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Sabato, 15 Ottobre 2016 15:32

LA MIA ESEGESI DELLA FAVOLA BIBLICA

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Carissimi Lettori,

LA MIA ESEGESI DELLA FAVOLA BIBLICA (commento critico ad A. e N. Testamento) sta per passare dall’edizione digitale, che molti di voi avranno letto alla rinfusa sul sito Web di Salic’è, a quella cartacea ordinata in un Libro; la data di presentazione vi sarà comunicata  quanto prima affinché ognuno di voi possa partecipare come meglio crede.

Intanto Vi anticipo l’Introduzione al testo che per me rappresenta l’essenza e la sostanza di tutta l’Opera.

Un saluto cordiale dell’Autore Prof. Antonio Calcagnì.   

 

Introduzione  dell’Autore

 

La storia di questo libro, LA MIA ESEGESI DELLA FAVOLA BIBLICA, è iniziata oltre venti anni fa, dopo un incontro casuale coi Testimoni di Geova. Ne scaturì un’interessante discussione sulla Bibbia che m’invogliò di leggerla fino in fondo; loro stessi mi fornirono una copia (Edizione Nuovo Mondo) unita a un testo esegetico che mi aiutò molto per la comprensione dei passi più oscuri e mettere così ordine  alle mie idee. Iniziai a leggerla coinvolgendo di tanto in tanto  anche mia moglie ma, al di là dell’aspetto poetico-letterario accattivante, il contenuto dei racconti, come dirò,  la lasciò piuttosto sconcertata,  tanto che, come dice Dante,  “da quel giorno  più non vi leggemmo  avante” .

In verità neppure io rimasi molto entusiasta, stando alle aspettative provenienti dalla fama secolare e mondiale di questo Libro; tuttavia non mi persi d’animo cercando di capire le ragioni di alcuni racconti assurdi e poco edificanti.

A tal fine mi procurai altri testi di supporto, con preferenza saggi critici liberi da condizionamenti religiosi,  fino a riempire interi scaffali  di libri monotematici  che troverete elencati nella Bibliografia a chiusura di tutta la trattazione. Testi che mi aiutarono a crescere in consapevolezza, allargando così l’orizzonte della conoscenza critica non solo della Bibbia, ma anche di altre credenze religiose che vanno dai sumeri agli egizi, dai greci ai romani, dal vedismo all’induismo, dal buddhismo al jainismo, dal taoismo allo shintoismo.

Continuando a studiare l’Antico Testamento  mi accorsi che molte storie ivi contenute mi lasciavano a dir poco perplesso, a cominciare dalla figura di YHWH, una divinità  antropomorfa dal “carattere bilioso”, cioè  collerico, irascibile, violento, minaccioso e vendicativo fino ad applicare la “Legge del taglione”  ad ogni peccato-reato  come lavorare di sabato o “nominare il suo nome invano”.  

La prima prova della sua natura violenta è quando punisce la prima coppia umana, Adamo ed Eva, per aver disobbedito a un  suo comando, punendola in modo sproporzionato col mitico “Peccato originale”, che comportava non solo la loro morte eterna, ma anche quella di tutta la futura umanità benché innocente.   Dopo, pur avendo creato  i nostri progenitori a “sua immagine e somiglianza”  si trova “pentito” d’averlo fatto, così “Il Signore vide che la loro malvagità era grande sulla terra e che ogni divisamento concepito dal suo cuore non era rivolto ad altro che al male tutto il giorno” (Gn 6,5), così decise di annientarla col diluvio senza pietà  neppure per i neonati. Tuttavia per garantire la sopravvivenza di tutti i viventi  (bontà sua!) offrì  a Noè, l’unica persona ritenuta  giusta, un’ancora di salvezza ordinando di costruirsi un zatterone che traghettasse  la sua famiglia insieme  a una coppia per ogni specie di animali.  Terminata l’apocalisse, ordinò ai  i tre figli di Noè, Sem, Cam e Iafet  di ripopolare la terra che, in seguito, fu  suddivisa ai loro discendenti (Gn 10). Dopo Dio, resosi conto che l’aveva fatta grossa,  promise a se stesso che non lo avrebbe fatto mai più.

Fine del primo tempo.

