlio  Ismaele avuto dalla schiava Agar col consenso della moglie Sara perché era sterile.

Se vogliamo essere realisti e sinceri si può parlare di primo caso  di  “utero in affitto”, oggi tanto deprecato dai moralisti cattolici.

Quando Abramo sentì dire “tua discendenza numerosa” dovette provare sconcerto a causa della moglie sterile, perché Ismaele come  figlio spurio nonaveva i requisiti  giusti per dare origine ad un popolo “eletto da Dio”; anche perché egli non sapeva che il Signore praticava la “fecondazione assistita” già prima che la Chiesa Cattolica la proibisse, per cui quando Sara, nella sua vecchiaia, si rivolse a  Dio per avere un figlio  tutto suo  fu uno scherzo da prete poterla esaudire; così all’età di 90 anni  partorì Isacco. Fu così che Dio promise ad Abramo quanto segue: “Alla tua razza io do questo paese, dal torrente d’Egitto fino al fiume grande, il fiume Eufrate” (Gn 15,16). Ora la descrizione vaga dei confini reali di questa Terra Promessa  ha fatto impazzire  lungo i secoli centinaia di storiografi, geografi, archeologi, politici etc. anche perché  dai racconti dei  primi testi biblici essi variano spesso. Pare che soltanto il re David  (1010-970 a.C.) sia riuscito a conquistare un territorio di tali dimensioni, tranne a dividersi in due regni dopo la morte di suo figlio Salomone: Regno di Giuda a Sud e Regno di Israele a Nord, fino a scomparire entrambi nei secoli successivi. 

Distruzione di Sodoma-Gomorra e storia di angeli.

Prima di proseguire col racconto della discendenza di Abramo, di cui si occupano  in gran parte gli autori di Genesi, ci colpisce un evento strano quanto raccapricciante: si tratta della Distruzione di Sodoma e Gomorra (Gn 19). Essa ha in anteprima  l’intervento sulla scena di tre visitatori ad Abramo e Sara mentre sostavano all’ingresso di una tenda all’ombra delle querce di Mamre (Gn 18). Chi sono?  Il testo dice “tre uomini”, ma uno di questi sarebbe stato Dio in persona perché davanti a lui Abramo “si prostrò fino a terra, dicendo: Mio Signore, ti prego…” mentre gli altri due, da quello che si dice nel racconto, erano due angeli diretti a Sodoma, come dirò. E qui sorgono due problemi di natura teologica: 1—Perché il presunto Dio perdona il fratricida Caino, e poi distrugge due città (forse cinque!) per peccati meno gravi? 2-- Chi sono gli angeli?

Alla prima domanda è difficile rispondere perché si tratta di poteri divini, alla seconda il Catechismo della Chiesa Cattolica (Sez. II Cap. I, Par. 5, art. 328) precisa: “L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione”.  Che sia “verità di fede” e non storico-razionale  non la mettiamo in dubbio come lo è tutta la Bibbia. Che la Tradizione sia unanime,  perché messa sullo stesso piano della Scrittura  per dogma, ne è la conseguenza, ma scarsamente convincente. Il testo originale ebraico li chiama “malakhim” (malakh al sing.), ma non sono affatto i messaggeri di Dio “incorporei, spirituali, dotati di intelligenza e preveggenza”.  In effetti proprio nell’episodio in questione (Gn 18,2-9) gli angeli sono uomini normali che “si lavano i piedi, si stendono sotto l’albero, mangiano un boccone di pane, focacce preparate da Sara, poi carne di vitello tenero e gustoso e bevono latte acido e fresco …”. Alla fine si recano a Sodoma, una città  dove insieme a Gomorra si praticava la perversione sessuale per distruggerla.Seguiamo il testo di Gn 19: “Quei due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto sulla porta…Non appena li ebbe visti li accolse a casa… Egli fece per loro un convito, cosse dei pani senza lievito e così mangiarono…”.altro che “incorporei e spirituali”.Salto qualche verso non necessario e vengo al punto.  Gli uomini pervertiti della città chiedono a Lot: “Dove sono  quegli uomini entrati da te questa notte? Portaceli fuori perché vogliamo abusare di loro!”. Lot li difende (ma gli angeli hanno bisogno di difesa?) dicendo: “No fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi pare, purché non facciate niente…”.  Lo immaginate Lot, re della città, scendere a simili sconci compromessi?  E Dio dov’era? Ma i sodomiti erano tanto assetati di sesso fino al punto di aggredire due angeli?  E non sono puri spiritifatti di luce? E chi di notte li aveva avvisati del loro arrivo? Chi ha scritto questa storia riteneva i suoi lettori tutti deficienti? O voleva dire qualcosa di senso diverso che  i teologi  hanno interpretato a loro modo per  tenere in piedi una dottrina morale esagerata per prevenire i credenti  a non commettere simili azioni? La teologia delle religioni monoteistiche, quella cattolica in particolare, ha sempre scaricato la colpa dei terribili eventi biblici (Peccato Originale, Diluvio, distruzione di Sodoma e Gomorra, ed altro) sugli uomini per farli sentire in colpa, ossia peccatori coscienti e bisognosi del perdono di Dio attraverso la mediazionedi Santa Romana Chiesa, eletta a tale scopo sulla terra(Es. Bolla Una Sanctam di Papa Bonifacio VIII del 18-11-1302“Nulla salus extra Ecclesiam”). Ora tornando all’episodio di Sodoma un altro passo dell’A.T. (Dt 29,22-28) ci dà un’altra spiegazione sulla causa della distruzione delle due città (ma il testo ne aggiunge altre due: Adma e Zeboim), attribuita alla collera di YHWH contro il suo popolo che aveva  tradito i patti dell’alleanza  adorando divinità  straniere (Peccato di idolatria).

