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Mercoledì, 20 Novembre 2013 09:13

RISCHIO IDROGEOLOGICO: TRA CATASTROFI E RESPONSABILITA’

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Alcuni parlano di “tropicalizzazione” del bacino mediterraneo, altri ancora azzardano ipotesi complottistiche racimolate dal web sulla manipolazione artificiale del clima (progetti HAARP, ecc). Sta di fatto, comunque, che la frequenza con cui si registrano casi estremi di pioggia – il cosiddetto periodo di ritorno - sta aumentando sempre più negli ultimi anni, specie nel periodo autunnale. Messina, Genova e, oggi, gran parte della Sardegna rappresentano non solo degli esempi, ma soprattutto le ennesime pagine tristi del nostro Paese.

 

Il rischio idrogeologico, però, non viene solo dalle precipitazioni. Altri fattori che causano dissesto sono, infatti, il disboscamento e la cementificazione del suolo.

Lo sappiamo tutti che l’apparato radicale delle piante assorbe l’acqua e rafforza i pendii, sappiamo anche che la cementificazione impermeabilizza il terreno; eppure il consumo incontrastato del suolo continua a rappresentare l’unica logica urbanistica ed economica dominante. Abbiamo i centri storici abbandonati a sé stessi tra mancanza di riqualificazione e assenza di politiche che ne incentivino il ripopolamento, eppure in molti piani urbanistici si continua a lottizzare nelle periferie e a consumare ettari ed ettari di suolo.

L’urbanizzazione sfrenata ha eroso dal 1985 ad oggi ben 160 km di litorale. I numeri recentemente pubblicati nell’Annuario dei Dati ambientali 2012 dell’ISPRA parlano chiaro: se in Italia per oltre 50 anni si sono consumati in media 7 mq al secondo di suolo, oggi se ne consumano addirittura 8 mq al secondo. Significa che ogni 5 mesi viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli e ogni anno una pari alla somma di quelle dei comuni di Milano e di Firenze.

Poi c’è la cementificazione abusiva, quella che alla fine viene approvata attraverso condoni e Conferenze dei Servizi al posto di essere abbattuta, che è ancora più dannosa. L’abusivismo non rispetta le regole alla base della pianificazione e spesso ricade in zone fatali, come lame carsiche o canali, occludendo i naturali percorsi dell’acqua. È stato già riscontrato che, a monte di alcune catastrofi, vi era proprio l’abusivismo.

In tutte le testate giornalistiche si sono potute osservare foto di smottamenti, auto sommerse e strade distrutte nella giornata di ieri. Non sono mancate anche le immagini salentine, da Gallipoli a Manduria.

La foto che vi propongo però va in controtendenza, è stata scattata nei pressi di Torre Uluzzo (Nardò) nella stessa mattinata ma non riporta alcun disastro, anzi. Essa riporta il naturale ruscellamento dell’acqua tra le lame carsiche quando non trova ostacoli lungo il suo percorso. E pensare che qualcuno vorrebbe “abbellire” proprio quest’area con un “fantastico” villaggio turistico…

Daniele Perrone

 

Letto 581 volte Ultima modifica il Mercoledì, 20 Novembre 2013 17:41

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Daniele Perrone

Collaboratore Salic'é. Appassionato di urbanistica, di
politica, di ecologia e di tutte quelle pratiche virtuose che valorizzano
l'efficienza e la tradizione di un territorio.

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