Ora comincia un’altra storia, che la teologia cattolica ha chiamato “Storia della salvezza” del genere umano da quel presunto “Peccato originale”; così, secondo un adagio popolare, “Chi fabbrica e sfabbrica non perde mai tempo”.  Un peccato, come dirò meglio più avanti, inesistente, pura invenzione della mente di Paolo di Tarso e fatta propria dai teologi cristiani.  La cosiddetta “Storia della salvezza” comincia con la vocazione di Abramo da parte di un Dio di nome El Shaddai (= Dio della montagna o della steppa) fatto passare da una teologia  fantasiosa e faziosa per Creatore Unico e Reggitore del mondo; ma sappiamo dal testo biblico che dopo aver promesso ad Abramo “una discendenza numerosa quanto la sabbia del mare  e una terra dove scorre latte e miele” scompare all’improvviso come un ladro di polli, così tutta la discendenza del patriarca è costretta a emigrare in Egitto  a causa di una lunga carestia che l’Onnipotente avrebbe potuto scongiurare. 

Trascorsi 430 anni di lavori “logoranti”  nella terra del Nilo, oppresso dal Faraone, il grido di dolore di questo popolo giunse fino al cielo, si che YHWH finalmente  “sentì e si ricordò della promessa” ricorrendo subito ai ripari. Chiamò Mosè e gli ordinò  di recarsi subito dal Faraone perché lasciasse libero  quel popolo in quanto “eletto da Dio”. Inizia così l’Esodo dall’Egitto verso la Terra Promessa che per gli ebrei rappresenta l’evento fondante della loro  storia  religiosa e politica, la loro Pasqua.  

Tralascio di anticipare e scoprire il contenuto di questo libro, LA MIA ESEGESI DELLA FAVOLA BIBLICA”,  non senza aver prima espresso un mio personale giudizio: Tutta la struttura narrativa della Bibbia rotea intorno alla figura di YHWH, uno dei tanti  idoli fatto passare dai teologi  come il Dio Unico dell’universo, invece non si occupa neppure di tutti i semiti o gli ebrei, ma soltanto degli israeliti. Questi discendono dai dodici figli di Giacobbe, capostipiti di altrettante tribù la cui numerosa figliolanza sarà la base etnica dello Stato di Israele.  Allora perché israeliti e non giacobbini o giacobbiti?  La risposta si trova in Gn 32,23-31. Mentre Giacobbe stava per attraversare il “guado di Iabbok” incontrò un  “angelo” che gli impediva il passaggio. Ne scaturì un’aspra  colluttazione da cui ne uscì vincitore.  Ebbene, “l’angelo” era niente di meno che Dio…in persona, il quale lo benedisse dicendo: “Qual è il tuo nome? Rispose: Giacobbe! Riprese: “Non più Giacobbe sarà il tuo nome, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e… hai vinto!”. Vi sembra ragionevole? Per la fede sì. Probabilmente Giacobbe gli avrà chiesto anche… l’autografo, ma il testo non ne parla. Del resto la Bibbia ebraica è zeppa di idiozie: Pensate a Ezechiele (4,12-15)  quando dice che “Dio gli ha ordinato di mangiare pane spalmato di…cacca”; o a YHWH che per non pestare la cacca del suo popolo ordina di farla in un buco scavato con un piolo e poi coprirla (Dt 23, 13-15); o quando Dio stesso fa sbranare 42 bambini da due orse per aver dato del pelato al profeta Eliseo (2° Re, 4,23-24).  Se non fosse che siamo stati cresciuti con l’idea che nella Bibbia c’è scritta la parola di Dio, nessun lettore la prenderebbe sul serio.  

Ma torniamo a YHWH, il Dio della sola famiglia degli israeliti, il quale dovendo fornire un territorio su cui farla abitare dopo l’uscita  dall’Egitto  ingaggia una serie di guerre di sterminio neppure dichiarate per estromettere dai loro territori i madianiti, gli edomiti, gli ammoniti, i moabiti, e tanti altri, benché  legittimi padroni e abitanti da sempre, compiendo stragi da far arrossire i militanti dell’ISIS, insieme ad altri atti vandalici. Va ricordato che questi popoli sono tutti parenti e cugini di sangue degli israeliti, perché i madianiti discendevano da Madian, figlio di Abramo e Chetura, sua seconda moglie; gli edomiti da Esau, fratello di Giacobbe; gli ammoniti e i moabiti  figli di  Lot, nipote di Abramo, e così per tanti altri. I primi 11 libri dell’A.T.  non fanno che raccontare le raccapriccianti guerre di sterminio di YHWH a capo del suo popolo; libri che Martin Noth nel 1943 chiamò “La Bibbia primaria”, ossia l’asse narrativo mitico-storico  da Abramo alla nascita dello Stato d’Israele; lo zoccolo duro su cui si si reggono  tutti i successivi racconti teologici, politici, profetici, sapienziali, poetici e letterari. 