Ma il racconto non finisce qui, ed ha di peggio. Gli angeli al mattino presto fanno sgombrare la città di tutti i familiari di Lot prima di essere distrutta da una pioggia di fuoco. Lot insieme alle due figlie “andò ad abitare sulla montagna perché aveva timore di restare a Zoar,  e si stabilì in una caverna. Or la maggiore disse alla minore: “Il nostro padre è vecchio e non c’è alcun uomo di questo territorio per unirsi a noi… Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui, e così faremo sussistere una discendenza da nostro padre”.Per abbreviare, entrambe fecero sesso col padre ubriaco e dormente e si fecondarono. “La maggiore partorì un figliolo e gli pose nome Moab. Costui è il padre dei moabiti d’oggigiorno. La minore partorì anch’essa un figlio e gli pose nome Ammon. Costui è il padre degli ammoniti d’oggigiorno” (Gn 19,30-38). Un esempio veramente edificante per le “Vergini figlie di Maria!”.

Una piccola riflessione: Il testo biblico dice che le ragazze erano fidanzate: “Lot uscì a parlare ai suoi generi, fidanzati alle sue figliole” (Gn 19,14). Però, era proprio necessario riportare in un testo sacro (presunto) un racconto tanto osceno che di più non si può? Eppure, l’esegesi corretta di questo brano risolveil mistero di questo racconto assurdo ma solo in apparenza. In effetti la risposta va cercata negli autori della Fonte J (jahvista) che per diffamare i popoli degli odiati Moabiti e Ammoniti che Davide aveva sottomesso ma ancora ribelli e indomiti s’inventarono la porno-scena. Nell’intenzione degli autori i due popoli sarebbero nati, per meglio disonorarli, non solo da due città come Sodoma e Gomorra punite da Dio per la perversione  sessuale dei loro popoli, ma anche da due madri tanto luride che di più non si può. 

L’A. T.  è pieno  di racconti immorali e assurdi anche peggiori di questo.

Ma tornando agli angeli (i malakhim) essi appaiono spesso nell’A. T., ma non  dimostrano mai di avere le caratteristiche spirituali che la teologia cattolica  ha voluto attribuire per dare alla Bibbia un taglio sacro.