Dopo questa sintetica presentazione ho tutte le ragioni per affermare che la Bibbia ebraica non è un libro sacro, tanto meno parla di Dio,  ma di un criminale che si occupa soltante delle beghe interne alla famiglia di Giacobbe e dei suoi discendenti, “il popolo eletto”, a danno di tutti altri. In effetti  non c’è un solo capitolo dei libri dell’A.T. dove YHWH non si dichiari “Dio d’Israele”.             

In Esodo 15 c’è un  “Canto di vittoria” per le guerre combattute e vinte da YHWH contro i popoli  viciniori,  che  così  lo esalta: “Chi è come te, tra gli dèi, Signore,/ chi come te, magnifico in santità,/ terribile in imprese,/  che fa meraviglie?”. Questo è il Dio dell’A.T., il Padre di Gesù, nostro redentore secondo i teologi cristiani. Non nascondo che l’impatto con questo libro, base di tre religioni monoteistiche, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, mise in crisi le mie convinzioni e fece crollare il mio giudizio su quel Dio,  per il quale resto ateo. Intendiamoci, io di Dio in senso Assoluto non so nulla,  come non lo sanno neppure i teologi, perciò  non nego né affermo l’esistenza: come tale sono agnostico. 

Questo è il quadro generale che mi ha fornito la lettura critica e veritiera della Bibbia: un giudizio deprimente, ovvio.   

La stessa frustrazione di chi per anni non ha mai dubitato di essere un figlio legittimo e scopre poi di essere stato adottato; giustamente si mette subito alla ricerca per trovare i veri genitori. Così pure io ho cercato certezze sulla mia personale esegesi, procurandomi una caterva di testi critici di grandi autori per trovare  conferme o smentite. Putroppo ho dovuto scoprire che l’ingenuo ero stato io, poiché da alcuni secoli era cominciata una rilettura testuale di tutta la Bibbia con metodo critico-storico-razionale-filologico che ha prodotto una vasta letteratura di livello accademico mondiale, i cui autori non solo negano che la Bibbia sia un libro sacro, ma non parla nemmeno di Dio; che da allora era iniziato un vero terremoto nel territorio della teologia ortodossa, un’inversione di giudizio divenuta esponenziale anche per quei credenti che fondano la loro fede sul Dio biblico YHWH e nel suo Figlio Gesù Cristo. 

Uno di questi autori è Mauro Biglino, esperto di ebraico antico, il quale ha tradotto 17 libri dell’A. T. per conto della Casa Editrice San Paolo, con l’autorevole prefazione di Monsignor Berretta.  Biglino ha scritto decine di libri critici sull’A.T. che vanno a ruba per la chiarezza con cui sviscera i temi più spinosi di sempre su ebraismo e cristianesimo. La sua presenza è cercata ovunque, e le sue conferenze attraggono un uditorio sempre più numeroso  e di alto livello culturale. Sostanzialmente  egli sostiene che l’A.T. non parla di Dio, perché YHWH si occupa solo del popolo di Israele. E poi la Bibbia è un libro inaffidabile perché non si conosce chi l’abbia scritto, in che lingua, dove e quando, per quale fine; inoltre, i testi  originali sono stati contraffatti dalle continue traduzioni e  da teologi faziosi che li hanno più volte manipolati per adattarli alle loro esigenze dottrinarie.

Con  questa sua tesi radicale si è tirato contro non pochi avversari e detrattori, i quali lo hanno provocato a confrontarsi con i massimi esponenti delle grandi fedi religiose scaturite dalla tradizione biblica, per  sottoporlo alla prova del nove.     

Per Biglino è stato come andare a nozze, per cui la sua stessa Casa editrice UNO EDITORI  ha organizzato un “incontro al vertice”  che si è tenuto a Milano il 6-3-2016. Hanno aderito e partecipato:

1—Mauro Biglino,  biblista laico;

2—Ariel Di Porto, Rabbino Capo della Comunità ebraica di Torino;

3—Mons. Avondios, Arcivescovo della Chiesa Ortodossa di Milano;

4—Daniele Garrone, Biblista e Pastore protestante, uno dei maggiori esperti di     

      A. T. all’interno della Confessione  valdese; docente ordinario in varie   

      università;

5—Don Ermis Segatti, Sacerdote e Docente di Teologia e Storia del Cristianesimo   

      presso la Facoltà dell’Italia Settentrionale.

Hanno reclinato l’invito i Testimoni di Geova.

La presentatrice Sabrina Pieragostini ha rivolto agli insigni relatori  quattro domande di fondamentale importanza per la teologia e la fede cristiane, alle quali hanno risposto quasi in  sintonia. Risposte di grande conforto al mio “Commento critico alla Bibbia” sviluppato in questo libro, come ogni lettore avrà modo di verificare. Qui riporto per intero le risposte alla prima domanda di assoluta importanza; parzialmente alle altre tre perché implicite nella prima. La conferenza è durata 4 ore e 22 minuti, mentre il video del resoconto si può trovare su  youtube.  M. Biglino Incontro coi teologi a Milano, 6-3-2016).

1^ Domanda: Chiedo a tutti voi, come sapete con certezza,  e non per ipotesi, supposizioni o atti di fede, dell’esistenza di Dio?  Cosa sapete su Dio? E quali sono le fonti di queste vostre conoscenze?  Risposte:

--M.Biglino: Io del Dio Assoluto non so proprio nulla, né mi interessa saperlo; la mia certezza è che non è  possibile trovarlo nella Bibbia,  perché questo libro non parla affatto di Dio;

--A. Di Porto:  “Nella Bibbia più antica Dio non esiste, perché YHWH è solo una divinità tribale. Quanto ad Abramo, non ebbe la rivelazione di Dio, ma si trattò di una sua  personale intuizione. Solo a cominciare dal VI-V secolo a.C. iniziò un processo d rielaborazione e spiritualizzazione dei testi biblici più antichi che fece di YHWH il Dio Unico dell’Universo”.

--M. Avondios: “Io non so niente di Dio, io non ho visto Dio”.

Poi rivolto al pubblico:  “Voi lo avete visto? Non lo avete visto?  L’avete visto?  Non lo avete visto. Non si può vedere ciò che non si può vedere…”. 

Alacrità generale per la grossa gaffe;  poi si corregge: “Non si può vedere ciò che non esiste”.  Fragorosarisata sarcastica, perché non si rende conto che negando l’esistenza di Dio, il suo ruolo perde di senso.

--Daniele Garrone: “Io non ho una fonte certa per dimostrarlo; nella Bibbia non esiste la certezza della presenza di Dio, ma la fiducia che in quelle Scritture sia risuonata la  voce di Dio”.  I miei amici fondamentalisti pensano di rendere un servizio a Dio utilizzando le Scritture”. Ammette poi che molti racconti sono mitici, con grande stupore del pubblico che sente crollare il dogma della Chiesa cattolica “Tutta la Bibbia è parola ispirata da Dio”.

--Don Ermis Segatti: “Bisogna togliere la certezza su Dio, perché se noi  avessimo la certezza, saremmo noi Dio!”.  Dunque se su Dio non ci sono certezze, come conseguenza la Bibbia non dice il vero su Dio, o essa non ne parla affatto.  

Alla domanda se la Bibbia va letta in senso allegorico, D. Garrone ha risposto:

La Bibbia non va letta in senso allegorico, perché così facendo si cercano significati spirituali là dove non ci sono, come hanno sempre fatto i teologi cattolici su cui hanno costruito la loro religione”; e aggiunge fra l’altro che: “Il serpente non è Satana”;  che “in  epoca persiana YHWH fu tradotto con Adonai (il Signore) facendolo passare, a scopo propagandistico, da Dio nazionale a Dio universale”.  D’accordo tutti gli altri esponenti.

4^ D.  Come sappiamo che è davvero esistito un peccato originale e che le conseguenze hanno colpito l’umanità intera?

--M. Biglino: “Nell’A.T. non trovo un peccato originale, né una colpa da determinare una macchia all’interno dell’umanità. L’idea di Paolo non va cercata qui, ma è un prodotto della successiva elaborazione della teologia”.