Un altro episodio divertente quanto stravagante è quello riportato in Gn 32,23 intitolato “La lotta di Giacobbe”. Mentre il patriarca attraversava il torrente Jabbok con tutta la famiglia si scontrò con uno sconosciuto che gli impediva il guado. Ne nacque una colluttazione da cui Giacobbe ne uscì vittorioso. Chi era quello sconosciuto? Ma--pensate un poco--  Dio in persona sotto le sembianze di un angelo, il quale dopo averglichiesto il nome lo benedice con queste parole: “Non più Giacobbe sarà il tuo nome, ma Israele, perché hai combattuto con Dio ed hai vinto!”.  Il Dio dell’universo che si mette a fare il finto bullo con un uomo attempato, sposato con figli!   Che fantasia questi “ispirati” scrittori ebrei!  Sia come sia, i discendenti dei 12 figli di Giacobbe, fondatori di altrettante tribù, passarono alla storia col nome di Israeliti e non di “Giacobbiti” com’era naturale.  Ora torniamo ad Abramo e  a Sara, la quale felice di avere finalmente un figlio legittimo tutto suo cacciò via dalla sua casa  Ismaele con  la madre Agar, i quali fecero fortuna  fra gli Arabi, anche perché pure lui ebbe dodici figli (cfr. Gn 25,12-18) da cui discesero altrettante tribù che popolarono la loro penisola. Morta Sara alla bella età di 127 anni, Abramo si risposò con Chetura dalla quale ebbe sei figli, fra questi Madiandi cui incontreremo  i discendenti nel prossimo capitolo. Il Patriarca morì a 175 anni: “Lo seppellirono i suoi due figli Isacco e Ismaele nella caverna di Macpela…di fronte a Mamre. Ivi furono sepolti Abramo e Sara sua moglie” (Gn 25,8). Anche Rebecca era una donna sterile come la suocera, ma con la solita intercessione divina ottenne  addirittura un parto gemellare: Esaù e Giacobbe. Va subito chiarito ai lettori che i testi biblici, oltre  Sara e Rebecca,  citano un impressionante numero di donne sterili da sembrare una vera e propria epidemia. In effetti anche Rachele, moglie di Giacobbe, come dirò, era sterile, ma per grazia divina ebbe due figli, Giuseppe e Beniamino.  La biografia del primo è molto movimentata ed occupa ben 14 capitoli di Genesi (37-50 --La storia di Giuseppe in Egitto--), mentre la nascita del secondo  causò la morte alla madre partoriente. Fra le altre donne sterili nei racconti biblici divenute madri miracolosamente troviamo la madre del giudice Sansone (innominata) moglie di Manolach (cfr. Giudici 13);  Anna, madre di Samuele, donna tristemente mortificata a causa del marito Elkanache conviveva con un’altra donna di nome Pennina (cfr. 2 Samuele 6,5). E furono sterili anche Elisabetta, moglie del sacerdote Zaccaria e madre di Giovanni Battista,  ed Anna, madre di Maria Vergine,  moglie di Giovacchino e nonna di Gesù, detto il Cristo.

Tutto è possibile al Dio della Bibbia  per la fertile fantasia degli autori.

Ora  tornando  ad Abramo e alla sua discendenza, Isacco all’età di 40 anni, scampato al “sacrificio” voluto da Dio sul Monte Moira”, andò a cercarsi  moglie a Paddam-Aram (la Mesopotamia), “quando prese per sé Rebecca, figlia di Betuel  l’Arameo e sorella di Labano”  (Gn 25,20). Va ricordato che Betuel era figlio di  Nacor, fratello di Abramo, perciò Rebecca è cugina di sangue di Isacco.  Adesso occorre chiarire che gli Aramei erano un popolo semita, in quanto discendevano da Aram, della quintagenerazione di Sem; abitavano una regione storica menzionata col toponimo di Aram,  corrispondente all'altura posta a Nord tra il Tigri e l'Eufrate. Il centro più importante era Harran, rilevante snodo carovaniero dove un paio di generazioni prima vi era giunto Abramo con il suo clan, e lì avrebbe avuto la vocazione divina. 

Il Rabbino Capo della Comunità ebraica di Torino, Ariel Di Porto, sostiene: “Nella Bibbia antica Dio non esiste, perché YHWH è solo una divinità tribale. Quanto ad Abramo non ebbe la rivelazione di Dio, ma si trattò di una sua personale intuizione.  Solo a cominciare dal VI-V secolo a.C. iniziò un processo di rielaborazione e spiritualizzazione dei testi biblici più antichi che fece di YHWH il Dio Unico dell’Universo”.

(Forum di Milano del 6-03-2016).

Come appena ricordato Rebecca concepì due gemelli, Esaù e Giacobbe, il quale sottrasse con l’inganno la primogenitura spettante al fratello maggiore, per cui è considerato padre fondatore della nazione d’Israele(Gn 25). Esaù sposò donne straniere non circoncise perciò venne osteggiato anche dalla madre. Egli fu soprannominato “il rosso” (= Edom), per cui i suoi discendenti formarono una nazione  di nome Idumea,  la terra abitata dagli Edomiti. Questa occupava la zona a sud della Giudea e di Moab.  Giacobbe andò a lavorare presso lo zio Labano, dove s’innamorò della cugina Rachele, ma non poteva sposarla se non prima si maritasse Lia, sorella maggiore, secondo i costumi del tempo e del luogo. Poiché questa non trovava marito e Giacobbe scalpitava di mettere su famiglia, pensò bene di sposarle tutte e due (Gn 29), come  la pubblicità… del DASH: Prendi due e paghi una.Giacobbe si unì anche a Bila, ancella di Rachele e nacquero Dan e Neftali. Nel frattempo Lia fremeva, com’era giusto, d’esser madre pure lei e ne partorì ben sette (troppa grazia…), sei maschi (Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Issacar, Zabulon) e una figlia, Dina. Anche Lia permise al marito di concepire con la sua ancella Zilpa, da cui nacquero Gad e Aser.

E Rachele, la vera donna amata?  “Poi Dio si ricordò anche di Rachele, la esaudì e la rese feconda. Essa concepì e partorì un figlio e disse: “Dio ha tolto il mio disonore e lo chiamò Giuseppe” (Gn 30,23). Dopo ne partorì un secondo, Beniamino, il cui parto le costò la vita.

Come ho anticipato, la biografia di Giuseppe è un vero romanzo all’interno di Genesi; in effetti oltre ad occupare quasi un terzo di tutto il libro Genesi (14 capitoli su 50) è di importanza fondamentale per conoscere la storia antica del popolo israelita, tanto che perfino il Corano gli dedica uno spazio (SuraXII: Yusuf = Giuseppe).  Questo  ragazzo prodigioso, dopo varie disavventure provocate dagli stessi fratelli, finisce schiavo  in Egitto poi messo ingiustamente in prigione. Riconosciuto innocente e liberato per la sua profonda fede religiosa nel Dio degli avi, ma anche per le sue straordinarie doti di interpretare i sogni del faraone (innominato come tutti i faraoni citati nella Bibbia!) questi se lo sceglie come suo ministro e gli  affida alte mansioni. Fu così che riuscì a salvare da una grave carestia imperversata nella terra di Canaan, dimentico dei torti subiti, tutti i fratelli coi relativi clan, facendoli entrare nella terra del Nilo, accolti bene anche dal sovrano per i meriti di Giuseppe.Secondo alcuni calcoli, l'entrata dei familiari di Giuseppe in Egitto corrisponde all'invasione degli Hyksos, attorno al 1790-1750 a.C.  Che poi siano entrati in Egitto al seguito degli Hyksos o sfruttando i nuovi dominatori del delta del Nilo, oggi non possiamo saperlo.

Giuseppe si ricordò anche del vecchio padre Giacobbe, ormai cieco, che lo volle con sé in quella terra, il quale prima di morire  all’età di 147 anni benedisse i suoi figli (Gn 49) e profetizzò a ciascuno di loro la terra che avrebbe ricevuto in eredità.Giacobbe, fatto imbalsamare, fu seppellito  “nella caverna del campo di Macpela che Abramo aveva comperato col campo  da Efron l’Hittita come proprietà sepolcrale e che si trova in faccia a Mamre” (Gn 50,13). Giuseppe, che aveva sposato l’egizia Asenat, morì in Egitto vecchio di 110 anni, lasciando due figli, Efraim e Manasse che divennero capi tribù in Israele e occuparono la terra che sarebbe toccata agli zii  Ruben, Simeone e Levi esclusi dal padre, in quanto Ruben, il primogenito,fu sorpreso nel letto con Bila, la serva di Rachele: “non avrai preminenza perché salisti sul letto di tuo padre; allora tu profanasti il giaciglio della consorte” (Gn 49,4).  Sono esclusi dall’eredità paterna anche Simeone e Levi per la violenza spropositata sia nei confronti di Sichem, il quale aveva stuprato la loro sorella Dina ma con l’intento sincero di sposarla, sia di tutto il suo popoloinnocente dopo averlo depredato. Ciò spiega (o l’autore intende spiegare) perché Giuda  divenne primogenito benché quarto dei 12 figli prendendosi  la parte maggiore di eredità, ossia la Giudea, altrimenti inspiegabile.