--A. Di Porto conferma la tesi di Biglino.

--D. Garrone: “Poiché nel mondo è sempre esistito  il Male, l’uomo si domandava: E se la colpa è nostra?  E’ nato così il  mito del Peccato, ma la fonte è babilonese”.   

--D.E. Segatti, sac. cattolico,  è ancora più critico: “La teologia cattolica ha esercitato attraverso il Peccato originale un maneggio su Dio fuori misura. Hanno deciso il destino dell’umanità con una leggerezza mentale preoccupante (scroscio di applausi assordante). Le conseguenze catastrofiche sull’umanità sono state ampiamente sconfessate, purtroppo usate in teologia”.

A queste risposte Biglino gongola e incalza: “Allora perché nelle chiese e nelle sinagoghe  nascondete la verità, e non dite chiaramente queste cose ai fedeli?”.

L’unico a rispondere è stato il prof. Garrone, sostenendo che queste cose le va dicendo da sempre, anche ai seminaristi aspiranti pastori.

Gli altri tre silenzio assoluto.

La ragione è  che se dovessero raccontare la VERITA’ secondo la quale:

—L’Antico Testamento non è un testo sacro--

--L’A.T. non parla di Dio l’Assoluto,  perché YHWH è solo un fantomatico Dio di   

    Israele--

--Che il  Peccato originale è pura invenzione di San Paolo-- dovremmo giustamente  chiederci, come fa M. Biglino: “Se manca il mandante (Dio), e se manca il movente (il Peccato originale), Gesù chi lo ha mandato? E a fare che cosa? Ossia, a redimerci e salvarci da quale peccato?”.  Crollerebbero tutte insieme le volte delle  sinagoghe e delle chese cristiane dove si celebrano i culti fasulli di due religioni, ebraismo e cristianesimo,  di origine biblica costruite sulla menzogna.  La deduzione logica è che  esiste una doppia  verità: una per i vertici delle gerarchie ecclesiastiche e degli insigni  professori universitari,  che non possono mentire sapendo di mentire; e una verità  di comodo per i “poveri di spirito” altrimenti definiti  “il gregge del Signore”.   Dopo questa lunga nota introduttiva desidero subito chiarire ai lettori perché ho definito “Favola biblica” i “testi sacri” dell’Antico e del Nuovo Testamento. Ebbene, come i favolisti fanno raccontare alle bestie le  loro convinzioni ideologiche, così gli autori biblici hanno fatto dire a un Dio immaginato le loro convinzioni religiose sulla vita e sulla morte.  La presenza del divino nella Bibbia è soltanto una finzione letteraria, come lo è nell’Iliade e nell’Odissea.

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Antonio Calcagnì

Antonio Calcagnì, è un docente in pensione da tre lustri.

Da circa vent'anni si occupa di dottrine religiose dell'area mediterranea e indogangetica, cui ha dedicato un "Trattato storico sul pensiero religioso, dalla preistoria all'Islam", ancora inedito. Dal 1980 ad oggi ha pubblicato diversi libri di poesie, alcune biografie di personaggi locali significativi (Lu 'Ngiuccu Furieri" e "Omaggio ad un Capopopolo"), poi due edizioni (2004 e 2011) della Storia di Guagnano e Villa Valdassarri. Infine "La Mia Antologia", 265 pp delle sue più belle e significative poesie scritte dal 1963 al 2013. Da questo momento si è dedicato a scrivere saggi e articoli, oltre che per Guagnano/Informa, anche per Sali-c'è; perciò a cominciare dal 1° Maggio  i lettori di Sali-c'è troveranno sul sito una rubrica personale specializzata in tematiche di dottrine religiose ma anche di grande interesse per la storia locale e dei paesi viciniori. I lettori di Sali-c'è ogni mese  troveranno tre saggi, o articoli, uno di varia cultura storico-umanistica o d'informazione attuale, altri due su dottrine religiose a partire dalla protostoria all'Islam, il cui fine non è solo quello di raccontarle e divulgarle, ma di desacralizzare i miti che stanno a loro fondamento, conducendo il lettore a ragionare sui contesti geografici, storici e sociali che li hanno prodotti o inventati. In fin dei conti, l'odierna umanità non vive nell'era della tecnologia avanzata, della globalizzazione e dell'informatica? 

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