Dunque, con Giacobbe si concretizza (si fa per dire!) la promessa fatta da Dio ad Abramo rispetto alla terra e alla discendenza numerosa. Tuttavia questa terra prima di conquistarla rimarrà un miraggio per molti secoli, perché  gli Israeliti divennero servi del popolo egizio e sfruttati per 430 anni, mentre il Creatore, distratto come sempre, si era dimenticato della promessa fatta ad Abramo d’una terra “dove scorre latte e miele”.

Con la Rivelazione di Dio ad Abramo  la teologia cattolica fa iniziare la storia della salvezza del genere umano, anche se gli autori ebrei dell’Antico Testamento hanno sempre negato l’esistenza diun’anima immortale, né una  seconda vita dopo la morte in un misterioso Aldilà: “Ricordati uomo, che polvere sei  e alla polvere farai ritorno”,  questa è la loro escatologia, e che dopo la morte ci aspetta lo She’ol,  una tomba materiale da cui non si fa ritorno. La storia della Rivelazione di Dio ad Abramo, secondo gli  studiosi esperti del testo  biblico, si fa risalire intorno al XX-XVIII secolo a. C., quando il popolo ebraico  non si era ancora costituito, tanto meno si era formata la sua scrittura; tuttavia i moderni studiosi accademici dei testi biblici  ritengono Abramo, come tutti i patriarchi biblici, solo figure leggendarie mai esistite. In mancanza di testimoni oculari i racconti appartengono al genere mitico-favoloso, frutto di pura fantasia di cui i teologi giudei e cristiani si impossessarono per creare  la loro religione. Prima del IX secolo a.C. gli Ebrei non ebbero una scrittura adeguata per fissare in un testo  scritto la probabile tradizione orale degli eventi più antichi,per cui non può che trattarsi di una ben congegnata finzione letteraria. I primi testi scritti dell’A.T. si fanno risalire al IX secolo a.C., ma tre secoli dopo vennero  ripresi,  riveduti e corretti in seguito alla conoscenza degli antichi libri sacri sumero-babilonesi da parte  della casta sacerdotale durante la “Cattività babilonese”  (587-539 a.C.). Fu allora che gli scribi giudei sacri e profani produssero  una vasta letteratura mitico-storico-religiosa ed etica allo scopo di dare una dignità  sacra ai loro antenati come tutti i popoli allora conosciuti, passando fra l’altro dal millenario politeismo al monoteismo assoluto, elevando YHWH da Dio tribale a nazionalee poi universale sul modello del  babilonese Marduk o di Assur, Dio degli Assiri. 

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Antonio Calcagnì

Antonio Calcagnì, è un docente in pensione da tre lustri.

Da circa vent'anni si occupa di dottrine religiose dell'area mediterranea e indogangetica, cui ha dedicato un "Trattato storico sul pensiero religioso, dalla preistoria all'Islam", ancora inedito. Dal 1980 ad oggi ha pubblicato diversi libri di poesie, alcune biografie di personaggi locali significativi (Lu 'Ngiuccu Furieri" e "Omaggio ad un Capopopolo"), poi due edizioni (2004 e 2011) della Storia di Guagnano e Villa Valdassarri. Infine "La Mia Antologia", 265 pp delle sue più belle e significative poesie scritte dal 1963 al 2013. Da questo momento si è dedicato a scrivere saggi e articoli, oltre che per Guagnano/Informa, anche per Sali-c'è; perciò a cominciare dal 1° Maggio  i lettori di Sali-c'è troveranno sul sito una rubrica personale specializzata in tematiche di dottrine religiose ma anche di grande interesse per la storia locale e dei paesi viciniori. I lettori di Sali-c'è ogni mese  troveranno tre saggi, o articoli, uno di varia cultura storico-umanistica o d'informazione attuale, altri due su dottrine religiose a partire dalla protostoria all'Islam, il cui fine non è solo quello di raccontarle e divulgarle, ma di desacralizzare i miti che stanno a loro fondamento, conducendo il lettore a ragionare sui contesti geografici, storici e sociali che li hanno prodotti o inventati. In fin dei conti, l'odierna umanità non vive nell'era della tecnologia avanzata, della globalizzazione e dell'informatica? 

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